“Internazionale tutto l’anno” Incontri da ottobre a maggio
Gli organizzatori pensano all’estensione della rassegna con giornalisti e scrittori Ronchi Stefanati aveva lanciato l’idea: «Bene, ora estendiamo anche gli spazi»
Non solo Internazionale a Ferrara ma Ferrara Internazionale, in altre parole: “Internazionale tutto l’anno”. Prende piede l’ipotesi lanciata da Michele Ronchi Stefanati lo scorso ottobre di organizzare un presidio culturale permanente e diffuso con ospiti di livello internazionale tra le mura della città estense. Non più solo tre giorni, il primo weekend di ottobre, ma un ciclo di incontri mensili fino a maggio. Sarebbe una svolta, un nuovo corso per una manifestazione che fin dalla sua prima edizione ha chiamato a raccolta migliaia di persone in città. Certo sarebbe diverso e l’ipotesi di un presidio permanente non va confusa con una sorta di “festival mensile”; quello resterà, questo è un’altra cosa.
Intanto l’edizione 2020, malgrado l’emergenza coronavirus, si farà. Confermate le date, dal 2 al 4 ottobre. Un risultato tutt’altro che scontato visti tutti gli eventi annullati. La formula sarà rivista e, inevitabilmente ridotta. Meno appuntamenti, meno assembramenti e più incontri per forza di cose in streaming. La macchina di Internazionale a Ferrara, già complessa e articolata per la sua mole, dovrà fare uno sforzo in più e misurarsi quest’anno con contingentamento, prenotazioni a tappeto, distanziamento, sanificazione e tutto l’occorrente per gestire la tre giorni in sicurezza. Il programma non è ancora stato ufficializzato, ma da quanto emerso dall’incontro svolto tra l’amministrazione comunale di Ferrara e i responsabili della rivista, la volontà di mantenere vivo e attivo il festival in città c’è. Tanto che si sta pensando ad un format nuovo.
Al termine dell’ultima edizione del festival, sulla scia dell’entusiasmo e dell’energia trasmessa e lasciata dalla tre giorni, Michele Ronchi Stefanati dalle pagine della Nuova Ferrara aveva lanciato “Internazionale tutto l’anno”, un’idea che era molto più di uno slogan. «La proposta di “Internazionale tutto l’anno” – ricorda Ronchi Stefanati – era stata appoggiata da tanti, intellettuali, giornalisti, semplici amanti del festival, e successivamente accolta con un certo interesse dagli stessi organizzatori: De Mauro, l’Arci, il Comune, nella persona dell’assessore Gulinelli. Poi tutto si era fermato e non ho più sentito nulla. Bene che ora abbiano fatto loro una parte di quell’idea, anche se credo sia un caso». Parlare di calendari e luoghi è prematuro però, pensando positivo e cioè facendo conto che il progetto prenderà corpo, sarebbe bello fare un passo in avanti in più e pensare a spazi di incontro nuovi e diversi dal classico centro storico.
«La nostra proposta prevedeva di trasformare il weekend in un presidio culturale permanente e diffuso, cioè esteso nel tempo, come pare che sarà, ma anche nello spazio, per raggiungere quei luoghi marginali che vengono solitamente lasciati fuori da questo genere di iniziative. Forse questo secondo aspetto è il più importante: occorre che il festival esca dal centro città e arrivi a tutti: nelle periferie, nei paesi, nei luoghi di lavoro, di cura, di istruzione. L’idea – conclude Ronchi Stefanati – è di dare a tutti la possibilità di partecipare a incontri così straordinari e permettere la diffusione delle idee, fuori da ogni elitarismo, anche involontario. Ora c’è un motivo in più per farlo: la necessità di organizzare incontri diffusi per rispettare le norme anti-Covid senza ridurre numeri e pubblico». —
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