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a confronto 

Dalla plasticità ellenica alla riproduzione di forme Gli infiniti volti dell’arte

MICAELA TORBOLI
Dalla plasticità ellenica alla riproduzione di forme Gli infiniti volti dell’arte

Nelle sue opere l’autore inglese rivisita tecniche e storia Così il lancio dei fiori sostituisce quello di un giavellotto

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l’analisi

Banksy, al di là del “booster” dato dalla nebbia molto inglese che ne circonda e nasconde l’identità, può essere compreso dagli indizi che semina, proprio come fanno i profilers che studiano i criminali. Fin dal nome d’arte, che sulle prime rimanda a mister George Banks, il padre rigido (ma poi si ammorbidirà) dei bimbi affidati a Mary Poppins: il film Disney è del 1964. Il percorso evolutivo di Banks da bancario tutto d’un pezzo a uomo più aperto è una assenza affettiva che muta e apre gli occhi. Bank/ Banks / Banksy?

influenze

Gli anni ’60 e ’70 del Novecento sono alla base di molte creazioni di Banksy. Ad esempio, il suo celebre ratto (riprende gli spunti del collega Blek le Rat, ovvero il francese Xavier Prou, classe 1951) che regge un cartello con la scritta che tradotta dice “Fuggi finché sei in tempo”, porta un medaglione con il simbolo pacifista tipicamente anni ’60. Esso fu creato nel 1958 da Gerald Holtom, ma esplose – è il caso di dirlo – legandosi alle campagne antinucleari del decennio successivo. È possibile che questi appigli ci informino su una base anagrafica diversa di quanto percepito riguardo Banksy e più lontana nel tempo. Sarebbe comunque solo una tessera del puzzle. Se si osserva Sales End Today, una composizione del 2005 altamente drammatica, si scorgono rimandi ai grandi compianti protorinascimentali padani, come quelli di Nicolò dell’Arca o i capolavori di Guido Mazzoni. Così almeno pare agli occhi italiani. Magari invece il riferimento principale si collega ai maestosi monumenti borgognoni di Claus Sluter (1340-1405), dove si stagliano incappucciati Pleurants, piangenti appunto, come sulla tomba di re Filippo l’Ardito nella Certosa di Digione. Nordico, gotico, noir, oppure italiano, teatrale. Magari entrambe le cose. Con Banksy non si sa mai come restringere il campo. Banksy ha interesse anche per l’arte classica, questo lato dovrebbe illuminare sulla sua educazione di base.

l’amore è nell’aria

Il famoso Love is in the air del 2003, in cui vediamo un giovane che lancia verso un invisibile avversario un mazzo di fiori anziché un sasso o una granata, coniuga diversi aspetti della visione banksyana. L’atto dinamico ricalca la statuaria classica, ad esempio lo Zeus di Capo Artemisio del Museo Archeologico Nazionale di Atene (480 a. C.), o molti altri capolavori in cui una figura maschile scaglia un giavellotto o una lancia, senza scordare il tema di Davide che sconfigge Golia con una semplice ma micidiale fionda-frombola. A parte le innumerevoli letture socio-politiche date dalla prima versione dell’opera, che da sole possono riempire un libro, va detto che il paratitolo, Flower Thrower (Lanciatore di fiori) richiama il Flower Power, la filosofia pacifista hippie dei ’60. Peraltro, Love is in the air fu una hit di John Paul Young del 1977.

passato e presente

Get out while you can è un brano del 2015 di James Bay, forse ispirato all’opera di Banksy di un decennio precedente. Intrecci, scambi, impertinenze. Un discorso più tecnico potrebbe riguardare l’uso che Banksy fa dello stencil. Chi fa bricolage lo conosce bene: ovviamente ben di rado in casa si ottengono risultati artistici di tale livello. Nella grande pittura è un uso antico, durante il Medioevo i “patroni” (simili a stencils) aiutavano a velocizzare il lavoro replicando le forme di base poi arricchite di particolari diversi per variarne l’aspetto. Chiunque sarebbe curioso di vedere con i propri occhi come vengono usati gli stencils banksyani: invitiamolo ad una performance ferrarese, chissà che non accetti. —

MICAELA TORBOLI

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