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Verde secondo Dosso Il colore splendente nelle opere d’arte dal pittore ferrarese

Micaela torboli
Verde secondo Dosso Il colore splendente nelle opere d’arte dal pittore ferrarese

Rinascimento e classicismo si intrecciano nell’Apollo musico L’opera fu commissionata da Laura Dianti: oggi è a Roma

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Colore splendente, questo in origine il senso di “verde”. I latini lo legavano al vitale verdeggiare. I verdi variano nella storia delle sensazioni e dei simboli. Positivi e negativi, mai univoci. Il verde era squillante nei quadri ferraresi a tempera del ’400, prima che si usasse la tecnica dell’olio, quando sorsero problemi: era più instabile sul supporto, sia che si usasse un verde puro come la pregiata malachite tritata, o l’unione di pigmenti, specie blu azzurrite e gialli.

COLORI

La Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer spicca su uno sfondo quasi nero, però recenti analisi dicono che in origine la quinta era formata da una tenda verde. A Ferrara Dosso Dossi (1468-1542) declina i verdi in toni caratteristici, per definire stoffe, e gli ariosi suoi paesaggi: così nell’Apollo della Galleria Borghese di Roma del 1525 ca. Il dipinto si trova sempre come Apollo e Dafne, ma la figurina della ninfa, amata invano dal dio, e trasformata in alloro nella fuga per scampare alla violenza, appare piccola e lontana, quasi senza importanza. Sempre che si tratti di Dafne. La scena non coglie, come prevale, l’attimo del tentato stupro. Forse si può azzardare che si tratti invece di Latona, madre di Apollo, incinta di Giove, e fuggente dal terribile serpente Pitone, incaricato di ucciderla dalla gelosa Era. Latona vagò poi disperata, perché la maledizione di Era le impediva di partorire sulla terraferma, e si sgravò solo quando raggiunse un’isola galleggiante. Qui nacquero i gemelli Apollo ed Artemide.

L’OPERA

L’Apollo musico del Dosso pare immerso in un sogno ad occhi aperti. L’alloro sempreverde, o lauro, del quale è incoronato, si lega forse alla committente Laura Dianti, amante del duca Alfonso I d’Este. Anche lei, come Latona, soffrì per le sorti dei suoi figli illegittimi. L’opera passò a Roma dopo la Devoluzione di Ferrara alla Chiesa. Un drappo verde, bordato d’oro, copre le gambe del dio. Roberto Longhi, nel suo Officina ferrarese (ed. 1956, Firenze) elogia il quadro ma non il “panneggio verde metallico buttato alla rinfusa, peggio che un grembiulone da ciabattino”, pensando ad una aggiunta per mano di altri. Secondo Longhi le gambe dovevano essere in vista, come si vede nell’Apollo musico di Raffaello nelle Stanze Vaticane. Un restauro del 1945 pare non abbia sciolto i suoi dubbi. Il colore verde si deteriorò, ma si impone. Una vena d’acqua sullo sfondo verde potrebbe alludere ad Apollo come Febo/Sole, il cui figlio Fetonte precipitò nel fiume Eridano/Po, una leggenda importante per Ferrara. Storie apollinee, storie ferraresi. Ancora, Dosso è ritenuto un pittore interessato all’alchimia, come Duerer e Parmigianino, e qui penetra l’aura dei segreti delle fasi durante le quali la materia si credeva passasse dal Nero alla luce dell’oro. Uno dei gradini era basato sulla Viriditas, un colore concettuale, verdissimo. Infatti un testo sapienziale, che si diceva risalisse agli Egizi, s’intitola Tabula smaragdina: pare fosse stato scritto su una lastra di smeraldo. Dosso era tipo da crederci. —

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Micaela torboli

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