La Nuova Ferrara

IL CINEMA TORNA IN SALA 

Voglia di grande schermo «Concretezza per riaprire: le regole sono astruse»

Fulvia Caprara
Voglia di grande schermo «Concretezza per riaprire: le regole sono astruse»

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La voglia di ricominciare è forte, lontano dagli schermi casalinghi che hanno dominato le vite in lockdown, di nuovo nelle sale, dove il rito è nato, e dove, adesso, può tornare a ripetersi secondo la classica liturgia. Eppure i cinema, che da lunedì potrebbero riaprire i battenti, saranno costretti a scontare ancora un periodo di penitenza se le norme governative che ne regolano la riapertura post-Covid non saranno modificate: «Si tratta di luoghi di comunità dove la società può riprendere a dialogare – protesta Mario Lorini, presidente dell’Associazione nazionale esercenti –, e invece qui stiamo ancora a parlare di linee guida inaccettabili. Per noi il danno è enorme. Non capiamo perché, una volta che ci si è seduti al proprio posto, seguendo le regole del distanziamento sociale, sia obbligatorio tenere la mascherina per tutta la durata della proiezione. Quando si vede un film non si parla, si sta lì, tranquilli e beati, tra l’altro le capienze saranno ridimensionate e non credo che, almeno all’inizio, ci troveremo davanti a folle oceaniche».

VOGLIA DI GUARDARE AVANTI

La questione, in Italia, riguarda più di 4 mila schermi, collocati in oltre 1400 strutture, senza contare le 250 arene pronte a per dar vita al progetto «Moviement Village»: «La nostra – continua Lorini – non è una difesa di parte. Siamo stati colpiti duramente, spero che, adesso, non ci siano edifici costretti a restare chiusi per sempre. Chiediamo solo coerenza con le regole stabilite per settori merceologici paragonabili al nostro». Tra i film in bilico, che garantirebbero un rilancio alla grande, c’è Tenet di Christopher Nolan: «Nessuno di noi sa quando potrà uscire, ma è stato proprio Nolan a dichiarare che gli piacerebbe che “Tenet” fosse il titolo simbolo del ritorno in sala dopo la pandemia».

L’altro segnale importante arriva dalla Disney che annuncia, per il 22 luglio, l’uscita nei cinema di Onward, presentato all’ultima Berlinale e in attesa di arrivare al pubblico dai primi di marzo: «L’impatto del coronavirus è stato drammatico – fa notare il presidente dell’Anica Francesco Rutelli –. Gli esercenti calcolano che, in questi mesi di chiusura, si siano persi 30 milioni di euro. In una situazione pesantissima come questa ci si aspetterebbe un sostegno di praticità e concretezza, di regole chiare, comunicate in tempo». E invece le regole sono «così astruse da rendere impossibili le riaperture». Secondo Lonello Cerri, storico fondatore e amministratore di «Anteo SpazioCinema», «siamo ancora a “caro amico ti scrivo”, la situazione è dolorosa e preoccupante. Prevediamo un 2020 disastroso, il cinema vive attraverso il credito d’imposta sulla programmazione, ma se questa non c’è, il credito non si può sviluppare». Riaprire le sale, dice ancora Cerri, significa non certo guadagnare, ma almeno, tentare di contenere le perdite: «Serve soprattutto a rinsaldare quel rapporto con il pubblico che mantiene in vita le nostre sale. Aspettiamo norme abbordabili per riaprire tra il 20 e il 25 giugno».

DI NUOVO IN SALA

Il numero dei film pronti per ritornare sui grandi schermi aumenta ormai di ora in ora, Gabriele Muccino twitta con entusiasmo il rilancio in sala degli Anni più belli, la «Eagle Pictures» fa sapere che, dal primo luglio, sarà proiettata nei cinema la commedia Un figlio di nome Erasmus, Vision Distribution rimette in circolo Favolacce, 7 ore per farti innamorare, D. N. A., Tornare, Georgetown e Le cose che non ti ho detto, mentre la distribuzione «Vamlyn» punta su La Gomera – L’isola dei fischi di Corneliu Porumboiu e Marie Curie di Marie Noelle: «Non si sa ancora bene cosa faranno gli americani – riflette Andrea Occhipinti di Lucky Red –, e, comunque, poter riempire le sale solo al 30% è un grosso problema».

C’è anche chi, come Stefano Iacono di «Movies Inspired», progetta miracoli: «A Torino, tra il 9 e il 10 luglio, riapriamo il Cinema Greenwich e il Classico, con 4 prime visioni. Le limitazioni sono ancora troppe alte, credo che vadano modificate affinché lo spettatore, dopo che ha preso posto, possa vedersi un film senza avere l’impressione di trovarsi in una sala operatoria». I titoli in pole position, sono Gamberetti per tutti, «un road movie alla Full Monty», L’anno che verrà sul mondo della scuola, Nel nome della terra, e Vulnerabili di Gilles Bourdos, intreccio di storie su un’umanità variopinta e imprevedibile: «Dobbiamo dare un segnale, facciamo da apripista, – afferma Iacono –, se il pubblico vede le sale aperte, ci andrà». —





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