Il testamento di Chagall scritto nelle sue opere Quadri in mostra a Rovigo
L’appuntamento con i capolavori di Chagall a Rovigo sarebbe stato per il 4 aprile scorso, ma la pandemia ha bloccato tutto. Fortunatamente l’esposizione non è stata annullata ma solo rimandata e così si è riusciti a non privare il territorio e la Città delle Rose di un’iniziativa così culturalmente rilevante. La rassegna, inaugurata il 19 settembre e visitabile fino al 17 gennaio 2020, è stata possibile grazie al lavoro incessante della curatrice Claudia Zevi e dei produttori che in questi mesi han mantenuto costantemente i contatti con i prestatori internazionali, assicurandoli anche a settembre.
IL FILO CONDUTTORE
E così la bellissima mostra ha aperto i battenti a Palazzo Roverella (via Laurenti 8/10, Rovigo) permettendo a tutti gli appassionati d’arte di lasciarsi incantare dal linguaggio poetico e sognante di uno dei pittori più semplici ed al contempo più complessi e profondi del Secolo breve. Profondi come solo l’anima ebraico – chassidica e russa di Marc Chagall poteva essere. L’esposizione si avvale di un preciso impianto museale, basato su di un tema puntuale, approfondendolo attraverso una selezione di indiscussi e solo in parte noti capolavori. Il tema fondante scelto dalla curatrice è proprio quello dell’influenza che la cultura popolare della Grande Madre Russia ha avuto su tutta l’opera di Chagall.
LA RASSEGNA
In mostra più di cento opere, alcune addirittura inedite: circa 70 i dipinti su tela e su carta oltre alle due straordinarie serie di incisioni ed acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, Ma Vie – La mia vita, 20 tavole che illuminano la sua anticipata ma già dolente autobiografia e Le anime morte di Gogol, insieme con Tolstoj, Puskin e Dostoevskij, il più profondo conoscitore dell’anima russa della grande letteratura, come Tchaikowski o Glinka o Musorgskij lo furono per la musica. Per questo Chagall può ancora esser considerato un “moderno”, un antesignano – ma forse, sarebbe meglio dire con Eliot, ormai, un classico. Anche la mia Russia mi amerà – il titolo della mostra – son proprio le parole con cui si conclude Ma Vie, l’autobiografia illustrata da lui pubblicata ad appena 34 anni a Berlino all’inizio dell’esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva. Visse in Europa e negli Stati Uniti, ma a chi gli chiedesse quale fosse la sua patria, rispondeva: «Tutto il mondo lo è, io vivo dappertutto, ma, più che altro, a Vitebsk (dove era nato, ndr) ed a Parigi». —
MARIA CRISTINA NASCOSI
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