Pazzi e i versi nati dal lockdown Lo scrittore incontra il pubblico
Poesia e stelle cadenti Lunedì nel cortile del Castello l’incontro nell’ambito della rassegna estiva organizzata da Comune e teatro
La poesia quale mezzo primario di comunione e dialogo con gli altri, e non una chiave per chiudersi nella propria torre d’avorio. Questo dimostra al lettore Un giorno senza sera, l’antologia personale di Roberto Pazzi, edita da La nave di Teseo, che raccoglie il meglio di 53anni in versi.
La notte di San Lorenzo, lunedì 10 agosto, alle 21.15, lo scrittore leggerà dalle pagine del volume nel cortile del Castello, accompagnato dalle incursioni del violino di Marcello Corvino per la rassegna “Tempo d’estate”, organizzata dal Teatro Comunale Abbado. Pazzi, come ammise poco più che trentenne in una lettera folgorante al suo maestro, il grande Vittorio Sereni, non ha mai smesso di sperare nella gloria che la scrittura può donare agli esseri umani vincendone la finitezza intrinseca, valicando l’unica vita loro concessa; ma subito perse la convinzione che la poesia potesse riscattare la medesima esistenza nel presente, poiché preda di egoismo e vanità. «Subivo lo scacco di chi – argomenta Pazzi – negli anni Settanta aggrediva le cosiddette “anime belle”, colpevolizzando i lirici post sabiani quali Sereni stesso, come se scrivere in versi fosse un fatto borghese e narcisista, come se gli unici testi degni di attenzione dovessero affogare per forza tra gli intellettualismi o occuparsi di critica sociale, ma senza cuore. E mi riferisco a Sanguineti, Balestrini e al primo Eco».
I VERSI
La poesia per lui è rimasta una presa diretta con l’inconscio collettivo, in termini psicoanalitici, con il proprio daimon interiore in termini platonici. «È stata la struttura portante dei mie giorni – precisa – un’esigenza inestinguibile di trasparenza, l’ascolto di qualcosa che trascende necessariamente la stagione storica. La caduta della maschere ideologiche e morali. L’assoluta tranche de vie». Il fil rouge della serata sarà una lirica di Borges, una che lo insegue da tempo, Il dono infinito, e che si compie così: «Anche gli uomini possono promettere perché nella promessa c’è qualcosa di immortale», non nel mantenimento della parola data, perché nella promessa coincidono immaginazione e realtà. Infine Pazzi porterà con sé anche gli inediti composti d’un fiato durante il lockdown.
LA SERRATA
«Nel momento in cui si è fermata la società che ci strangola, in cui l’esistere si è tacitato, il silenzio diventava il canto dell’essere. La serrata era uno spazio ideale per ascoltare la poesia che ci anima e per riscoprirne l’autenticità». Il biglietto è di 5euro; è possibile prenotare la seduta con una mail a biglietteria.teatro@comune.fe.it. —
Matteo Bianchi
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