La griffe Hollywood sul delitto Gucci Dirige Ridley Scott e un cast stellare
Il regista vuole De Niro, Pacino, Leto e Driver per il film su Patrizia Reggiani, interpretata da Lady Gaga
Da Robert De Niro ad Al Pacino, Ridley Scott sta preparando un cast stellare per il film che racconterà la storia noir di Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci. La black widow, condannata a 26 anni di carcere come mandante dell’omicidio dell’ex marito, sarà interpretata da Lady Gaga, fresca di un Oscar per la miglior canzone originale con Shallow, dopo la nomination come miglior attrice in A Star is Born. Accanto a lei, il regista sta cercando di scritturare anche Adam Driver e Jared Leto, oltre ad Al Pacino e Robert De Niro, e per non farsi mancare niente pure Jack Huston e Reeve Carney.
Alcuni di loro dovranno interpretare i personaggi di quella improbabile banda di criminali, messa insieme dalla cartomante napoletana di Portici, Pina Auriemma, grande confidente della Reggiani, che in aula le puntò il dito contro in un impeto melodrammatico: «Lei ha comprato la mia fame! ».
A dire il vero, tutti gli esecutori materiali di quel delitto, una stravolta combriccola di Soliti Ignoti versione hard boiled, furono comprati così. Aveva bisogno di soldi Ivano Savioni, detto Sauvignon, portiere di un alberghetto alla periferia di Milano, un bullo da film degli Anni 50 con il suo ciuffo nero ostentato pure nelle udienze del processo, che era solito partecipare alle sedute spiritiche convocate dalla fattucchiera di Portici. Partecipò all’organizzazione dell’omicidio per la modica cifra di 50 milioni, la stessa che sarebbe stata versata a Pina Auriemma, e dopo due anni dal delitto, mentre gli inquirenti brancolavano nel buio, cominciò a vantarsene con i clienti del suo albergo fino a quando uno di loro non chiamò Filippo Ninni, il capo della Criminalpol.
Sauvignon non lo conosceva nessuno. Ma Pina Auriemma era entrata un mucchio di volte come testimone nelle pieghe dell’indagine. Così la polizia mise sotto controllo i loro telefoni, e uno che aveva parlato persino con i clienti dell’albergo, non poteva certo risparmiarsi con la sua amica. Nomi, fatti, soldi, ricatti e spigolature varie, non si fecero mancare niente. La polizia li arrestò tutti. Quello che secondo l’accusa aveva preso più soldi, 350 milioni, era Orazio Cicala, una vita distrutta dalla passione del gioco, uno che si definiva imprenditore ma che l’unica impresa che aveva avuto, il ristorante di famiglia, l’aveva fatta fallire. Era stato in carcere per droga, e doveva la bellezza di 2 miliardi agli strozzini.
La mattina del 27 marzo 1995, fece l’autista del killer, parcheggiando la sua Renault Clio in via Palestro. Alle 8, 45 scese un tipo con una giacca di velluto che seguì Maurizio Gucci e gli esplose 4 colpi di pistola nell’androne del numero 20, colpendolo due volte e ferendo il portiere Giuseppe Onorato, che non era proprio vicino alla vittima. Non quel che si dice un gran tiratore. Poi però si avvicinò a Maurizio Gucci che si era girato da terra e lo guardava in faccia, mentre lui lo finiva tranquillamente. Come killer fu condannato all’ergastolo Benedetto Ceraulo, un siciliano, che al processo i complici cercarono di scagionare, ma che secondo i magistrati era l’unico della banda «con uno spessore criminale».
Non sappiamo ancora quali parti dovranno interpretare Al Pacino e Robert De Niro nel film tratto dal libro di Sara Gay Fordel, The House of Gucci. L’unica certa è la superstar pop Lady Gaga nel ruolo della Reggiani. Lei, Patrizia, quando ha parlato, alla Rai, si è dichiarata contro questo film. «Perché ho paura che faccia rivivere brutti ricordi alle mie figlie. Non dico no per quel che mi riguarda. Lo dico per loro».
In realtà tra Alessandra e Allegra e la madre è andato avanti un interminabile contenzioso sull’eredità, che secondo i giornali non è stato ancora risolto, perché le due figlie avrebbero rifiutato qualche tempo fa la rinuncia della Reggiani al vitalizio di un milione all’anno in cambio di una somma mensile e dell’uso dello chalet di Saint Moritz e di un veliero.
Passioni, soldi e bella vita sono stati il leitmotiv di questa storia. Sin dall’inizio, da quella festa nella Milano da bere del 1971, quando Maurizio Gucci chiese a un amico di presentargli quella ragazza che assomigliava a Liz Taylor. Lei, come raccontò in una intervista a Franca Leosini, non ne rimase folgorata. Però ci uscì lo stesso, cambiando in fretta parere: era diventato «adorabile». Si sposarono subito.
Il padre, Rodolfo, famoso ex attore col nome d’arte Maurizio D’Ancora, non era d’accordo. Secondo lui, quella ragazza senza storia mirava solo ai soldi del figlio e il giorno del matrimonio preferì non partecipare nemmeno e fare un viaggio negli Stati Uniti. Ma due anni dopo si arrese. Suo figlio era innamoratissimo, facevano la bella vita tra New York, Milano, Saint Moritz e sui mari solcati dal veliero Créole, la più bella barca del mondo.
Tutto cambiò all’improvviso proprio quando morì il padre, nel 1983. Lei disse che questo scatenò in lui la voglia di vivere quell’adolescenza che il genitore gli aveva negato. Non le faceva più regali e cominciò ad avere altre donne. Fino al punto, nel 1985, che partì per un viaggio e toccò al medico che aveva avuto in cura il babbo dire a Patrizia che il marito non sarebbe più tornato a casa. Nel 1976 aveva conosciuto Pina Auriemma. Se prima la teneva a distanza, adesso era diventata la sua dama di compagnia. Era guarita da un tumore al cervello ma quel male aveva contribuito a deprimerla ancora di più. A più di una persona aveva confidato che avrebbe voluto suo marito morto. «Non si preoccupa neanche delle figlie», si lamentava. I giornali parlavano del loro divorzio miliardario e lui viveva ormai con un’altra donna. Patrizia passava la vita a sfogarsi con una fattucchiera. E quando lei raccolse il suo invito a disfarsi dell’ex marito, chi meglio di Sauvignon per organizzare tutto? «Ci penso io», disse accarezzandosi il ciuffo. E difatti ci pensò. Poi al processo cercò di raccapezzarsi in quel gran pasticcio che aveva combinato. Disse che lui era un vigliacco, uno che aveva fatto solo delle piccole truffe. Guardatemi bene, diceva. Come se fosse un film. —
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