Vai con l’“Extraliscio” Jovanotti benedice il viaggio tra le balere diretto dalla Sgarbi
Il documentario sul nuovo gruppo alle Giornate degli autori a Venezia. La regista: «Così racconto quello che ho dentro l’anima»
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«La musica non può mentire - dice Jovanotti - se anche dice una bugia, quando la dice diventa vera». Nel film di Elisabetta Sgarbi Extraliscio - Punk da balera (Si ballerà finché entra la luce dell’alba) alle Giornate degli autori della Mostra del cinema di Venezia il 9 settembre, c’è tanta musica e neppure una bugia. Il film è la storia di un singolare progetto artistico di cui la Sgarbi si è innamorata, gli Extraliscio, che unisce il ballo liscio e il rock, con qualche tocco di elettronica e un approccio irriverente (punk) ai ritmi dei valzer e delle polke. «La Romagna ha messo il sorriso a musiche che venivano da Nord e da Est», aggiunge Jovanotti nel film, e infatti la band nasce da un’idea della figlia di Secondo Casadei, lo Strauss della Romagna, autore di Romagna mia: Riccarda ha fatto incontrare Mirco Mariani, musicista eclettico 51enne (collaboratore di Enrico Rava, Vinicio Capossela, Marc Ribot, Stefano Bollani e Paolo Fresu), e Moreno Conficconi, 62 anni, detto “Moreno il Biondo”, cantante, clarinettista, sassofonista, compositore e arrangiatore, da 40 anni tra i più popolari volti del liscio.
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Il film racconta quell’incontro, che ne ha rapidamente generati molti altri: con i maggiori esponenti del genere, ovvero, primo fra tutti, Mauro Ferrara, “Alain Delon” del liscio, poi il ferrarese Armando Savini, Roberta Cappelletti e Anna Maria Allegretti. E poi con i più sorprendenti Gilda Mariani (che è sul manifesto del film), Biagio Antonacci, Francesco Bianconi, Orietta Berti, Vasco Brondi, Elio delle Storie Tese, Lodo Guenzi, i teatranti che si fanno chiamare Gli Omini, Antonio Rezza, il pianista classico Michele Sganga. E Jovanotti, appunto, che con gli Extraliscio ha inciso una sua canzone, Sbagliato, che il 4 settembre uscirà come singolo e che nel film interpreta alla chitarra con Mirco, Moreno e gli altri in una stanza d’hotel a Fiumicino poco prima di decollare per il Sudamerica, per quel viaggio in bicicletta che è poi diventato una serie tv.
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Ma Extraliscio - Punk da balera è anche qualcosa di più e di diverso, come racconta la Sgarbi, che del film è regista e produttrice: «Chi mi ha introdotto nel mondo degli Extraliscio è stato Ermanno Cavazzoni - racconta - e io, approfondendo, non solo ho scoperto tutto il valore di questo progetto, ma ho deciso di fare questo film e di farlo da indipendente, in assoluta libertà. Infatti lo produco con il nome di Betty Wrong, wrong come sbagliato, che assomiglia un po’ al mio cognome, Sgarbi. C’è moltissimo di me, in questo film, che pure è totalmente votato al racconto di un gruppo che deve assolutamente diventare stellare.
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Li faccio partire dalla Romagna e li faccio arrivare a Milano, dove cantano in Galleria con le giacchette d’oro, segno di un successo che non potrà che crescere, una profezia del cuore. Il film è dedicato a mia madre (“A mia madre Rina, che ha ballato”): lei era della provincia di Ferrara, vicino alla Romagna, e della romagnola aveva il carattere. Mio padre era veneto, più riservato, ma amava ballare come tutti gli Sgarbi, che infatti erano chiamati Ballarin. Lei era molto corteggiata, ma quando incontrò lui, elegante e ballerino, non ebbe dubbi. Io per spirito di ribellione me ne sono andata a Milano e ho scelto di lavorare con i libri, però per vent’anni sono tornata a casa ogni weekend, mai ho reciso il legame con quella terra. Che infatti è molto presente nel film: il Po di Gorino, il faro, certi bar di provincia. Ho capito che raccontando il gruppo potevo raccontare ciò che ho dentro l’anima».
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Cavazzoni nel film è una guida, presenta musica e persone con le sue parole illuminanti e mai banali («Vasco Brondi appartiene a una generazione che si crede disperata e canta questa disperazione molto onestamente»): «Ha una silhouette elegantissima - dice la Sgarbi -, Fellini gli voleva affidare una parte ne La voce della Luna, ma lui disse di no, non se la sentiva. Ora ha detto sì, e ha messo nel film letteratura e poesia. Io invece ho messo il cinema che amo: Fellini con un personaggio come la Cappelletti che pare uscito da Amarcord; Kaurismaki, con la scena iniziale che è una citazione di Leningrad cowboys go America; Kubrick con un bar che sembra quello di Shining. La scena più cara è quella girata sul tetto dell’Hangar Morandi di Fiumicino: l’avevo vista nel video del brano Mai così di Mina; avevo sempre sognato di andarci, finalmente ce l’ho fatta». —
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