Geni del Rinascimento da Ferrara a Urbino
Il connubio tra Estensi e Castiglione si scopre nelle Marche Fino a novembre c’è “Volti e momenti della civiltà di corte”
A Urbino, in Palazzo Ducale, è in corso la mostra Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della civiltà di corte (a cura di Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Soletti, fino al 1° novembre). È una esposizione dalle forme non tradizionali, che vuole cantare due geni del Rinascimento, uno letterato e l’altro artista, amici tra loro, in occasione delle manifestazioni per il quinto centenario della morte del pittore. Per i suoi stretti legami con Ferrara, attenzione in particolare è da darsi a Castiglione.
IL VOLUME
Sull’elegantissimo frontespizio del libro che lo rese immortale, ed è tra i più noti del Rinascimento, sta scritto: Il Libro del Cortegiano del Conte Baldesar Castiglione. Reca la marca tipografica dello stampatore principe dell’epoca, attivo a Venezia, Aldo Manuzio, nelle persone dei suoi successori, gli eredi Manuzio, e di Andrea Torresano detto d’Asola (suocero di Aldo), che lo stamparono nel 1528. Essa presenta un delfino attorto ad un’ancora, che si riferisce al motto prudenziale Festina lente (affrettati lentamente), tratto da una moneta romana che Aldo mostrò ad Erasmo da Rotterdam in persona. Aldo, di origine laziale, aveva studiato a Ferrara con Battista Guarini, e viveva allora in via Centoversuri: la città estense era la culla degli studi classici più raffinati, ed Aldo apprese qui il greco. Venezia, capitale dell’editoria del tempo, lo accolse benignamente. Castiglione (1478-1529) fissò nel Cortegiano i crismi della figura dell’uomo di corte, dei suoi modi, della mentalità, discutendone con un gruppo di dame di grande lignaggio e cultura, e uomini dotti e sofisticati, che ne profilano la figura ideale.
I RAPPORTI
Ferrara e Castiglione (1478-1529), un connubio elevatissimo. Castiglione era mantovano di nascita, e tra le sue diversificate attività diplomatiche e culturali si conta il servizio per il marchese Francesco II Gonzaga, e quindi la vicinanza con la marchesa sua moglie, Isabella d’Este. Tra le frequentazioni di Castiglione si annovera anche il cardinale Ippolito I d’Este, che compare, lodatissimo, nel corpo del testo del Cortegiano. Fondamentale per la fama di eccellenza di Ferrara, dove egli era spesso, è la sua amicizia con Alfonso Ariosto, che riteneva l’esempio massimo di uomo di corte perfetto. Alfonso (1475- 1525) era cugino di secondo grado di Ludovico. Divenne uomo di fiducia di un altro Alfonso, il duca di Ferrara, e per lui, oltre che per il cardinale Ippolito I, trattò delicate questioni politiche come diplomatico.
SENTIMENTI E POLITICA
Per celebrare la stima piena di ammirazione che Castiglione nutriva verso Ariosto, il letterato volle dedicargli proprio il suo Cortegiano in quanto «giovane affabile, discreto, pieno di suavissimi costumi ed atto ad ogni cosa conveniente ad omo di corte». Questo, malgrado la morte di Alfonso avvenisse prima della pubblicazione del libro: semplicemente affiancò anche una dedica al vivente Miguel da Silva, un vescovo portoghese poi divenuto cardinale.
Alfonso aveva proposto il tema all’amico, e nella economia del discorso rimane come presente, si legga a proposito il saggio di Marianna Villa su «Margini» (n. 5, 2011). Castiglione sposò nel 1516 la quindicenne Ippolita Torelli, la cui famiglia era di origini ferraresi. I Torelli, specie nella potente figura di Salinguerra II, ebbero fama e spazio politico nella città medievale, ancora in bilico tra casati in lotta tra loro (celebre l’inimicizia degli Adelardi nei loro confronti), che vide infine il trionfo degli Estensi. Diramati poi in altri rami, ad esempio in Bologna, restarono legati anche a Ferrara. Specie Ippolita, che aveva quale zio Annibale Bentivoglio, marito di Lucrezia di Ercole I d’Este.
Assommando questi pochi tratti (ben altri ve ne sono), centrati su Castiglione e Ferrara, ai molti nodi che la legarono a Raffaello, nonché ai rapporti fecondi della corte di Ferrara con i Montefeltro, la mostra urbinate che ne tiene conto è da non perdere. —
Micaela Torboli
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