«Talè! Talè! ’U commissariu arrivò!»
Anticipiamo uno stralcio dalle pagine iniziali di “Riccardino”, dove il commissario, giunto sulla scena del delitto, si scontra con l’immanenza del suo doppio televisivo
Dalle finestre, dai balcuna, dai terrazzini, vecchi e picciotti, fìmmine e mascoli, picciliddri, cani e gatti s’affacciavano a taliare, autri si sporgivano a rischio di annare a catafottirisi supra alle basole per vidiri meglio quello che stava capitanno. Ed era tutto un chiamari, arridiri, chiangiri, prigari, fari voci, un gran virivirì che pariva priciso ’ntifico alla festa di San Calò. E propio come nella festa c’era chi scattava fotografie e chi ripigliava la scena con quei tilefonini nichi nichi che oggi sanno manoprare macari i neonati.
Il commissario accostò al marciapedi, scinnì.
E subito s’intrecciò sulla sua testa un animato dialogo aereo.
«Talè! Talè! ’U commissariu arrivò!».
«Montalbano è!».
«Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?».
«No, chiddro veru».
A Montalbano gli vinni ’na violenta botta di nirbùso. Chiossà di ’na decina d’anni avanti aviva avuto la bella isata d’ingegno di contare a ’n autore locali ’na storia che gli era capitata e quello di subito ci aviva arraccamato supra un romanzo. Siccome che in Italia a leggiri sunno quattro gatti, la cosa non aviva avuto conseguenzia. E accussì gli aviva contato, non sapenno diri di no alla ’nsistenza di quella gran camurria d’omo, ’na secunna, ’na terza e ’na quarta ’ndagini che l’autro aviva scrivuto a modo sò, usanno ’na lingua ’nvintata e travaglianno di fantasia. E ’sti romanzi, va’ a sapiri pirchì, erano addivintati i cchiù vinnuti in Italia ed erano stati tradotti macari all’estiro. A ’sto punto le storie erano arrivate ’n tilevisioni ed avivano ottenuto un successo straordinario. E da quel momento la musica era cangiata. Ora tutti l’arraccanoscivano e sapivano chi era ma sulo in quanto pirsonaggio di tilevisioni. ’No scassamento di cabasisi ’nsupportabili, che pariva nisciuto paro paro da ’na commedia di ’n autro autore locali, un tali Pirandello.
E meno mali che l’attori che faciva lui, bravissimo, non gl’assimigliava per nenti e tra l’autro era cchiù picciotto di ’na decina d’anni (il cornuto!), masannò sarebbi stato consumato, non avrebbi cchiù potuto caminare strata strata senza essiri fermato a ogni passo da dimanne d’autografi. —
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