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La storia di Darinka Staffetta partigiana arrivata a Ferrara per seguire l’amore

davide bonesi
La storia di Darinka Staffetta partigiana arrivata a Ferrara per seguire l’amore

Il volume di Civolani ripercorre gli anni giovanili della Jojic «Un racconto che sia da esempio ancora per molti anni»

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Fresco di stampa, è stato pubblicato per i tipi della casa editrice ferrarese Faust Edizioni di Fausto Bassini (nella collana di storia “Historiando”), il libro a quattro mani di Darinka Joijc e Daniele Civolani intitolato Darinka. Una staffetta partigiana (150 pagine, 12 euro; può essere acquistato o ordinato in tutte le migliori librerie italiane). «Ho conosciuto Darinka alla fine degli anni ’90, alla stazione ferroviaria di Ferrara in occasione del passaggio del Treno della Memoria - ricorda lo stesso Civolani -. Poiché sapeva che mi interessavo di memorie dell’ultimo periodo bellico, di prigionia e partigiane, qualche tempo dopo le chiesi se era disposta a raccontarmi la sua storia, cominciammo così a incontrarci a casa sua, passando lunghi pomeriggi insieme, fra caffè e grappe artigianali tipiche delle sue terre d’origine. Il libro, stampato una prima volta dalla Tipografia del Comune di Ferrara nel 2007, è ormai esaurito da tempo. Lo ristampiamo, perché la storia di Darinka sia d’esempio e di monito ancora per molti giovani e per molti anni».

la riedizione

La nuova edizione si fregia della prefazione dell’ex sindaco Gaetano Sateriale, dell’introduzione di Gian Paolo Borghi e dei contributi di Renata Talassi e della figlia di Darinka, Maria Luisa Guzzinati. Con un ricco corredo iconografico di immagini d’epoca, rare o inedite. «L’obiettivo - sottolinea ancora Guzzinati - era proprio quello di ridare luce a questa esperienza di vita straordinaria, che meritava poi una vera e propria edizione, dopo quella privata del 2007».

La riedizione è uscita da pochi giorni, in ritardo per i problemi dell’emergenza, ma anche “aspettando” la Talassi, bloccata proprio dallo scoppio del Covid a Tenerife.

dalla dalmazia a ferrara

Il volume racconta gli anni della gioventù della Jojic, quelli dell’occupazione nel suo paese, lei e il fratello minore ostaggi, poi la fuga dal campo di concentramento e l’impegno nella Resistenza, fino all’incontro con il ferrarese Mario Guzzinati, sposato pochi anni dopo. Il racconto si conclude quando i due a guerra appena finita, freschi sposi, arrivano al Ponte dell’Impero di Ferrara (oggi Ponte della Pace). «Era una ragazzina che viveva in Serbia - racconta Civolani -, quando i suoi genitori si separano segue il padre vicino al mare, a Slavina in Dalmazia. Arriva la guerra, il padre è costretto a scappare, lei a soli 16 anni riesci a scappare e diventa staffetta partigiana, poi combattente, poi infermiera, comunque sempre in prima linea».

E con l’ultimo “incarico” arriva l’incontro con il futuro marito: «Il carabiniere Guzzinati era diventato un comandante partigiano, si era unito alla Resistenza titina. Lei lo curò perché era stato colpito da una scheggia di mina che, purtroppo, gli scoprì parte del cranio. Ma grazie anche alle sue cure riuscì a star meglio. Lì scoppiò l’amore, li sposò il vescovo Stepinac (beatificato da papa Giovanni Paolo II anche se era considerato criminale di guerra per l’amicizia con i fascisti; ndr). Solo che Guzzinati morì giovanissimo a causa di un banale incidente d’auto».

la nuova vita

La Jojic rimase comunque a Ferrara, entrò nelle fila del Pci e, soprattutto, nell’Anpi (associazione nazionale partigiani), quella che considerava la sua casa. «Continuò a lavorare come infermiera, praticamente per tutta la vita. E non in una situazione semplice, perché lavorava all’ospedale psichiatrico di Ferrara. È stata una donna sempre impegnata, nella fila della Cgil, dell’Udi, ma anche le battaglie sociali con il Partito comunista».

L’incontro fra Guzzinati e la Jojic fu casuale, con lo storico dirigente ferrarese dell’Anpi che stava già scrivendo la storia di Ferruccio Mazza, deportato in un campo di concentramento. «Quella di Darinka - conclude - è proprio una bella storia, quella di una ragazza semplice trascinata in guerra, racconto simile a quello di migliaia di giovani italiani impegnati nella Resistenza».

Per la cronaca, nel dicembre del 2005 la Jojic è stata nominata Cavaliere della Repubblica dall’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi. Per un impegno sociale mai interrotto, anche 90enne. Ma questa è già un’altra storia. —

davide bonesi

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