La Nuova Ferrara

La fame nel mondo è tornata a crescere All’agricoltura il compito di affrontare la sfida

Adriano facchini

Domani iniziative nei Paesi dell’Onu sul tema “Coltivare, nutrire, preservare”. La prima mossa è la riduzione degli sprechi

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Il 16 ottobre è la Giornata mondiale dell’alimentazione e la fame, dopo essere diminuita per quasi duecento anni, da qualche anno ha ripreso a crescere. La Fao e l’Onu ricordano domani anche i loro 75 anni di vita.

Dal 1981, il 16 ottobre di ogni anno, in oltre 150 Paesi del mondo si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione, con il preciso intendimento di continuare a sensibilizzare la gente su un problema importante, la fame, che dal 2016, dopo essere diminuito per ben 2 secoli, ha ripreso a salire. Quindi da 40 anni, in tutti i Paesi aderenti, si organizzano iniziative, specie nelle scuole, mentre il numero di persone affamate ha superato largamente la cifra di 800 milioni.

Paradossalmente, però, nel mondo, si registra, anche un numero esorbitante di persone in sovrappeso, almeno una su tre, una parte importante delle quali è obesa, con gravissimi rischi per la salute e un conseguente costo sociale per le cure stimato sui 2mila miliardi di dollari.

la fame cresce

Le cause dell’incremento della fame sono diverse e vanno ricercate nei sempre più numerosi conflitti nelle aree più povere del pianeta, e nel cambiamento climatico, causato a sua volta da un inquinamento atmosferico crescente, che accentua siccità e desertificazione dei terreni agricoli, indispensabili per la produzione del cibo.

L’idea di dedicare una giornata ad un tema come questo è nata nel 1979, dai Paesi aderenti alla Fao (sede a Roma), su suggerimento dell’ex ministro dell’agricoltura ungherese Pal Romany.

Ma perché proprio il 16 di ottobre? Perché proprio in questo data, nel 1945, sono nate ufficialmente la Fao e l’Onu, che oggi riunisce e rappresenta circa 200 Paesi del mondo.

Ogni anno poi, per la ricorrenza del 16 ottobre, viene focalizzato un aspetto particolare del discorso: nell’edizione 2020 i temi proposti e da dibattere sono “Coltivare, nutrire, preservare. Insieme. Le nostre azioni sono il nostro futuro”.

Il problema della fame, quindi, è destinato a crescere, se non si prenderanno decisioni drastiche ed immediate a livello planetario. Inoltre, si ipotizza per il 2050, una popolazione di oltre 9 miliardi di persone, che richiederà un aumento della produzione agricola di almeno un 65-70%, ma da realizzare con una disponibilità di terreni agricoli in netta contrazione, a causa del clima e della desertificazione.

Molto si potrà fare da subito, riducendo gli sprechi alimentari, che oggi interessano quasi un terzo della produzione mondiale di cibo.

l’evoluzione

La ricerca del cibo è sempre stata la principale preoccupazione dell’uomo fin dalla sua comparsa sulla terra, circa tre milioni di anni fa, e per milioni di anni si è arrangiato come cacciatore e raccogliendo quello che riusciva a trovare spostandosi continuamente, ma sempre in piccole comunità. Si ipotizza che durante questo lunghissimo periodo, l’intera popolazione della terra non superasse mai i 5-6 milioni di individui, a causa del clima e della frequente mancanza di cibo. Si pensa che dopo l’ultima glaciazione, conclusasi 12-13mila anni fa, mentre la temperatura terrestre aumentava, proprio come strategia per combattere la fame, l’uomo abbia iniziato ad addomesticare piante e animali, partendo dalla zona compresa fra le attuali Turchia, Siria, Iraq e Palestina, che oggi chiamiamo “la mezza luna”. Così, con la nascita dell’agricoltura, 10-11mila anni fa, c’è una vera e propria esplosione demografica e un cambiamento nello stile di vita dell’uomo, che da nomade diventa stanziale, fino ad arrivare ai giorni nostri con oltre 7.5 miliardi di persone, di cui il 55% urbanizzate.

All’agricoltura del futuro va il compito principale di affrontare il tema della fame.

la CURIOSITà

Le prime piante domesticate dall’uomo sembra siano state le graminacee, quelle che noi oggi chiamiamo “i frumenti del genere Triticum”, e questo grazie soprattutto alla loro grande facilità a essere conservati nel tempo. Il progenitore sembra essere il grano monococco (Triticum monococcum), originato direttamente dalla domesticazione del suo progenitore selvatico (Triticum boeticum), avvenuta circa 12 mila anni fa. Non è avvenuta alcuna ibridazione a carico della specie, che conserva infatti un genoma diploide e differisce dal suo antenato solo per quei caratteri che contraddistinguono le specie domesticate, come ad esempio la dispersione del seme e le maggiori dimensioni dello stesso.

Altri frumenti più noti al giorno d’oggi, derivano da eventi evolutivi più recenti e complessi. Il farro dicocco (Triticum dicoccum) è uno dei frumenti antichi più coltivati nella storia dell’uomo, nacque per domesticazione del suo progenitore selvatico, a sua volta originatosi dall’ibridazione di due differenti specie ancestrali e dotato pertanto di un genoma triploide. Dal farro dicocco, sono nati poi il Khorasan (Triticum turanicum, la specie resa famosa dal marchio Kamut), ed il frumento duro (Triticum durum). Un altro evento di ibridazione tra un frumento tetraploide (forse il farro di cocco) e un ancestrale selvatico, ha portato invece alla comparsa dei frumenti esploidi, fra i quali troviamo lo spelta (Triticum spelta) ed il più moderno grano tenero (Triticum aestivum).

Scienza e storia dimostrano come il grano monococco sia effettivamente il frumento coltivato più antico al mondo. —

Adriano facchini

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