La Nuova Ferrara

nuove frontiere 

Ecco i nomadi digitali in giro per il mondo Boom del fenomeno grazie alla quarantena

Elisabetta Pagani
Ecco i nomadi digitali in giro per il mondo Boom del fenomeno grazie alla quarantena

Lonely Planet ha realizzato una guida con tutti i consigli Il racconto: «Ho risparmiato e iniziato questa avventura»

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I nuovi nomadi prendono casa in base alla connessione internet. Che deve essere velocissima e che se è anche gratuita non guasta. Prima di decidere dove piantare (temporaneamente) le tende, valutano una serie di fattori. In cima a tutti, il costo della vita e la bellezza del posto. Perché se per mantenersi basta un computer, tanto vale attaccare la spina vista mare o montagna, invece che dentro a un anonimo ufficio.

I nuovi nomadi si chiamano nomadi digitali e tanto nuovi non sono, nel senso che potenzialmente esistono da quando internet permette di lavorare da remoto. Mai come in questo 2020 che ha messo il mondo in quarantena e rivelato le potenzialità dello smart working, però, sono stati così attuali, al punto che Lonely Planet ha pubblicato la sua prima guida dedicata a loro: Nomadi digitali. Consigli pratici e idee per vivere e lavorare on the road (Edt, 168 pp., 18 euro).



Ma che lavori fanno i nomadi digitali? Non solo i blogger di viaggio, il mestiere che per primo verrebbe in mente, ma anche assistenti virtuali, insegnanti (digitali) di lingue, graphic e web designer, programmatori, esperti di Seo (quelli che fanno in modo che un contenuto si trovi facilmente sui motori di ricerca).

Gianni Bianchini è un nomade digitale «da 6 anni e 10 mesi», dice senza doverli contare. Da allora tutta la sua vita è contenuta in un bagaglio a mano e con la compagna si sposta per il mondo vivendo per alcuni mesi qua e là a seconda del clima, del costo della vita, della curiosità. Pugliese di Martina Franca, 51 anni, «prima» lavorava nell’industria dei videogiochi: come collaudatore quando viveva in Inghilterra e come traduttore quando si è trasferito in Germania. «Ero stufo del 9-17 obbligato della vita d’ufficio - racconta - e progettavo un’alternativa. Ho letto 4 ore alla settimana Ricchi e felici lavorando 10 volte meno di Tim Ferriss, la Bibbia del nomadismo digitale, e nomadicmatt.com, per me il miglior blog su tema. Insomma, ho studiato, ho risparmiato 19.000 euro e, un giorno, io e la mia compagna ci siamo licenziati e siamo partiti». Prima tappa Bangkok. Il Sudest asiatico, la Thailandia soprattutto, attrae molti nomadi digitali. Secondo nomadlist.com, nella top 5 dei posti in cui lavorare da remoto tre sono in Oriente: Bali, in Indonesia, Chiang Mai e Bangkok in Thailandia (ma al primo e al terzo posto ci sono, rispettivamente, Lisbona e Berlino). Per la guida di Lonely Planet è nel Sudest asiatico (anche Vietnam e Corea) un terzo delle mete ideali. «Come prima destinazione suggerisco la Thailandia, Chiang Mai è da tempo uno degli hub preferiti dai nomadi digitali - consiglia Bianchini, che su Facebook ha aperto la pagina Nomadi digitali italiani, 10.000 iscritti -. Se stringi la cinghia lì puoi vivere con 600 euro al mese. Una stanza doppia con bagno e piscina ti costa 150 euro. In ogni bar la connessione è gratuita e veloce. Culturalmente è molto vivace. E si mangia bene con 10 euro al giorno».



Torna spesso nel Sudest asiatico anche Francesca Ruvolo, 30enne romana che in 5 anni di nomadismo - esperienza che racconterà a Rimini il 28 agosto a UlisseFest, la festa del viaggio - ha vissuto «in Messico, Usa, Spagna, Portogallo, Marocco, Grecia e per tre anni a Bali in inverno».

La quarantena l’ha passata in Australia e, confessa, «è stato uno dei momenti più duri perché ero lontana dai miei cari». I momenti entusiasmanti, invece, «sono tanti in una vita che ti regala libertà assoluta, soprattutto se viaggi da sola». Molti nomadi si fermano infatti solo quando i figli hanno 12-13 anni, e cercano il gruppo oltre che la famiglia. Laurea in marketing, Francesca è una content creator (influencer) che guadagna grazie a video sponsorizzati e collaborazioni con marchi, mentre Gianni, che prima del Covid si manteneva come blogger di viaggi, «ho dovuto reinventarmi e ora faccio anche il lifestyle designer, do consigli su come organizzare una vita nomade».

Un tema è la salute: come ci si tiene controllati? Molti fanno un check up totale all’anno, e per visite specifiche come quelle dentistiche scelgono i Paesi con una buona reputazione e tariffe basse. L’Italia ad oggi non attrae molti nomadi digitali. «Ci muoviamo in luoghi dove la vita è piacevole e produttiva per il nostro business - osserva Francesca - e l’Italia è ancora indietro». «Un peccato - sottolinea Gianni -, perché molti nomadi sono attratti dal nostro Sud, ma poi desistono perché il costo della vita è elevato e il Wi-Fi non sempre presente». —





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