La Nuova Ferrara

La risposta dell’Abbado al Covid Quattordici spettacoli a Ferrara dai classici alle nuove produzioni

Samuele Govoni
La risposta dell’Abbado al Covid Quattordici spettacoli a Ferrara dai classici alle nuove produzioni

Passaggio di testimone tra Pedroni e Corvino. I posti saranno ridotti ma i prezzi resteranno invariati

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Il Teatro Comunale Abbado di Ferrara getta il cuore oltre l’ostacolo e lo fa con una stagione di prosa notevole, sia per i titoli sia per gli ospiti, ma anche per la scelta di mantenere il costo dei biglietti invariato nonostante i posti disponibili siano necessariamente ridotti. Ieri mattina nelle sale del Ridotto, Marino Pedroni, direttore artistico uscente, ha definitivamente passato il testimone a Marcello Corvino, che dal 1° gennaio ne erediterà il ruolo a tutti gli effetti. Ad aprire la presentazione della stagione, che si compone di 14 spettacoli suddivisi in cinque filoni ideali, è stato Mario Resca.

Il presidente della Fondazione è intervenuto via webcam da Milano e ha detto: «Il mio cuore batte per Ferrara. Guidare questo Rinascimento del Teatro Comunale ha rafforzato il senso di ferraresità che già portavo con me». Ai suoi saluti hanno fatto seguito quelli di Marco Gulinelli e Matteo Fornasini, rispettivamente assessore alla cultura e al turismo di Ferrara. «Il teatro nasce per colmare i vuoti, per dare risposte alla nostra vita nel quotidiano e – ha precisato Gulinelli – anche se questo può sembrare un discorso molto filosofico e poco pratico, è proprio questa costante ricerca e passione che ci spinge a proseguire, crescere e migliorare». Il collega e amico che si occupa anche del Bilancio della città si è collegato a lui aggiungendo: «L’esperienza manageriale di Resca mancava a questo teatro. Aver riaperto per primi, il giorno stesso del via libera dello Stato, non era un risultato scontato. Il teatro deve aprirsi alla città, dialogare con essa e coinvolgere i suoi abitanti. Gli spettacoli in Castello e in Gad dell’estate appena trascorsa – ha sottolineato Fornasini – vanno in questa direzione».



L’applauso più lungo però è stato riservato a Marino Pedroni, non solo come giusto riconoscimento per il ruolo che fino ad oggi ha ricoperto (e ricoprirà fino al 31 dicembre) ma anche e soprattutto per la conoscenza del teatro, sia come arte, sia come istituzione culturale ferrarese. «Il cartellone di prosa ha sempre avuto numeri più alti rispetto alle altre stagioni, sia come biglietti sia come abbonati, e noi abbiamo investito anno dopo anno per proporre un’offerta alta e ampia. Il nostro obiettivo era mostrare ciò che si muoveva nella poetica italiana e in 56 anni – ha affermato – da qui è passato veramente di tutto. Il pubblico ha premiato il nostro lavoro. Auguro a Marcello (Corvino, ndr) buon proseguimento». Prima di presentare la stagione 2020-2021, il coadiutore artistico ha detto di sentirsi ingranaggio di un team culturale che lavora a 360 gradi a servizio della comunità. «Dagli spettacoli in teatro, in piazza e in Castello, alle grandi mostre, Ferrara deve essere motivo di richiamo. Investiremo sull’impianto di areazione del teatro per utilizzarlo anche d’estate, funzionerà sempre. Il Covid – ha chiuso Corvino - non deve essere la scusa per fermarsi, bensì uno stimolo per fare meglio e di più».



Saranno 14 spettacoli divisi in 5 filoni: capolavori del teatro, capolavori della letteratura, chi interpreta se stesso, filone in rosa e produzioni del Teatro Comunale Abbado. La nuova stagione di prosa si aprirà il 16 ottobre (repliche il 17 e 18) con Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare diretto da Serena Sinigaglia con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa e Virginia Zini. Il programma continua con Il nipote di Wittgenstein. Storie di un’amicizia di Thomas Bernhard, diretto da Patrick Guinand con Umberto Orsini e Elisabetta Piccolomini (6, 7, 8 novembre). L’anno si chiude con La vedova Socrate di Franca Valeri, monologo con Lella Costa diretto da Stefania Bonfadelli (18, 19, 20 dicembre). Il 2021 inizia con La verità di Bakersfield di Stephen Sachs, diretto da Veronica Cruciani con Marina Massironi e Roberto Citran (15, 16, 17 gennaio).

Rocco Pappaleo e Fausto Paravidino saranno i protagonisti di Peachum. Un’opera da tre soldi, ispirato al classico di Bertolt Brecht (22, 23, 24 gennaio) e poi il 27 gennaio, per il Giorno della Memoria, Corrado Augias in prima nazionale presenterà A cosa serve la memoria. Due sere dopo, venerdì 29, andrà in scena Se questo è un uomo di Primo Levi, adattato da Domenico Scarpa e Valter Malosti, che ne è anche protagonista (repliche 30 e 31 gennaio). Dal 12 al 14 febbraio si cambia argomento con Chiedimi se sono di turno di e con Giacomo Poretti. Sarà poi la volta di Fratto X di e con Antonio Rezza e Ivan Bellavista (25, 26, 27 febbraio). A marzo c’è Zorro di e con Sergio Castellitto, tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini (5, 6, 7 marzo) e la settimana dopo, dal 12 al 14, va in scena Furore di John Steinbeck di e con Massimo Popolizio. Ad aprile tocca Le leggi della gravità di Jean Teulé di e con Gabriele Lavia e Federica di Martino (9, 10, 11 aprile). La settimana successiva sotto i riflettori torna Ascanio Celestini con Barzellette (14, 15, 16 aprile). La stagione si chiude con Il mistero buffo di Dario e Franca con Marino Pirovano e Lucia Vasini (28, 29, 30 aprile). Gli spettacoli inizieranno alle 20.30 e alla domenica alle 16. —



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