La Nuova Ferrara

IL PERCORSO 

Cinquanta sfumature di grigio Boldini e l’eleganza nell’arte

MICAELA TORBOLI
Cinquanta sfumature di grigio Boldini e l’eleganza nell’arte

Gli artisti ferraresi e i loro colori: il tocco frizzante dell’artista della Belle Époque Il francese Gruau, talento incompreso, seguì il maestro sulla via della moda

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Terzo appuntamento con il viaggio della Nuova nei colori degli artisti ferraresi. Dopo il blu del Guercino e il verde di Dosso Dossi, ecco il grigio di Giovanni Boldini.

Mille sfumature di grigio. Non solo bianco più nero, il grigio si modula in tante nuances. Il grigio non ha una buona nomea, si lega all’idea di noia, di tristezza, di anonimato. Nella Ferrara del ’500 si chiamava “berrettino”, e Fulvio Pellegrino Morato, dotto mantovano assai presente alla corte estense, lo descrisse secondo la sensibilità del tempo in un suo trattato sui colori del 1535 come colore delle tortore, “aereo”, “aquilo” dal raro latino “aquilus” cioè fosco, “hor ti par bianco, & non è bianco, hor scuro, e non è scuro, & così pare d’altri colori, & non è”. Per i pittori il grigio è una bella sfida.

arte e moda

Tra i grigi più frizzanti e certo non piatti ci sono quelli del ferrarese Giovanni Boldini (1842-1931), che ne declinò nei suoi ritratti esempi formidabili, specie nella resa delle sete lucenti o dei velluti marezzati, poi per i veli vaporosi delle dame, con le loro perle sempre un po’ argentee. Così pure le lane pregiate degli abiti maschili da giorno. Boldini dava e prendeva dalle mode che si susseguirono durante la sua lunga vita, nella Parigi in cui trionfava il suo talento. Si teneva aggiornato su di esse fin da ragazzo, quando a Ferrara apprezzava l’opera di un sarto di corso Giovecca. Il graffio di Boldini, la sua “griffe”, ha segnato la moda e mantenuto un peso vero durante tutto il ’900 e oltre. Sul perno dei grigi si sviluppa un sofisticato acquerello che testimonia questo fenomeno: il suo autore è l’unico, vero e degno erede di Boldini, René Gruau (1909-2004). Nato a Rimini come Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, in arte assunse il cognome della madre francese, Marie Gruau de la Chesnaie. Viene definito con sufficienza un illustratore, un grafico, dato che si adattò a lavorare soprattutto nel campo della pubblicità, mentre il rango di grande pittore gli fu negato. Il suo era invece un talento superlativo, dal tratto inconfondibile e di suprema eleganza, ma anche di massima efficacia nei messaggi e nelle atmosfere. Boldini era il più affine tra i suoi antecedenti, entrambi neo-parigini ma mai distaccati da casa loro. Infatti, René è sepolto a Rimini, non lontano dalla tomba di Fellini e Giulietta Masina, così come Boldini riposa a Ferrara.

sulle sue orme

Tra gli acquerelli di Gruau, uno lega i due artisti, ed entrambi alla moda. L’immagine, uscita su una rivista nel 1946, s’intitola, tradotta dal francese, “Drappeggiato alla Boldini”. Descrive un modello da sera del grande Lucien Lelong (1889-1958), maestro di Dior, Balmain e Givenchy. Le sue clienti erano Greta Garbo, Gloria Swanson, Colette, Rose Kennedy. Una didascalia spiega che l’abito è in un grigio assai pallido, ma sono diversi grigi verso il beige, simili al “greige” amato da Armani. Rimembra il bel tempo prima del 1914, si legge, rifacendosi a Boldini anche nella leggera mousseline di seta, e nel copricapo “en hauter”, in altezza. Ricorda assai nella foggia, anche se non nel colore, la mise del costumista francese Jean Louis per l’atomica Rita Hayworth del film Gilda, che è proprio del 1946, anche per i lunghissimi guanti neri, che sottolineano, in entrambi i casi, scollature vertiginose e spalle nude. —

(3 - continua)

MICAELA TORBOLI

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