La Nuova Ferrara

Banksy, la strada e il ’500 A Ferrara l’artista diventa rinascimentale

giovanna corrieri
Banksy, la strada e il ’500 A Ferrara l’artista diventa rinascimentale

Poetico, provocatore e geniale: l’uomo senza volto di Bristol celebrato a Palazzo dei Diamanti La mostra segna la ripartenza della cultura in città. L’assessore Gulinelli: «Siamo stati bravi» 

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LA MOSTRA

A Palazzo dei Diamanti Banksy diventa… un artista del Cinquecento. La mostra “Un artista chiamato Banksy”, visitabile da oggi fino al 27 settembre, è infatti “un’analisi critica” dello street artist inglese che viene trattato, anche nell’allestimento teso ad esaltare ogni singola opera, come fosse Michelangelo, Leonardo da Vinci o Raffaello. Del resto i soggetti delle opere di Banksy sono spesso centrati e facilmente incorniciabili, sostengono i curatori, e hanno una valenza sociale e politica, come spesso le opere cinquecentesche. Nelle intenzioni è dunque una mostra classica che ben si sposa con un contesto solo apparentemente anacronistico.

work in progress

Una mostra, poi, che va formandosi e il cui percorso espositivo si arricchirà verso metà giugno di un’ulteriore opera che, questo l’unico indizio, unirà cultura e sport. Presenti già ora invece dipinti, serigrafie, poster da collezione, rare t-shirt, copertine di dischi in vinile e opere provenienti da Dismaland, come la scultura Mickey Snake, Topolino inghiottito da un pitone, tutto per raccontare la ventennale carriera di Banksy, tra frasi estrapolate dai suoi libri e riprodotte, e una selezione di video che forniscono una panoramica del lavoro dell’artista. Il percorso si apre con il Self-Portrait del misterioso writer, «nessuno conosce il suo volto e questa è l’unica opera che si avvicina ad un identikit», dice il curatore Gianluca Marziani; c’è poi la stanza di uno degli animali più significativi delle opere di Banksy, il topo, con Lab Rat, o la serigrafia su carta di Love Rat.

SALA DOPO SALA

E proseguendo nel percorso si affronta il tema dell’adolescenza, con le serigrafie Virgin Mary, Bomb Love o Nola, ma anche quello del controllo sociale, della violenza e dell’antimilitarismo, espresso in Happy Choppers (2003) con l’elicottero d’assalto infiocchettato: «Si tratta di lavori appartenenti al periodo che vede Banksy impegnato a costruire il suo immaginario», racconta Marziani. In mostra anche la famosa serigrafia Love is in The Air e l’immagine forse più popolare, Girl With Balloon, a cui è stata dedicata un’intera parete. Ma «ogni lavoro ha un’energia autonoma e spazio in mostra – specifica Marziani – per far sì che lo spettatore crei un dialogo personale con la singola opera» e l’allestimento, aggiunge il presidente dell’associazione MetaMorfosi Pietro Folena, «le esalta in un percorso estetico ed etico che permette il giusto approfondimento». L’idea di fondo di questa mostra, del resto, è «portare a Palazzo dei Diamanti l’artista più lontano dal mercato e meno musealizzato – continua Folena – ma con un’operazione critica, trattando questo artista con la stessa cassetta degli attrezzi della critica con cui si trattano gli artisti classici».

IL GRANDE FAKE

Anche se in questo caso si parla di uno dei massimi esponenti della street art, e comunque con solamente a questa ascrivibile: «È un regista candidato agli Oscar, che ha scritto libri – sottolinea il curatore Stefano Antonelli – è un artista che non annoia, che crea controversie e che cambia le regole», che bolla come fake la mostra ferrarese «perché non autorizzata come tante altre, e non perché le opere siano false», precisa il curatore. «L’artista non è coinvolto», come testimoniano anche le mail scambiate dai curatori della mostra con l’entourage di Banksy. Contrario peraltro agli oggetti di merchandising che, infatti, nel bookshop non si troveranno. Unica possibilità di acquisto, due infografiche prodotte dai curatori che sintetizzano i rapporti di Banksy con altri artisti e i luoghi e le tappe cronologiche della storia artistica del writer, e che si trovano esposte in mostra. Dove si può ammirare anche l’unica opera dell’artista acquistabile, a circa 150 euro, ma solo recandosi… a Betlemme: si tratta di Walled off Hotel Box set, dei bambini che si divertono su una giostra che in realtà è una delle torri di guardia presenti lungo il muro di separazione in Cisgiordania. «Una delle poche o l’unica mostra in Italia che apre, e non riapre dopo i mesi di blocco causa emergenza sanitaria», rivendica l’assessore alla cultura Marco Gulinelli, perché al di là «delle linee guida per la riapertura che tardavano ad arrivare, siamo stati bravi, tutto è stato preparato in pochi giorni e questa mostra è un segnale di ripartenza».

RIAPERTURE

Ripartenza che «non deve diventare una pura corsa agonistica, una gara a chi apre prima ma deve essere di qualità e garanzia soprattutto per le persone che entrano in mostra», è la risposta di Gulinelli a chi gli chiede dei ritardi nelle aperture dei luoghi culturali ferraresi. Guardando però al 15 giugno e al prossimo spettacolo già fissato al Comunale «cercheremo di essere fra i primi a riaprire i teatri, la cui ripartenza comunque viaggia ad un’altra velocità grazie anche alle linee guida collaudate dei musei. Poi però voglio vedere – è la provocazione dell’assessore – se ci danno un premio». —

giovanna corrieri

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