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La madeleine di Luca «L’ho chiamata Canzone dell’estate e celebro gli Anni ’80»

Piero Negri
La madeleine di Luca «L’ho chiamata Canzone dell’estate e celebro gli Anni ’80»

Carboni presenta il suo singolo nato durante il lockdown «In questo brano l’amore è un simbolo ma anche verità»

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Il 2 agosto 1980, sabato, alle 10.25 Luca Carboni stava camminando in via Indipendenza a Bologna quando esplose la bomba. «Avevo 18 anni, per comprare strumenti e impianto per la mia band, i Teobaldi Rock lavoravo in un negozio di calzature e abbigliamento di via Rizzoli. Quel giorno stavo portando a riparare le scarpe di una cliente dal calzolaio di fiducia, che stava a 300 metri dalla stazione. Fui investito dall’impatto senza capire cosa fosse, sentii il botto e lo spostamento d’aria. Solo quando tornai in negozio seppi cos’era successo».



E intanto fuori qualcuno voleva cambiare il mondo, tirava la bomba sui nostri anni di piombo: c’è anche la strage di Bologna nella Canzone dell’estate, che Luca Carboni ha scritto durante il lockdown trascorso sull’Appennino bolognese e fatto uscire qualche giorno fa: «Durante la quarantena – racconta – ho fatto un po’ di esperimenti musicali per il prossimo disco, che sarà molto diverso dagli ultimi due. Poi, a sorpresa, mi è uscito questo testo, che mi ha spinto a giocare ancora ironicamente con l’electropop e a far rivivere sonorità dei sintetizzatori dei primi ’80. Ho sentito l’urgenza di farlo sentire. Non avevo in previsione di pubblicare qualcosa, non ho mai fatto uscire un pezzo così, senza un album pronto, mi ha guidato l’atmosfera della canzone».

La palla incastrata tra la Skoda e la Ford, i russi e gli americani o forse i cowboy e gli indiani: «Il mio quartiere, appena fuori dal centro, era fitto di palazzi popolari con grandi cortili pieni di bambini. A me il cortile sembrava grandissimo, come Piazza Maggiore, come lo stadio Dall’Ara. Abitavo al piano terreno, dopo pranzo mia mamma lavava i piatti, io scavalcavo la ringhiera e saltavo giù… La bici da cross gialla, gli slalom tra i pali dei fili per stendere, il rischio di graffiare la Skoda rossa fiammante del vecchietto “comunista”, tanti dribbling e tanti gol contro la porta di legno verde della lavanderia, sempre con la maglia del Bologna addosso. Le ragazze sedute sulla panchina verde che ci piacevano e ci guardavano, i ragazzi più grandi che truccavano i motorini e raccontavano le avventure in discoteca, balle alle quali ci piaceva credere. Era una vita fantastica, mentre il mondo viveva il conflitto tra russi ed americani, la Guerra fredda. Arrivava la sera e io ero ancora lì. Tuttora mi sembra di sentire mia madre: “Luca, è tardi! È pronta la cena. Siamo già tutti a tavola. Dai! ”».



La canzone dell’estate ha anche un video, interpretato da due ragazzini, «Luca e Vittoria, che rappresentano la mia generazione cresciuta in anni di piombo: nel ’68, ’69 andavo alle elementari per mano a mia madre e attraversavo spiegamenti di polizia in assetto antisommossa, a volte si tornava a casa perché sparavano i lacrimogeni. Più tardi, le barricate in centro. I carri armati. Radio Alice. Tutti gli anni 70 sono stati anni durissimi. Nel ’77 la morte dello studente Lorusso, nel 1978 Aldo Moro, nel 1980 la strage della stazione. È stata una specie di guerra civile. E poi l’eroina! Non volevamo più questa roba e abbiamo reagito facendo la musica nuova degli anni ’80, anche le manifestazioni artistiche più edonistiche diventarono una reazione e una provocazione. Non ne potevamo più di quel dolore, di quelle divisioni».



Perché fuori c’è l’odio e l’amore: «Mi piace far convivere gli opposti. Durante il lockdown ho pensato ad altri momenti drammatici della nostra storia. Ogni tempo ci sorprende e ci fa vivere nuove difficoltà ma anche condividere speranze, sogni e mettere davanti a tutto la cosa più importante che è l’amore. L’amore in questa canzone è soprattutto un simbolo… ma ci sono anche delle verità, “la mia ragazza” non ama le canzoni estive e mi prende in giro quando le scrivo. Le mie canzoni dell’estate? Azzurro, che però ho capito e amato da grande. Kalimba de luna di Tony Esposito: era il 1984, avevo pubblicato il primo album, questa canzone mi folgorò. Seppi che l’aveva prodotta un bolognese come me, Mauro Malavasi. Andai a cercarlo e realizzammo insieme il mio album del 1992 dove c’era Mare Mare, pensato come reazione ironica ai tormentoni latini. Poi nell’85 mi colpì L’estate sta finendo dei Righeira. Al mondo “estivo” di Battiato, pezzi come Summer on a solitary beach sono molto legato. Estate 1992 di Jovanotti mi è rimasta dentro anche perché ci fece incontrare, in qualche programma tv di quell’estate, e nacque l’idea del tour insieme». —



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