La Biennale Donna diventa maggiorenne nell’anno più difficile
Da oggi a Palazzina Marfisa d’este le opere di tredici artiste La curatrice: «In parete foto diverse, basta con i soliti nomi»
Una Biennale Donna «difficile da organizzare», considera la curatrice Angela Madesani, con l’emergenza sanitaria che ha costretto a ripensamenti rispetto all’iniziale programmazione, con conseguenti cambi di stagione e sede. Ma alla fine, anche la 18ª edizione della rassegna è pronta e, da oggi al 22 novembre, a Palazzina Marfisa d’Este (corso Giovecca 170, Ferrara), sarà visitabile la mostra “Attraversare l’immagine. Donne e fotografia fra gli anni ’50 e gli anni ’80’’.
IN PARETE
Protagoniste della rassegna Paola Agosti, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Giovanna Borgese, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Françoise Demulder, Mari Mahr, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Leena Saraste, Francesca Woodman e Petra Wunderlich, «tredici donne che hanno apportato un contributo fondamentale non solo alla fotografia ma anche alla storia geopolitica del nostro mondo», dice Madesani parlando anche di “scoperte”. Perché «in mostra non ci sono le “solite persone”: per esempio c’è Lori Sammartino, che se la si cerca esce solo una notizia sulla biografia personale, era cioè la prima moglie di Maurizio Costanzo. Mostrarne le opere è anche un modo per guardare a lei con occhi nuovi; così bisognerebbe fare anche Chiara Samugheo, attraverso le sue foto sulle tarantate salentine». E in mostra ci sono anche fotografe più conosciute come Lisetta Carmi, di cui «sono comunque esposti lavori meno noti – dice la curatrice – come quelli sugli operai del porto di Genova». Ci sono i lavoratori e gli scioperanti, le loro lotte per un cambiamento della società negli anni ’60, e poi i reportage di guerra in Libano e Cambogia, e quello sull’apartheid realizzato negli anni ottanta in Sudafrica da Paola Agosti: «Allora per un bianco era vietato documentare quelle vite. Così scattai quelle foto di domenica, quando i guardiani bianchi dei neri erano a messa».
L’APPELLO
In mostra anche il sentire più individuale che scaturì dagli anni ottanta, con le fotografie di Francesca Woodman. La mostra c’è, «ora abbiamo bisogno del ritorno dei cittadini – è l’appello dell’assessore Marco Gulinelli, che anticipa – la fotografia diventerà sempre più fondante per la città. La cultura è ripartita». Orari: 9.30-13 e 15-18, chiuso il lunedì. —
Giovanna corrieri
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