La Nuova Ferrara

IL PERCORSO 

Il nero di Baldassarre D’Este domina il ritratto del marchese

MICAELA TORBOLI
Il nero di Baldassarre D’Este domina il ritratto del marchese

L’opera dell’artista ferrarese dedicata a Gonzaga oggi è esposta a Washington Il pittore, parente di Isabella, scelse tinte buie per mostrare sobrietà e rigore

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Quarto appuntamento con il viaggio della Nuova nei colori degli artisti ferraresi. Dopo il blu del Guercino e il verde di Dosso Dossi e il grigio di Giovanni Boldini, ecco il nero di Baldassarre D’Este.

Dopo la sbornia di abiti coloratissimi del Medioevo, alla fine del ’400 la moda del nero s’infiltra in ogni livello sociale. Il nero di tipo vestiario di quel tempo ha significati tutti suoi: i pittori dovevano tenerne conto nei ritratti. Per mostrare sobrietà e rigore, nulla di meglio del nero. Infatti era preferito da alcuni ordini religiosi, e dai “togati” come avvocati, notai, medici. Tessuti di gran lusso, principeschi, erano in specie i velluti neri veneziani e borgognoni.

DA MANTOVA A Washington

Il ragazzo Francesco Gonzaga (1466-1519), futuro marchese di Mantova, fu ritratto in nero totale in un quadretto (cm. 26x21) oggi alla National Gallery of Art di Washington. Dallo sfondo blu notte spiccano giusto la capigliatura a paggetto, una pettinatura che egli manterrà per tutta la vita, e, al collo, un gioiello appeso ad una catena d’oro con perle e rubini. Francesco si fidanzò nel 1480 con Isabella d’Este, che aveva sei anni: per le nozze si attese un decennio. Era uso delle corti scambiarsi ritratti, è possibile che questo fosse per la futura sposa. Si data l’opera tra 1474 e 1480. Anche Isabella, famosa per la sua eleganza fin da bimba, amava i colori scuri. Così come il padre, il duca di Ferrara Ercole I d’Este, vissuto a lungo alla corte spagnolesca di Napoli dove il nero furoreggiava, e perciò pure sua moglie, la partenopea Eleonora d’Aragona, lo prediligeva. Gli abiti e gli accessori di Francesco venivano a volte eseguiti a Ferrara, dal sarto ducale Tommaso e dai suoi aiutanti. In un documento del 1480 pubblicato da Annarita Battaglioli si legge che a corte per il fidanzato di Isabella si prepararono con velluto nero un mantello “passatempo” corto al ginocchio e una berretta, raso nero per calze e veste “turcha”, foderata di taffettà dello stesso colore. Il tutto però “alla francese”, fusioni estensi di stili modaioli. Magari non sono gli stessi abiti del ritratto, ma era quello il gusto imperante, adatto al rango. Francesco posò di profilo, come un imperatore romano sulle monete. I suoi lineamenti non erano gradevoli, portava in sé mali ereditari.

NON SOLO ARTISTA

Il pittore era un parente di Isabella: Baldassarre d’Este, figlio naturale dell’incontenibile Nicolò III, marchese di Ferrara, nato a Reggio Emilia intorno al 1432 da una donna ignota. Ben poche le notizie su di lui, rari i dipinti certi. Lavorò anche nel cantiere di Schifanoia. Ebbe una vita difficile, come emerge da uno studio di Stefania Buganza (nella rivista “Solchi”, IX, 1-3, 2006). Visse nella città natale, ma anche in Lombardia e più spesso a Ferrara, dove Borso d’Este, suo fratellastro, ebbe per lui grande stima. Con la morte del duca (1471) il nuovo signore, Ercole I d’Este, lo tenne spesso sulle spine, malgrado la parentela, ma gli permise infine di portare il suo stesso cognome: un riconoscimento agognato.

Oltre che artista, a Ferrara Baldassarre fu Capitano di Castel Tedaldo. Poi, di nuovo a Reggio, ebbe altri incarichi militari, ma vi stava malvolentieri, perché nel 1493 in quella città sua figlia Cassandra venne stuprata da tre giovani. Morì a Reggio intorno al 1510, e un fitto, nero buio lo avvolge tuttora. —

(4-continua)

MICAELA TORBOLI

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