Zero, 70 anni vissuti sempre controcorrente «Deluso da un’Italia che imita la mondezza»
Il 30 settembre per celebrare l’importante traguardo esce un cofanetto con tre dischi. E l’artista è ancora in guerra con l’industria musicale
L’INTERVISTA
Luca Dondoni
Il 30 settembre Renato Zero taglierà il traguardo dei 70 anni e per festeggiarli saranno ben tre i dischi del cofanetto Zerosettanta che usciranno rispettivamente il 30 settembre (Volume 3), il 30 ottobre (Vol. 2) e il 30 novembre (Vol. 1). Il primo album è stato anticipato dal singolo L’angelo ferito, una poesia sulla difesa del proprio spazio vitale. Il 29 settembre poi, Canale 5 celebrerà la carriera del Re dei Sorcini con lo speciale Zero il Folle dove, oltre alle immagini degli show dal vivo dell’11 e 12 gennaio scorsi al Forum di Assago, attori e amici parleranno di lui: da Giannini a Lavia, da Guerritore e Ferilli e Foglietta. «Questo progetto non è il mio funerale, ma la mia rinascita. Attenzione, lo dico seriamente: Renato Zero non è una gabbia felice ma una punizione cattiva. Perciò ho premiato i miei 70 anni con 40 canzoni inedite che chiudono un cerchio e rilanciano la mia carriera verso il futuro. Mi chiedono di fare dei concerti in streaming o in luoghi per poche persone: e gli altri? Quelli che mi amano e non possono venire in luoghi con poca capienza? Non è cosa. Non vedo l’ora che tutto questo finisca e si riparta tutti insieme».
Lei è molto sensibile al problema dei lavoratori della musica che stanno soffrendo economicamente.
«Le faccio una confidenza: parte degli utili di questo mega lavoro serviranno per aiutare la grande famiglia di professionisti che ha contribuito al mio percorso dal vivo».
Perché il via dal Volume 3?
«Ancora una volta per premiare i miei fan che all’inizio di ogni concerto urlano: «3-2-1-Zero!». L’idea è loro, un conto alla rovescia che, come ogni cosa della mia vita, dà un buon risultato anche se parte al contrario».
Quale sarà la differenza sostanziale fra i tre dischi?
«Ho obbligato l’artista Renato Zero a raccontare i suoi 70 anni come dentro un confessionale. C’è la mia maturazione ma anche la fretta di un uomo che ha capito, e io l’ho capito benissimo, che l’orizzonte si sta restringendo. Nel volume 3 c’è l’influenza dei miei musicisti inglesi, Phil Palmer e Alan Clark; nel 2 le storie del mio rapporto con la folla. Nel Volume 1 l’amore e la voglia di raccontarlo. L’amore è gratis e andrebbe distribuito equamente. La musica lo permette».
Per colpa della pandemia molti artisti si sono fermati. Lei va controcorrente.
«Non tuttireagiamo allo stesso modo; credo che la musica vada celebrata anche se le etichette hanno spinto affinché certi artisti non uscissero..».
Continua la sua polemica verso l’industria musicale.
«Ce l’ho con le major. A noi gli americani ci mandano la mondezza e noi la digeriamo senza problemi anzi, la facciamo nostra e la copiamo pure. Sì, sono polemico nei confronti di un’Italia che ha perso la sua potestà. La mia è una protesta legittima perché sono italiano. Il mio lavoro è frutto di fatica e di rinunce e le radio, certe radio, se lo dimenticano. La tv e i mezzi di comunicazione, Rai compresa, durante il lockdown invece di trasmettere speciali su De Andrè, Guccini o Lauzi hanno fatto altro. Eppure artisti così sono da tenere sul palmo di una mano».
Lei non ha mai copiato nessuno e, anzi, ha usato le paillettes per affermarsi.
«Le paillettes mi hanno offerto l’opportunità di riuscire a far accettare i miei appelli. La gente rideva e applaudiva questa figura molto colorata e stravagante, ma quando aprivo la bocca dicevo cose spesso opposte alla rappresentazione estetica. Non volevo vincessero le paillettes ma che le paillettes fossero un mezzo per arrivare dove volevo. E ho vinto». —
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