Samuel live a Ferrara: vi porto nel Golfo Mistico Poi torneremo a ballare
Domani sera il leader dei Subsonica dal vivo in piazza Trento e Trieste Il cantautore: «Doveva essere una data ed è diventato un vero tour»
L’INTERVISTA
«Il Golfo Mistico doveva essere una data unica e poi è diventato tour. Il nome? L’ho preso dal mio studio. Nel Golfo Mistico sperimento, provo, registro... chiamare così questi concerti è stato un po’ come portare il pubblico al suo interno, un modo per condividere uno spazio». Samuel, cantautore, chitarrista e leader di Subsonica e Motel Connection, si esibirà domani in piazza Trento e Trieste nell’ambito del Ferrara Summer Festival. Tra alberghi da lasciare, taxi da prendere e posti da raggiungere, lo abbiamo intervistato.
Samuel, com’è nato il tour? Le mancavano i live?
«Quando c’è stata la possibilità di tornare ad esibirsi dal vivo non ho esitato un attimo. Vedevo molti colleghi dubbiosi e titubati, io mi sono buttato e sono stato tra i primi a farlo. Sentivo il bisogno di tornare su un palco e incontrare il pubblico. Mi sono chiesto come coniugare la mia musica e le nuove modalità di fruizione dei live. Da lì è nato “Golfo Mistico”, doveva essere una data unica e invece è diventato un tour con oltre venti tappe».
Che show è e che effetto le fa questa dimensione?
«Sicuramente avere davanti persone sedute è diverso. Io sono sempre stato abituato agli assembramenti, alla calca sotto palco e quindi questa modalità è una novità anche per me. Per affrontarla ho apportato dei cambiamenti al mio modo di stare sul palco. In questo tour sono seduto anche io, un gesto empatico che, insieme a un repertorio diverso e maggiormente da ascolto, mi consente di essere più vicino agli spettatori».
Perché ha intrapreso un percorso solista?
«Con i Subsonica siamo sempre stati aperti alla possibilità di ritagliarci spazi di ricerca personali. Nel gruppo abbiamo tutti personalità forti ed è giusto prendersi uno spazio anche fuori dalla band: è una questione di sopravvivenza. Quando abbiamo cominciato vivevamo insieme, ascoltavamo la stessa musica e vestivamo uguale, poi gli anni passano, le vite cambiano e diventa necessario misurarsi anche con qualcosa di diverso. Per noi l’attività extra Subsonica è un momento per lasciarci andare».
A proposito, come ha vissuto il capitolo X Factor?
«È stata un’esperienza particolare, un po’ come andare a scuola di lingua. Invece di imparare l’inglese ho imparato il linguaggio televisivo. Non ho mai frequentato tanto la televisione e quindi partecipare a X Factor mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un mondo a me sconosciuto. Ho anche occupato il posto del giudice, io che sono sempre stato giudicato perché ho sempre vissuto sul palco. Devo dire che preferisco il palco. Poi è rimasto il rapporto umano con alcuni dei miei ragazzi. Nei loro confronti ho provato un senso “paterno”, mi sentivo di proteggerli come si fa coi figli».
Le mancano i concerti “vecchia maniera”?
«Sì. La musica dal vivo è liberazione. Sono sempre stato abituato ad andare ai concerti per ballare, sudare, sfogarmi, conoscere gente e vivere il momento, tutte cose che ora come ora sono impossibili per le misure di sicurezza imposte. Credo che quei concerti torneranno, devono tornare. Ci sono state altre pandemie nella storia e le abbiamo superate, supereremo anche questa». —
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