La Nuova Ferrara

Fari accesi su Palazzo Schifanoia L’arte dell’illuminazione e il nuovo volto del Salone dei Mesi

giovanna corrieri
Fari accesi su Palazzo Schifanoia L’arte dell’illuminazione e il nuovo volto del Salone dei Mesi

Ferrara, inaugurata “L’oro degli Estensi” con monete preziose e oggetti di vita quotidiana

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Tre mesi or sono il lockdown frenava bruscamente lo slancio dell’amministrazione verso la riapertura di Palazzo Schifanoia, rendendo vana anche “la prepotenza che mi ha fatto collegare al nome dei Duchi” del presidente di Ferrara Arte Vittorio Sgarbi, che allora aveva insistito perché l’inaugurazione fosse il 12 marzo in coincidenza con la mostra sul Polittico Griffoni a Bologna.

FERRARA-BOLOGNA

Ferrara doveva mostrarsi alla pari della città felsinea dove peraltro Francesco del Cossa, l’artista attorno al quale in fondo ruota l’esposizione con cui si inaugura oggi la riapertura di Schifanoia, era arrivato solo dopo un mancato riconoscimento al proprio lavoro da parte di Borso. E poco importa a questo punto se la difficoltà di ripresa ferrarese ha scombinato le date, con palazzo Fava che ha tagliato il nastro già il 18 maggio. Sarà la nuova illuminazione del Salone dei Mesi, fatta di led finora inesistenti, a bilanciare i ritardi, e la mostra sugli ori degli Estensi, a rilanciare Schifanoia «che resta comunque più importante del Polittico», dice Sgarbi. Il fulcro del percorso espositivo Schifanoia e Francesco del Cossa. L’oro degli Estensi, visitabile dalle 10 di oggi e fino al 13 settembre, è quindi il Salone dei Mesi teso ad esaltare, nella decorazione, l’età d’oro che Ferrara visse sotto Borso.

LA PRESENTAZIONE

Svetta il nome di Francesco del Cossa fra coloro che affrescarono le pareti della sala ma accanto a lui ci furono altri, il diciottenne Ercole de Roberti, per esempio, «il genio assoluto scoperto dall’occhio di Roberto Longhi» ricordava ieri Sgarbi in conferenza stampa, «una pantomima comica all’aperto dopo quello che dice Zangrillo» considerava il critico fra abbracci e strette di mano dimentiche di ogni tipo di restrizione da Covid, e rigorosamente senza mascherina. Abolita da lui ed altri in giardino, nonostante l’ancora valida ordinanza del sindaco, così come all’interno del palazzo, dove i visitatori potranno entrare a gruppi di 15 ogni 30 minuti, solo da oggi però. Ieri la “navicella per navigare nel mondo di Borso d’Este”, il Salone dei Mesi per lo specialista in lighting design Alberto Pasetti, era più affollata. Avrà giocato l’oscurità della stanza, necessaria per abituare l’occhio del visitatore e per fargli cogliere poi tutte le infinite performance di luce capaci di inquadrare, mettere in risalto e riprodurre perfettamente tutte le varie cromie dei Mesi affrescati.

«Con questa nuova illuminazione i fasti del passato potranno finalmente risplendere – ha detto Pasetti –. All’inizio pensavo fosse una missione impossibile visto che gli affreschi erano impacchettati per il restauro e si sarebbe dovuto lavorare al buio in una dimensione di non contatto diretto con la realtà. Ma in questo luogo ora si può immaginare quella che doveva essere la visione di Borso d’Este. La luce oggi non è solo funzionale, siamo andati oltre e abbiamo sfidato la fisica ottica con una tecnica pionieristica che inaugura l’inizio di una nuova era per la fruizione dei beni artistici e culturali».

SGUARDI DIVERSI

I “giochi di luce’’ saranno a disposizione delle guide turistiche che non dovranno più indicare col dito un particolare: lo si potrà selezionare e inquadrare con la luce dal tablet. E saranno mostrati in occasione di eventi di particolare richiamo. La Sala sarà invece perennemente illuminata da una luce studiata per “colpire” a giorno gli affreschi.

Con l’esposizione sugli ori Schifanoia diventa poi “un museo che si mostra” diceva il curatore dei Musei di arte antica, Giovanni Sassu, riferendosi alle collezioni civiche e a quelle private ora nel Palazzo e che rievocano i fasti dell’epoca Quattrocentesca quando la corte era alla ricerca di magnificenza. Attraverso monete d’oro ma anche oggetti di vita quotidiana del passato come i piatti in ceramica graffita.

IN PARETE

Tutto esposto fra la sala delle virtù e quella delle Imprese, insieme alla Bibbia certosina ornata da Guglielmo Giraldi e alle sculture di Antonio di Cristoforo e di Domenico di Paris, di cui è atteso nei prossimi giorni un tabernacolo a completamento del percorso. In mostra anche la Pala Grossi di Giovanni Antonio Bazzi “che rappresenta una propaggine di Francesco del Cossa”, diceva Sassu. Si riparte, dunque, «alla grande – considerava l’assessore al turismo Matteo Fornasini –; la nostra città può rinascere e questo è un momento di grande emozione. È una tappa fondamentale di un percorso che proseguirà con un’estate piena di iniziative». —

giovanna corrieri

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