La Nuova Ferrara

IL LIBRO 

Le lettere di Lucrezia Pubblicati i carteggi e le verità nascoste della celebre duchessa

Micaela Torboli
Le lettere di Lucrezia Pubblicati i carteggi e le verità nascoste della celebre duchessa

In 727 missive il ritratto della donna del Rinascimento Uscito il volume antologico a cura di Ghirardo e Angiolini

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Lucretia. Così dovremmo sempre chiamarla, la più famosa tra le duchesse di Ferrara, Lucretia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este dal 1502 e fino alla morte, 1519. Quella moderna “z” di Lucrezia svia dal bel nome classico, con cui si firmava. Ma tant’è, Lucrezia piace di più. Le 727 lettere della sua corrispondenza, possedute dall’Archivio di Stato di Modena che ne conserva il maggior corpus sopravvissuto, sono ora disponibili integralmente in un monumentale volume, fresco di stampa, dal titolo Lucrezia Borgia. Lettere 1494-1519, nato per volontà della Direzione Generale degli Archivi di Stato, sotto l’egida del Soroptimist International Club Modena (ed. Tre Lune Edizioni, Mantova).

il volume

Diane Yvonne Ghirardo, che ha curato con la collaborazione di Enrico Angiolini l’epistolario della duchessa, iniziato negli anni dell’adolescenza, è una paleografa provetta. Statunitense, Ghirardo passa con disinvoltura dagli studi sull’architettura del ’900 (è docente sia in Italia che in patria) a quelli di storia estense, che spaziano dalle indagini sulla prostituzione nella Ferrara del Rinascimento a figure come Eleonora d’Aragona e, appunto, la Borgia. Nel libro, Ghirardo offre anche un ampio saggio biografico su Lucrezia, una donna che concentra in sé punti di vista opposti sul suo burrascoso privato, revisionismi non sempre accurati, partigianerie. Calamita di scandali di ogni tipo, veri o presunti, che tuttora pagano nel mondo editoriale e televisivo. Le lettere di Lucrezia parlano con la sua voce. Certo, insieme a fatti solidi si tratta anche di «Missive ingannevoli e verità nascoste», come rileva Patrizia Cremonini nella prefazione, dove si descrive il lato segreto delle lettere, ad esempio quello che prevede linguaggi cifrati che la Cancelleria elaborava per coprire i segreti contenuti nelle missive. Lucrezia scriveva “manu propria” o “de man propria”, ovvero di persona, ma più spesso delegava un segretario, che correggeva anche i suoi errori. Talvolta usava la lingua paterna, lo spagnolo. Lucrezia ci apre fra le righe la sua realtà. Senza ombre? Forse che si forse che no, avrebbe detto sua cognata Isabella d’Este, che di questa frase prudenziale aveva fatto un proprio motto.

la figura

Emerge nel tempo la Lucrezia versatile, con capacità di governo ma anche imprenditrice che investe, regola e dispone per le proprietà statali ma soprattutto personali: un tratto che la accomuna alla madre, l’amante del cardinale Rodrigo Borgia, divenuto in seguito papa Alessandro VI, quella Vannozza Cattanei che, dopo aver perduto il favore del padre di Lucrezia, diventa affarista e padrona di diversi alberghi romani (si legga il saggio di Cynthia Stollhans, Vannozza Cattanei, A Hotel Proprietress in Renaissance Rome, in «Early Modern Women: An Interdisciplinary Journal» 10, n. 1, 2015, pp. 105-113), mettendo a frutto quanto ricevuto dal Borgia. Il broncio non si addice a Lucrezia, essa appare sempre conciliante, pacata, e del resto, rimasta senza appoggi esterni dopo la morte di suo padre nel 1503, e del pugnace fratello Cesare quattro anni dopo, non ha altra scelta che esaltare il ruolo ducale, facendo tesoro dell’amore che lo sposo le mostra. Lui, infatti, questa «muiera (…) la trova segondo el suo apetito». Lucrezia ha un controllo assoluto sulle proprie emozioni, non piange mai, tra lo stupore dei cortigiani. Ottima madre, nelle lettere la vediamo persino antesignana della cucina salutistica, a base di frutta, verdure e creme di zucca con ricotta.

la curiosità

Le zucche migliori arrivano per lei da Medelana. Ghirardo non ha una buona opinione di Isabella d’Este, marchesa di Mantova («donna intelligente e di grande personalità, ma arrogante, presuntuosa, irascibile, critica verso gli altri, concentrata su se stessa»), e parteggia per Lucrezia nel confronto fra le due primedonne. Senza dipingere un santino che ritragga una Lucrezia improbabile, nell’epistolario e nelle testimonianze indirette delle lettere di chi la conobbe e frequentò, risalta soprattutto la sua accortezza, il tatto di chi smussa per meglio vivere, la necessità di adattarsi come autodifesa. Se si irrigidisce, subito passa a blandire con talento diplomatico, nulla le sfugge. Ben consigliata dai segretari, dei quali si coglie talora l’influenza nelle lettere. La sua stessa grafia, assai aguzza e quasi priva di lettere arrotondate (un grafologo dovrebbe analizzarla), fa comunque pensare che Lucrezia avesse buoni artigli, ben nascosti e morbidamente rivestiti. —

Micaela Torboli

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