L’opera di Garofalo su disegno di Raffaello “Trionfo di Bacco”, bellezza in casa d’Este
Tributo alla mitologia amata a Ferrara. Il quadro multicolore realizzato nel Cinquecento ora è esposto a Dresda
Decimo e ultimo appuntamento con il viaggio della Nuova Ferrara nei colori degli artisti ferraresi. Dopo il blu del Guercino, il verde di Dosso Dossi, il grigio di Giovanni Boldini, il nero di Baldassarre D’Este, il giallo di Carlo Bononi, il bianco di Ludovico Mazzolino, il rosso di Achille Funi, il viola di Giovanni Bonati e l’arancione di Ippolito Scarsella, detto Scarsellino, ecco l’opera multicolore di Garofalo.
Iris è una dea greca, vestita di gocce di rugiada che da lei son dette “iridescenti”, e ha le ali d’oro o, talvolta, multicolori: figlia di Taumante, una divinità marina, e della oceanina Elettra, curiosamente sorella delle terribili Arpie. Iris è divina messaggera, ma di eventi non lieti, e anche per questo è legata all’arcobaleno, che viene insieme alla tempesta. Tutti i più bei colori son legati ad Iris, che ne sparge la luce nel mondo.
SINFONIA CROMATICA
I colori dell’arcobaleno sono sette, rosso, aranciato, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto, ma in realtà gli ultimi due colori sono quasi tutt’uno, e l’indaco, che prende nome dalla pianta Indigofera tinctoria che tinge in blu, fu inserito solo nel 1660 da Newton nelle descrizioni per portare a sette – numero simbolico – i colori dell’insieme, uniti da «an indefinite varetie of intermediate gradations». In questa sinfonia cromatica si giostrava ben prima di Newton l’amore estense per le mitologie. Nei Camerini del duca Alfonso I d’Este nel Castello Estense si dispiegavano alcuni capolavori legati a tematiche pagane, e per i quali vennero usati più volte in una medesima tela tutti o quasi i pigmenti noti nel ’500. Lo storico del colore Philip Ball afferma che il fastoso Bacco e Arianna (oggi a Londra, National Gallery) dipinto da Tiziano nel 1523 per il signore di Ferrara mostra una gamma completa di colori al tempo disponibili. Lo stesso può dirsi di un altro capolavoro del 1514 pensato per il medesimo luogo, il Festino degli dei iniziato da Bellini e terminato ancora da Tiziano, che sta alla National Gallery of Art di Washington. Il ferrarese Garofalo onorò la serie multicolore estense con il suo magistrale Trionfo di Bacco, un quadro di 218x313 centimetri su disegno di Raffaello (mai sfociato in un quadro ma conservato a corte per oltre vent’anni), destinato nel 1540 alle “Camare nove in corte”, quando Ercole II d’Este volle abbellirle seguendo il gusto paterno per l’esplosione cromatica. Il mirabile dipinto se ne è andato a Dresda, alla Gemälde Galerie Alte Meister, il disegno raffaellesco sta all’Albertina di Vienna. A Ferrara ci si riforniva di materiali da pittura sul mercato veneziano, che primeggiava a livello europeo, e lì era nato dalla fine del ’400 un nuovo professionista, il vendecolori.
VITA A CORTE
Prima d’allora, erano gli speziali o spezieri, come erano detti i farmacisti, a preparare pigmenti per gli artisti. A Venezia giungevano materiali rari per pittura da tutte le parti del mondo, mettendo in moto una macchina commerciale prodigiosa e immensi ricavi. Tiziano, solo per fare un esempio, usava spesso l’azzurro di smalto, che era prodotto in Germania: veniva procurato da un vendecolori suo amico, Alvise Gradignan, che ebbe l’onore di ottenere da lui un ritratto, anch’esso ormai a Dresda. Le note di spese della Camera Ducale estense per colori e altri materiali affini sono parte integrante della storia dell’arte ferrarese e permettono di valutare l’impegno economico sotteso alla sterminata richiesta di queste realizzazioni, fossero “Status Symbol”di altissimo profilo o produzioni correnti per la vita quotidiana di corte in tutti i suoi aspetti. —
(10-fine)
MICAELA TORBOLI
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