La Nuova Ferrara

Migliacci non ha ancora smesso di Volare L’autore musicale compie novant’anni

LORENZO CATANIA
Migliacci non ha ancora smesso di Volare L’autore musicale compie novant’anni

Ha scritto i più grandi successi di Modugno e Morandi e da talent scout ha scoperto Zero, Scialpi e il ferrarese Meccia 

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IL PERSONAGGIO

Domani compie novant’anni Franco Migliacci, autore dei testi di innumerevoli canzoni che hanno accompagnato e colorato l’esistenza di milioni di italiani.

Nato a Mantova per caso, essendo fiorentino d’adozione, nell’estate del 1957 Migliacci mette per iscritto le parole ispirategli da due quadri di Chagall e firma con Domenico Modugno il testo della canzone poi vincitrice del Festival di Sanremo del 1958, Nel blu dipinto di blu (Volare). Dopo l’esordio come coautore di Volare, all’alba del boom economico, quando dall’America arrivano nuove sonorità musicali e l’industria discografica si espande con profitti crescenti, Migliacci si inventa anche il mestiere di talent scout e di produttore: «Affermai alla Rca il principio che un disco non può essere fatto solo dagli autori della canzone, dall’arrangiatore, dall’editore musicale e dall’interprete, bensì deve avere qualcuno che sceglie linea, gusto, messaggio ed estetica. E questo è il produttore che doveva essere pagato, in percentuale, non dalla somma riservata al cantante, ma dal budget dell’industria discografica», diceva.

E così quando fa ascoltare il nastro della canzone Il pullover scritta per il ferrarese Gianni Meccia nel 1961, Ennio Melis, capogruppo della Rca, è entusiasta e ha già pronti contratto e sala di registrazione, Migliacci dice che non basta: vuole un compenso del 2% come produttore artistico. Inizialmente Melis rifiuta, poi cede, e sul disco spunta una scritta mai apparsa in Italia: “produced by”.

titoli evergreen

Nel decennio degli anni Sessanta, forse il più ricco sul piano musicale (non solo in Italia), Migliacci scrive motivi di grande successo per Rita Pavone (Che m’importa del mondo, Come te non c’è nessuno), Fred Bongusto (Una rotonda sul mare), Gianni Morandi (Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte). Per quest’ultimo, Migliacci scrive i testi di “canzoni miliardarie” come In ginocchio da te, Non son degno di te, Se non avessi più te, La fisarmonica, ma anche il brano antimilitarista C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, interpretato nel 1966 dal cantante bolognese e poi ripreso anche in America da Joan Baez.

La capacità di Migliacci di guardare dentro l’anima di una grossa fetta del pubblico giovanile non viene meno alla fine degli anni Sessanta e successivi, quando l’autore coglie altri importanti successi con Patty Pravo (La bambola), José Feliciano (Che sarà) e Nada (Ma che freddo fa, Il cuore è uno zingaro, altro Festival di Sanremo vinto). Sono questi anche gli anni in cui Migliacci intuisce il talento di Renato Zero, del quale produce i due poco fortunati album No! Mamma no! e Invenzioni.

NELLA CRONACA

Sempre Migliacci è poi dietro il successo di Eduardo De Crescenzo al Festival di Sanremo del 1981 con il brano Ancora (ripreso anche da artisti internazionali), e nel felice esordio del cantante Scialpi due anni dopo, con il singolo Rocking rolling e l’album Estensioni. In una carriera proseguita fino ad oggi...

Paroliere o poeta della canzone, Franco Migliacci ha contribuito a rinnovare la canzone popolare italiana. Con la sua scrittura istintiva che nasce dall’incontro con un testo, una frase, un’idea, un fatto di cronaca, Migliacci ha inteso anche comunicare modelli di libertà e di emancipazione, come quando, nel 1964, venuto a conoscenza che nella città di La Spezia due giovani erano stati arrestati per “atteggiamento non consentito”, scrive il testo della canzone A Milano non crescono i fiori, musicato da Gino Paoli. Canzone che prendeva posizione contro il servizio di sorveglianza che in diverse città italiane era stato istituito per salvaguardare la moralità pubblica nelle scuole e nei cinema: “L’altra sera volevo baciarti /non ho potuto farlo, perché / perché ci presero nome e cognome /in un prato che prato non è”. —

LORENZO CATANIA

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