La Nuova Ferrara

Banksy, la street art e i Diamanti L’artista l’ha disconosciuta ma in parete solo opere autentiche

samuele govoni
Banksy, la street art e i Diamanti L’artista l’ha disconosciuta ma in parete solo opere autentiche

A Genova più di 40mila visitatori, a Ferrara accoglienza controversa. Sarà un viaggio nel suo mondo 

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Domani è già qui, anzi dopodomani. Nelle sale di Palazzo dei Diamanti procedono febbrili i preparativi per la mostra che sarà presentata ufficialmente domani e aperta al pubblico da sabato. “Un artista chiamato Banksy”, titolo del discusso allestimento che sta dividendo Ferrara, arriva da Genova. La mostra, che ha fatto 40mila spettatori e ha creato un vero e proprio interesse in città per la street art, tanto che nel capoluogo ligure sono spuntate scie banksyane e si stanno programmando nuove rassegne a tema, arriva nel palazzo di corso Ercole I d’Este con tutt’altra accoglienza. Ma più che il contenuto della mostra a far discutere sono le modalità di arrivo, le “strategie di comunicazione” scelte. Oltre al fatto che l’artista stesso l’abbia disconosciuta. Di fatto, a 48 ore dal taglio del nastro di “Un artista chiamato Banksy”, si sa ancora molto poco. Certo l’effetto sorpresa può incuriosire, ma può anche insospettire i possibili turisti. Soprattutto su una piazza come quella ferrarese in cui si era abituati a mostre costruite pezzo per pezzo da Ferrara Arte che, pur avvalendosi della collaborazione di esperti esterni, rimanevano comunque un prodotto cittadino dalla A alla Z. Questa volta è diverso.

la mostra

Le 130 opere che saranno esposte provengono da collezioni private ma l’artista si è chiamato fuori. Ha definito “fake” la mostra a lui dedicata, così come ha disconosciuto quella di Genova (ma solo in un secondo momento), reazione che ha lasciato quantomeno perplessi i curatori visto che prima di Genova c’erano state Firenze e Roma e nulla era andato storto. Anche qui, come nei casi precedenti, i diktat dell’artista sono comunque stati rispettati: nessun gadget, nessun rifacimento e prezzi popolari. Le opere in mostra hanno tutte il marchio di autenticità e perciò, fake sì, ma fino a un certo punto. «Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi, ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale - spiega Gianluca Marziani, curatore della mostra insieme a Stefano Antonelli e Acoris Andipa - Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera».

Un percorso espositivo che dà conto della sua intera produzione: vent’anni di attività che iniziano con i dipinti della primissima fase della sua carriera, fino agli esiti dello scorso anno con le opere provenienti da Dismaland, come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone. Ci sono poi gli stencil e, ovviamente, le serigrafie che Banksy considera vitali per diffondere i suoi messaggi. Non sarà solo l’occasione per vedere da vicino e dal vivo immagini entrate nell’immaginario collettivo ma anche per tratteggiare un percorso biografico e artistico del più sfuggente artista e performer degli ultimi trent’anni.

controcorrente

Per Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, «produrre, aprire e visitare questa mostra dedicata all’approfondimento e alla conoscenza dell’opera dell’artista più controcorrente su scala globale, nei primi giorni della fase due è un atto di amore, di coraggio e di speranza nei confronti del valore dell’arte e della cultura, dopo mesi di dolore e di difficoltà».

Sicuramente l’allestimento, che sarà visitabile fino al 27 settembre, segna quantomeno uno spartiacque nella storia di Ferrara Arte. Per le modalità con cui è stata installata la mostra, ma anche per i suoi contenuti “lontani” dai classici di Palazzo dei Diamanti. Marziani e Antonelli proseguono: «Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità, l’autorialità e soprattutto la verità dell’opera tratteggiando una nuova visione sulla relazione tra opera e mercato, istituendo, di fatto, un nuovo statuto dell’opera arte, una nuova verità dell’arte stessa, ovvero l’opera originale non commerciabile». Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol, con il suo approccio seriale e l’uso sistematico della serigrafia.

BANKSY PENSIERO

I rumors intorno ad essa sono tanti. C’è già chi annuncia un boicottaggio e dice che non andrà alla mostra perché «le opere di Banksy nascono libere e si ammirano sui muri», ma c’è anche chi non vede l’ora di godersi, sala dopo sala, ciascuno delle opere e degli articoli presenti per immergersi totalmente nel Banksy pensiero. Palazzo dei Diamatni sarà aperto tutti i giorni dalle 11 alle 21, 2 giugno e 15 agosto compresi. Per info: 0532.244949. —

samuele govoni

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