La Nuova Ferrara

Gabbani sul palco insieme all’Amico Fritz «Attraverso lui canto timidezze e intimità»

Piero Negri
Gabbani sul palco insieme all’Amico Fritz «Attraverso lui canto timidezze e intimità»

L’autore di “Occidentali’s Karma” al festival Collisioni con lo spettacolo “Inedito Acustico” 

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IL COLLOQUIO



Francesco Gabbani dice «Grazie», stasera ad Alba, con uno spettacolo che ha chiamato “Inedito Acustico”. Tutto è particolare, e dunque irripetibile: il contesto, poiché si tratta di un’edizione speciale del festival Collisioni intitolata appunto «Grazie» in omaggio ai lavoratori che durante l’emergenza non si sono fermati. Tanto che prima degli show (oltre a Gabbani, ci sono già stati Arturo Brachetti e J-Ax; dopo di lui Gino Paoli con Danilo Rea), alcuni di questi lavoratori si raccontano sul palco.



Ed è particolare anche lo spettacolo stesso, che ovviamente avrà solo i mille spettatori oggi permessi: «Cerco di sfruttare i limiti di questa estate per fare ciò che forse non avrei fatto mai – dice Gabbani – andando al di là di un concerto acustico, voce e chitarra. Mi sono inventato uno spettacolo che non è solo musica ma anche parole, un dialogo con la voce della coscienza, in realtà un attore che sta dietro le quinte al quale racconto la mia storia. Anzi, quella dell’Amico Fritz, mio alter ego, per evitare di parlare di sembrare autocelebrativo. È un’occasione per esprimere la mia personalità intima, se vogliamo le mie debolezze, i miei momenti più delicati». Che storia è, allora, quella di Francesco Gabbani, oggi trentasettenne, esploso tre anni fa con Occidentali’s Karma? «È la storia di una persona che fin da piccola ha avuto il sogno di vivere con la musica, che ci ha provato per tanto tempo fino a quando, intorno ai trent’anni, è arrivata quasi al punto di rinunciarvi. Ho sempre avuto contratti discografici, ma i risultati non arrivavano e cominciavo a pensare che avrei dovuto limitarmi a scrivere per altri. E proprio in quel momento, la svolta: sono andato a Sanremo Giovani, l’ho vinto a 33 anni, e poi Occidentali’s Karma... Così, quando è arrivato il successo, che mi ha colpito come un’ondata bellissima ma anche violenta, non capivo se lo meritavo davvero. Forse non ci speravo più. Insomma, credo che la mia storia sia quella di una persona che ha capacità di invenzione artistica ma che a tratti non si sente “artista”, perché ha paura di essere giudicato solo per l’apparenza. Viviamo in un momento in cui conta quello: io invece “artista” – e metto sempre le virgolette – cerco di esserlo veramente. Mi colpisce ancora che alcune cose che ho scritto, poi diventino di tutti, o di molti. C’è chi dice: mi hai salvato la vita, mi hai cambiato il modo di pensare, le tue canzoni mi hanno aiutato. E penso: parli di me? Che fino a trent’anni non sapevo se ce l’avrei fatta o no?».



Gabbani ha vissuto il lockdown a Luni, estremo lembo della Liguria, a tre chilometri dalla città in cui è cresciuto, Carrara, che è in Toscana. «Ho la fortuna di avere una casa immersa nel verde, in un posto in cui la vita sociale non è cambiata molto. Ho fatto lavori manuali, mi sono sporcato le mani, ho fatto il falegname, il contadino».

«Poi - continua il cantante - ho assorbito molto, il lockdown per me è stato un periodo di grandi riflessioni, anche sui massimi sistemi, sull’umanità. Però non ho scritto nulla, solo ora sto iniziando a farlo. Tra l’altro il mio album più recente, Viceversa, parla proprio del rapporto tra l’individuo e la collettività, tra chi siamo e come ci vedono gli altri, e Viceversa, la canzone che ho portato a Sanremo e che mi ha regalato tante soddisfazioni, parla di condivisione, un tema che è tornato caro a molti. Forse per questo è piaciuta».



E spiega Gabbani: «Molte mie canzoni nascono da una dimensione riflessiva, interiore, anche buia a volte, cruda, che poi esprimo con il sorriso, a volte l’ironia. È il mio modo di essere, tendo a sdrammatizzare. Sono consapevole del rischio che non si colga cosa c’è dietro quel sorriso. Un po’ mi dispiace ma non tanto. Preferisco dire cose sensate, a volte serie, senza annoiare. Vivo la musica come uno strumento di condivisione, di intrattenimento, che suscita emozioni e - conclude l’artista carrarese - non condizionate dal significato che può avere una canzone». —



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