Nelle opere di Cossa e Roberti l’incontro tra Bologna e Ferrara
Da palazzo Fava a Schifanoia, un ponte che collega le città nel nome dell’arte La mostra ricongiunge le sedici parti che costituivano il Polittico Griffoni
Palazzo Aldrovandi di Mirabello, oggi Sessa, fu teatro nel Settecento di uno dei peggiori crimini perpetrati nel mondo dell’arte. Delitto contro la bellezza, idiozia totale di un uomo ridicolo, monsignor Pompeo Aldrovandi, futuro cardinale bolognese. Nel 1725 costui osò smembrare un capolavoro, il sublime Polittico Griffoni, eseguito nel 1470-3 da due pittori ferraresi, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, che si trovava nella Cappella Griffoni in San Petronio di Bologna, della quale aveva acquisito il nuovo giuspatronato. Non era di suo gusto. Voleva baroccheggiare, quindi tolse di mezzo il polittico che fece suddividere nei suoi tanti scomparti, poi seminati nelle stanze della villa di campagna. Perché non erano cose degne di un palazzo di città, a suo parere. La certo magnifica carpenteria che teneva unite le parti fu usata come legna da ardere.
giro del mondo
I sedici pezzi costituenti il polittico erano destinati a una vita raminga: dopo vari passaggi, infatti, oggi sono sparsi, soli o in diversi esemplari vicini, tra Londra (National Gallery), Milano (Pinacoteca di Brera), Washington (National Gallery of Art), Gazzada di Varese (Collezione di Villa Cagnola), Rotterdam (Museum Boijmans Van Beuningen), Venezia (Fondazione Cini), Parigi (Louvre), Roma (Pinacoteca Vaticana), e, per fortuna, Ferrara (Pinacoteca Nazionale). A Bologna nulla rimase. Cossa e Roberti furono anche autori degli affreschi della Cappella Garganelli della Cattedrale di Bologna, San Pietro, ammiratissimi da Michelangelo ma eliminati ai primi del ’600. Così, quale risarcimento, Fabio Roversi-Monaco, presidente di “Genus Bononiae-Musei nella Città”, ha pensato di riunire in una mostra mirabolante in Palazzo Fava, curata da Mauro Natale con Cecilia Cavalca, tutte le parti note del polittico, e per un breve periodo si godrà di quella meraviglia. Certo, così a Bologna si mastica ancor più amaro, pensando a quale gioiello è stato sottratto alla città, in cambio della pompa di Pompeo. È un’altra assenza che pesa sul passato rinascimentale di Bologna, che è stato in gran parte sepolto e trascurato, ma dovette essere straordinario, grazie soprattutto ai Bentivoglio.
OFFICINA FERRARESE
Floriano Griffoni, che commissionò il capolavoro, era appunto un bentivolesco. Anche solo venire a capo dell’idea stessa che presiedette al Polittico Griffoni fu impresa titanica, che riuscì per primo a Roberto Longhi, votato a “rincastellare”, come scrisse lui, i suoi elementi separati. Fu nel 1934, nella mitica Officina Ferrarese. Dedicato principalmente a San Vincenzo Ferrer, l’insieme coniuga diversi messaggi devoti. Il più semplice è rappresentato dal San Floriano di Washington, visto che il committente portava il suo nome. L’iconografia prescelta è rara, seppur non unica.
ponte tra le città
Floriano di Lorch (Austria) era un soldato veterano, martire nel 304 d. C. Di norma è effigiato in abiti militari accanto ad una pietra da mola, cui fu legato dagli aguzzini per farlo affogare. Avendo salvato alcuni uomini da un incendio, le fiamme ed un secchio d’acqua lo accompagnano nelle immagini lui dedicate. Qui invece reca solo un fiore, parlante, una rosa rossa. È una di quelle rose piatte, che compaiono spesso nei dipinti di Botticelli, e che si trovavano in vari colori pure nei giardini di Ferrara, e in specie in quelli di Palazzo Schifanoia, dove Cossa e Roberti avevano lavorato agli affreschi borsiani. Giovanni de’ Medici, zio di Lorenzo il Magnifico, da Firenze ne richiese per lettera esemplari a Giovan Francesco della Torre, che abitò a Schifanoia per qualche tempo grazie ad una concessione estense. La Delizia ferrarese, da poco riaperta con la mostra dedicata proprio a Schifanoia e Francesco del Cossa. L’Oro degli Estensi, si collega quindi per più aspetti all’esposizione di Palazzo Fava, con cui è in sinergia.
palazzo fava
Il Polittico Griffoni rinasce a Bologna. La riscoperta di un capolavoro è allestita in Palazzo Fava di Bologna, via Manzoni 2. Fino al 10 gennaio 2021. In una sezione speciale si visita La materialità dell’Aura. Viste le normative stringenti per garantire la sicurezza e il rispetto delle norme anti Covid, prima di recarsi a palazzo è opportuno consultare il sito www.geniusbononiae.it. —
MICAELA TORBOLI
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