Dall’Amica geniale alla voglia di scuola Le popolari Lila e Lenù fra il set e la vita reale
Gaia Girace e Margherita Mazzucco scoprono la popolarità «Non ci si abitua mai, solo ora ci prendiamo confidenza»
Saranno ancora Lila e Lenù, nella terza serie della saga tratta dai libri di Elena Ferrante, prima di essere sostituite da interpreti adatte a impersonare le protagoniste adulte. Saranno di nuovo sul set, nei panni di quei due personaggi che hanno segnato per sempre le loro vite. Divise tra ventate di travolgente popolarità e pause di rassicurante normalità. Ma, soprattutto, ora vogliono tornare a essere alunne sui banchi di scuola, uguali a tutti gli altri ragazzi che, in Italia e nel mondo, hanno dovuto abbandonare le classi causa pandemia e non vedono l’ora di tornarci.
«Mi aspetta il quarto anno di liceo linguistico – dice Gaia Girace, sempre più simile alla sua Lila –, in questo momento penso soprattutto a questo».
Come lei, Margherita Mazzucco, sempre più dentro la pelle di Lenù, spiega di avere progetti precisi: «Ho intenzione d’iscrivermi a Lettere moderne, dopo questi mesi di lezioni a distanza, spero di poter andare a scuola il più spesso possibile».
In attesa che le riprese del nuovo capitolo dell’Amica geniale, titolo Storia di chi fugge e chi resta (probabilmente 8 episodi, prodotti da Rai Fiction Hbo Entertainment con Fandango, The Apartment e Wildside) riprendano dopo la pausa Covid, le due giovanissime attrici, ospiti, a Cagliari, del Filming Italy Sardegna Festival, riflettono su un’esperienza da cui hanno imparato molto. E da cui sanno che è importante prendere le distanze.
«Il mio desiderio – dice Girace – è studiare le lingue per poter lavorare all’estero e avere una carriera internazionale».
Più difficile esplorare i piani di Mazzucco che, proprio come il suo personaggio, tende a misurare le parole, a osservare, e, solo dopo, a trarre conclusioni: «È chiaro – ammette – che, inconsciamente, tutte e due abbiamo assorbito qualcosa dei nostri ruoli, era normale che accadesse».
Ma è anche vero, aggiunge Girace, che «il bello di essere attore sta proprio nel cambiare continuamente, nell’assumere look diversi. Per me recitare significa soprattutto esprimere energia, dare movimento alle storie e ai personaggi, sono questi gli elementi su cui vorrei lavorare, mi piacerebbe fare sempre qualcosa di differente».
Sono entrate nel mondo dello spettacolo dall’ingresso principale, in primo piano per ore e ore di racconto, sostenendo scene difficili sotto tutti i punti di vista, eppure nessuna delle due dichiara di avere modelli: «Non mi ispiro a qualcuno in particolare – dice Mazzucco –, anche se, naturalmente, ho attrici che preferisco, per esempio Julia Roberts, Meryl Streep, Audrey Hepburn».
Sul tema Girace ha la sua teoria: «Non credo sia giusto tenersi aggrappati a degli esempi, ma è ovvio che anche io abbia i miei gusti. Tra gli attori ammiro molto Will Smith e Luca Marinelli».
Sulle passioni cinematografiche e televisive le strade, ancora una volta, si dividono: «Ho amato il Piccolo lord, Titanic, Mary Poppins – racconta Girace –, film che, visti e rivisti, non annoiano mai, è come se ogni volta dessero qualcosa di nuovo».
Molto diverse le serie preferite, Downton Abbey per Mazzucco e Le ragazze del centralino per Girace, che argomenta: «È una storia molto bella, fa capire quanto bisogna lottare per ottenere le cose che si desiderano».
Contano anche i gusti delle mamme, che accompagnano ovunque le figlie e, nel giro di pochi mesi, si sono trovate a dover amministrare richieste d’interviste e offerte di lavoro: «Mia madre – fa sapere Mazzucco – è rimasta molto colpita da Tredici, l’ho seguita anch’io, penso sia importante che i genitori vedano questo tipo di storie».
Vicende dure, attorno a temi come il suicidio e l’autolesionismo: «Sono drammi che vanno affrontati e raccontati – concorda Girace –, cose che succedono, per questo bisogna imparare a leggere dentro gli sguardi della gente, immedesimarsi nelle situazioni».
Essere diventate famose nello stesso momento, vivendo un successo internazionale, dividendo interviste, viaggi, apparizioni pubbliche, poteva provocare reciproche insofferenze: «Tra noi non c’è competizione – dichiara Mazzucco –, abbiamo ruoli e caratteri diversi».
Per questo non ci sono problemi se una (Girace) sembra avere la risposta sempre pronta e articolata, mentre l’altra (Mazzucco) preferisce silenzio e retroguardia: «Sono una persona complessa – dice la prima –, se ho qualcosa da dire, parlo, altrimenti divento muta. Posso sembrare logorroica o completamente senza parole».
L’unico argomento su cui Gaia e Margherita rispondono all’unisono riguarda l’improvvisa notorietà: «Non ci si abitua mai – spiegano –, ci vuole tempo, è una realtà con cui forse solo adesso stiamo prendendo confidenza». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
