La Nuova Ferrara

musica  

L’ex Abba adesso veste Siae «Lo streaming non è la risposta»

Alberto Infelise
L’ex Abba adesso veste Siae «Lo streaming non è la risposta»

Björn Ulvaeus nominato alla guida delle società che tutelano il diritto d’autore Il consiglio ai giovani autori: «Cercate in tutti i modi di farvi pagare il giusto»

4 MINUTI DI LETTURA







La videochiamata di Björn Ulvaeus arriva all’esatto scoccare dell’ora stabilita. Già sorride. «Le dispiace se dopo 28 minuti ci fermiamo? Perché mi è capitato che il collegamento si interrompesse all’improvviso dopo mezz’ora e io vorrei avere tempo per salutarci». Definizione di “iniziare bene un’intervista” (che peraltro poi durerà un’ora).

Ulvaeus ha 75 anni, vive come sempre a Stoccolma ed è un gigante della musica moderna: ha fondato gli Abba, ne è stato chitarrista e cantante e ha scritto con Benny Andersson alcuni dei pezzi più popolari degli ultimi 50 anni (alla fine di questa videochiamata me ne avrà canticchiati due). E ora è stato nominato presidente del Cisac, la confederazione internazionale delle società che tutelano il diritto d’autore.

Quello che è chiamato a ricoprire è un ruolo importante in un momento difficile. Quanto ci ha pensato prima di dire sì? «A dire il vero non pensavo che sarei mai diventato presidente di qualcosa. Mi hanno contattato un anno fa e mi sono chiesto perché mai avessero avuto un’idea così bislacca. Poi ci ho pensato: in effetti ho una lunga carriera alle spalle, sono un musicista, un autore di testi e di musical per il teatro, qualcosa dell’argomento in effetti ne so. E poi ho 75 anni, posso permettermi di combattere per quello in cui credo senza guardare in faccia a nessuno».



Quali sono i problemi più gravi che gli autori devono affrontare? «Sono di due ordini. Il primo è quello legato alla chiusura degli eventi live in tutto il mondo. Se gli artisti stanno a casa e non possono lavorare, gli autori che scrivono per loro non potranno farlo e c’è e ci sarà tanta gente che dovrà trovare altri modi per vivere. Ma esiste un problema strutturale legato al mancato riconoscimento dei diritti d’autore di chi scrive. E questo c’era già prima del Covid. Voglio lavorare passo dopo passo quel che si può fare per aiutare concretamente gli autori, grazie anche alle nuove tecnologie e lo studio dei big data e tornare a far arrivare risorse specie ai più giovani».

Risorse che a lei e Benny, da giovani non mancavano. «Ecco (ride) proprio no. Noi potevamo concentrarci per fare ogni giorno un po’ meglio del giorno prima perché il nostro lavoro era tutelato, le case discografiche pagavano e noi potevamo pensare alla musica».

Cosa direbbe al Björn ventenne se lo incontrasse oggi? «Di assicurarsi la fetta di torta più grande! Ed è quello che consiglio ai giovani autori di oggi: cercate in tutti i modi di farvi pagare per il vostro lavoro. È proprio per questo che ho accettato la presidenza di Cisac».

Ci sono stati dei momenti positivi in questo periodo di dolore e di forzata clausura? Che cosa ci lascia per il futuro? «Non si può dire che ci siano state delle cose positive in assoluto, con tutto il male e il dolore che ha attraversato il mondo. Ma possiamo cogliere il buono di alcuni aspetti di questi mesi. Abbiamo vissuto più lentamente e inquinato meno il nostro pianeta. Forse le relazioni con le persone che amiamo si sono fatte più forti».

Pensa che la sua musica sia di conforto alle persone? «È la cosa più bella di tutta la mia carriera. Ogni giorno ci sono persone che mi scrivono per dirmi quanto la musica degli Abba sia stata importante. Per il mio compleanno mi è arrivato un video con decine di ragazzi tra i dieci e i quindici anni che mi facevano gli auguri da tutto il mondo. È stato commovente e meraviglioso».



Quando pensa che le rappresentazioni dal vivo potranno ripartire? «È fondamentale per gli autori in tutto il mondo. Molti sostengono che i grandi eventi nelle arene non potranno ripartire prima della primavera del 2021. Mentre il modo per permettere rappresentazioni e spettacoli per audience più piccole si potrebbe trovare prima».

Lo streaming è una soluzione? «No, non è la risposta giusta a questo problema. Noi abbiamo bisogno del pubblico, fa metà dello spettacolo. Il nostro modo di suonare, è legato alla risposta immediata del pubblico».

Quindi non vedremo una reunion degli Abba, in streaming, ognuno dal suo salotto? «Mio Dio no! Che immagine terribile! Non succederà mai». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google