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LA CURIOSITà

Ferrara, cameriere e impiegate si mettono a nudo: la fotografia diventa una sfida ai tabù

Samuele Govoni
Ferrara, cameriere e impiegate si mettono a nudo: la fotografia diventa una sfida ai tabù

Non solo modelle, anche studentesse e casalinghe nei ritratti di Bertazza: «Sono opere d’arte, e le vendo online» 

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FERRARA. Dietro l’obiettivo c’è lui, Paolo Bertazza, davanti ci sono loro: cameriere, bariste, studentesse, impiegate, personal trainer e fotomodelle. Quello che lui vuole da loro è spontaneità e coscienza di sé, quello che loro vogliono da lui sono foto belle, originali e vive. Bertazza, fotografo ferrarese, si dedica al nudo femminile dal 2008 ma è solo da un paio d’anni che ha acquisito gli strumenti e le conoscenze necessarie per fare di questa arte la sua occupazione principale. «L’ho sempre fatto come lavoro, portando avanti però contemporaneamente anche altri servizi e percorsi ma – racconta –, nel 2018, ho scelto di mollare tutto il resto e dedicarmi a tempo pieno a questa attività. Ora i sacrifici mi stanno ripagando: sono completamente assorbito dalla mia professione». Le ragazze e le donne che scelgono di farsi fotografare senza veli hanno tra i 18 e i 40 anni, svolgono mestieri disparati e sotto la pioggia dei flash si muovono con consapevole destrezza o, per dirla alla Battiato, con sintomatico mistero.

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LA GRANDE SFIDA

Bertazza ha raccolto la scommessa con se stesso anche grazie ad Ariannys Di Silvestro, compagna di vita e di set, e si è lanciato a capofitto nel progetto. «Mi occupo di tutto, dalla pre-produzione alla post produzione. Prendo contatti con le modelle, o aspiranti tali, ci confrontiamo, scegliamo le location, preparo lo shooting, lavoro agli scatti, seleziono il materiale e metto in vendita le foto». È lui l’unico anello della sua filiera. Ma lo shooting è solo la punta dell’iceberg e, spesso, il mondo sommerso è più complesso di quello che si vede; o si crede di vedere. «La svolta decisiva, quella che mi ha fatto dire: “Ok facciamolo”, è stata la scoperta di Patreon, piattaforma internet che permette ai creatori di contenuti di realizzare il proprio servizio».

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Gli scatti realizzati da Bertazza, in accordo con le modelle, finiscono in rete e sono acquistabili su piattaforme diverse tra cui Etsy; le tariffe variano a seconda dei lavori. «Non tutte le foto vengono messe in vendita, anzi, in commercio va solo una piccola parte», precisa il fotografo. Privacy e trasparenza sono alla base del rapporto: «Le ragazze sanno che le foto entreranno in commercio, a meno che non sia espressamente richiesto di non farle girare. Tante prendono uno shooting di nudo anche come un’avventura, un’esperienza, una prova con loro stesse. Quando è così e vogliono che la sfida resti privata – specifica – il materiale fotografico non va da nessuna parte, lo consegno a loro e stop».

LO SGUARDO

Set e location cambiano di continuo: cucine, camere da letto, strade, parchi, palestre, stanze d’hotel. Dipende da quello che si ha in mente, dal mood che si vuole dare al servizio. «Ogni ragazza è diversa e mette al centro la sua individualità e io – spiega – non mi impongo mai su di loro. Cerco di raccontare la personalità, l’erotismo e la sensualità senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: fare arte».

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VEDO NUDO

Se adesso, dopo oltre dieci anni di lavoro, si è fatto largo nel settore e ha creato il suo brand è solo perché ha continuato a studiare, perfezionarsi e a cercare. «La ricerca è fondamentale, sta alla base di tutto. La foto bella in quanto tale non mi interessa, negli scatti cerco la vita. Le mie modelle – racconta – sono di qualsiasi estrazione, provenienza e professione. Possono essere fotomodelle navigate ma anche inesperte, professioniste del settore o semplici curiose che vogliono avere per loro una serie di scatti diversi».

Ma per quanto possa essere apprezzata l’arte del nudo resta ancora, nonostante tutto, un tabù. Diffidenza e maldicenza sono piaghe con cui bisogna fare i conti più spesso di quanto si vorrebbe e spesso bisogna essere forti e testardi per andare avanti. «Le modelle possono essere prese di mira, attaccate, a volte anche bullizzate e questo mi fa male. Anche io in passato sono stato attaccato e criticato. Potevo arrendermi, lasciare perdere, ma l’avrei data vinta alle malelingue e così ho insistito. Sono andato avanti e ho continuato a ideare, scattare, produrre. La vera impresa ora? Riordinare tutto l’archivio». —

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