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La traduttrice premiata dal Mibact «Mi immergo nei versi e viaggio»

Matteo Bianchi
La traduttrice premiata dal Mibact «Mi immergo nei versi e viaggio»

Alla ferrarese Giorgia Sensi Graziani un riconoscimento dal valore nazionale Ha insegnato letteratura inglese al Roiti e a Unife, poi una carriera di successo

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Non si possono considerare meri maniscalchi del verbo, semplici artigiani della parola. In un mondo totalmente interconnesso i traduttori sono fondamentali per trasportare fedelmente il senso di un testo, le sue prospettive, la sua carica emotiva da un orizzonte all’altro. Di recente, la docente ferrarese Giorgia Sensi Graziani ha ricevuto il “Premio nazionale per la traduzione” del Mibact grazie ai volumi: La casa sull’albero. Poesie scelte, di Kathleen Jamie (Ladolfi, 2016), La compagnia più bella, di Kathleen Jamie (Medusa, 2018), Scrutare gli orizzonti. Narrativa di viaggio, di Kathleen Jamie (Luciana Tufani, 2018), Deja-vu. Poesie scelte, di Patrick McGuinness (Interno Poesia, 2019).

l’esordio nel 2002

Lo spessore della sua carriera lo rende già la sua primissima traduzione, intitolata L’adozione (Le Lettere, 2002) di Jackie Kay. Nera di padre nigeriano e di madre scozzese, nata a Edimburgo e adottata da una coppia bianca, apparteneva alla “New Generation poets”.

Perché la scintilla è scoccata proprio con la Kay? «Mi colpì per la drammaticità, perché poteva essere un copione teatrale a tre voci, impattando con forza sul lettore: la madre adottiva, la madre naturale e lei, la figlia. Un’opera che affronta l’origine stessa delle sue radici e l’affermazione della sua identità. All’epoca stava con Carol Ann Duffy e la loro relazione mi spinse a scoprire anche la poesia dell’altra».

Al netto di tanti titoli pubblicati cosa significa per lei tradurre? «Significa immergersi completamente in un’altra cultura. Amo la letteratura inglese e il loro modo di vivere, la loro mentalità. Viaggio di continuo e non solo per aggiornarmi, ma per inserirmi nel loro contesto quotidiano. Al Liceo Roiti ho insegnato letteratura inglese con un approccio linguistico, non dando mai per scontato l’analisi del testo; dopodiché ho insegnato a contratto all’Università di Ferrara mantenendo la mia impostazione e affiancando la cara Mariangela Tempera. E questo mi ha condotto passo passo alla poesia».

i poeti conosciuti di persona

Perché scegliere i versi e non la prosa? «Il panorama poetico resta inesauribile e riserva ancora delle sorprese. La prosa ti concede più libertà, mentre la poesia ti costringe a concentrarti sulle singole parole e non puoi permetterti di ignorare il ritmo della lingua. Non è stato facile trovare editori che mi dessero fiducia, ma uno dei vantaggi di tradurre poeti contemporanei è poterli conoscere di persona».

Qual è l’autore tradotto che non smette mai di portare con sé? «Ho stretto un’amicizia profonda con Patrick McGuinness, tanto da essere sempre sua ospite ogni volta che volo a Oxford. Inoltre ho sentito da subito un’affinità elettiva con Kathleen Jamie».

A Unife ricordo un corso monografico che piacque molto agli studenti su La moglie del mondo della Duffy. «Tradussi quel libro con Andrea Sirotti e lo adottai per diversi anni. È emblematico per spiegare quanto i nomi dei traduttori siano ignorati e di conseguenza la loro professionalità. Qualche tempo fa Lella Costa interpretò alcuni testi tratti dalla raccolta in questione sia in teatro sia in televisione, ma senza citare né il titolo in italiano tantomeno noi». —

Matteo Bianchi

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