La Nuova Ferrara

Ferrara e le rondini: un legame poetico tra arte e letteratura

MICAELA TORBOLI
Ferrara e le rondini: un legame poetico tra arte e letteratura

Libertà, amore e coraggio: il senso dietro l’installazione tra via Mazzini, Saraceno e Terranuova 

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LA CURIOSITà

Trovandosi a Londra nel 1935, il pittore e scrittore ferrarese Filippo de Pisis volle mettere sulla tela una immagine della infilata di palazzi di Whitehall. Nella scena tumultuosa, vibrante, si vedono tante rondini nere che sfrecciano nel cielo inglese. Grazie ai birdwatchers si sa che esistono anche rondini bianche, come quelle che volteggiano in effigi simboliche sopra le vie Mazzini, Saraceno e Terranuova a Ferrara. Rondini ferraresi, spesso presenti ai pittori ed ai poeti concittadini. La rondine offre spunto già ad Omero per evocare il grido stridulo e disumano che il falso mendico Ulisse emette prima di scoccare la freccia dall’arco che solo lui poteva piegare, davanti ai Proci che sbiancano in viso, finalmente riconoscendolo: l’aspra vocalità dell’uccello, che dava noia anche a San Francesco che ordinò loro con successo di tacere, lo fa avvicinare ai chiacchieroni, da cui rifuggire come dagli ingrati, come consigliano Pitagora e Plutarco... non tener rondini sotto il tuo tetto, è scritto in ebraico in una tabella marmorea del ’500 sulla facciata di Palazzo Contughi-Gulinelli di via Savonarola, secondo le spiegazioni date da Erasmo da Rotterdam riguardo questo consiglio.

La rondine è legata al mito truculento delle sorelle Procne e Filomela: il marito della prima la tradì con la cognata, e Procne tagliò a pezzi il proprio figlio, lo cucinò per servirlo allo sposo fedifrago che poi la inseguì per ucciderla, ma lei venne tramutata in rondine, sfuggendogli. Una rondine misteriosa stava forse nel comparto perduto di Dicembre di Schifanoia. Infatti, secondo il magico testo arabo detto Picatrix, che il dotto Prisciani usò in parte per ideare il ciclo di affreschi borsiani, il segno del Capricorno ha nel suo primo aspetto un uomo bizzarro che stringe una rondine ed una upupa, con stravaganti significati. Riammessa al bene dal Cristianesimo, grazie alla sua mitezza e all’amore per i piccoli, il culto della Madonna della Rondine è testimoniato da alcune opere d’arte mirabili, tra cui una statua di terracotta quattrocentesca a lei dedicata che si trova nella chiesa di San Adriano della estense Spilamberto (Modena), pare di mano di Michele da Firenze, lo stesso artefice che eseguì nel 1427 la statua mariana che orna il protiro della Cattedrale di Ferrara. La rondine è simbolo di libertà per Ariosto mentre Tasso la lega all’amore. Ma il poeta ferrarese più legato alla rondine è Corrado Govoni (1884- 1965) che nella raccolta Le fiale del 1903 si raffigura con toni crepuscolari lontano da casa, nel tempo in cui «Son tornate le rondini al lor nido/sotto la gronda de la tua finestra», la finestra della casa di sua madre. Poi, cogliendo qua e là dalla raccolte govoniane, ecco che «Anche il mare ha la sua primavera/rondini all’alba, lucciole la sera», ancora canta «Le rondini, sui fili del telegrafo», le stesse che «bisbigliano nel nido», «argute», «sguisciano cinguettando», per tanti aspetti a lui «sorelle». Per Bassani, infine, nella raccolta In gran segreto, l’amica lontana è la «mia rondine». Le rondini del Ghetto di Ferrara, luogo d’elezione di Bassani, sono perciò altamente poetiche. —

MICAELA TORBOLI

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