I colori di Simeoni. Dal cinema ai dischi un’esistenza nel segno dell’arte
Nasce l’archivio digitale dedicato all’illustratore di Migliarino. Siano: «Primo passo per valorizzare un grande artista»
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FERRARA. Ha lavorato per quarant’anni nel cinema, contribuendo con la sua arte a rendere immortali film di registi acclamati a livello mondiale. I suoi manifesti sono diventati, insieme ai lungometraggi, veri e propri cult. Amati, incorniciati, collezionati, riprodotti, copiati, venduti e ricercati, i cartelloni cinematografici firmati da Sandro Simeoni sono oggi un patrimonio artistico da tutelare e diffondere. L’illustratore, nato nel 1928 a Migliarino e morto ottant’anni dopo a Roma, ha realizzato migliaia di opere.
Dagli anni Cinquanta agli anni Novanta del secolo scorso ha disegnato senza sosta mettendo a disposizione di cineasti internazionali il suo sapere. Ma oltre a locandine e manifesti si è occupato anche di musica e dischi, realizzando numerose copertine. In tutto questo, Simeoni, o Symeoni, come spesso amava firmarsi, non ha trascurato la sua passione per la serigrafia.
Luca Siano, grafico, art director e filmmaker, da quasi vent’anni si concentra sull’artista ferrarese e ora ha creato il sito www.archiviosandrosimeoni.com, un portale work in progress dedicato al celebre illustratore. Il sito, online da sabato 31 ottobre e ancora in fase embrionale, è destinato a diventare un’importante banca dati; un primo passo verso un percorso più articolato di valorizzazione della figura di Simeoni. A questo potrebbe seguire l’allestimento di una grande mostra o la creazione di uno spazio permanente a lui dedicato. In questo senso ci sono già stati contatti con l’amministrazione di Fiscaglia.
Siano, come ha cominciato il viaggio?
«Quindici anni fa mi sono avvicinato quasi per caso a Simeoni, colpito e rapito dalle sue opere. Guardandole si è accesa in me una lampadina, volevo saperne di più ma ben presto mi sono reso conto che c’erano in giro poche, pochissime informazioni su di lui. E spesso errate o approssimative. Ho iniziato così a documentarmi, a studiare e a cercare di fare luce su un grande artista che non solo ha saputo interpretare i tempi in cui ha vissuto ma anche anticiparli».
Dalla curiosità alla creazione di un archivio il passo non è breve.
«L’idea dell’archivio è nata spontaneamente. In questi anni di ricerche, diventate a volte vere e proprie indagini, mi sono relazionato con tantissime persone e informazioni. Ho raccolto storie, aneddoti, locandine e materiali legati a Simeoni. Buona parte del mio tempo libero l’ho passato e lo passo nel suo mondo per conoscere e comprendere la sua arte ma anche la sua personalità. Portare avanti un percorso di questo tipo è complesso e vorrei che ci fosse qualcuno disposto a camminare con me. In Stefano Muroni ho trovato un interlocutore eccezionale e attraverso la sua filiera creativa si potrebbero veramente compiere passi importanti in questa direzione».
Chi è stato per lei Sandro Simeoni?
«Simeoni non ha solo sintetizzato un tempo, in molti casi ha fatto dei veri e propri balzi in avanti. È stato un maestro d’arte a tutto tondo e con lui anche tanti artisti del cinema che attraverso la loro versatilità hanno saputo raccontare veri e propri mondi. C’è una miniera da scoprire ma prima di sviscerare un argomento bisogna conoscerlo. Io mi ci dedico da anni e spero che questo sia il primo passo per trovare altri compagni di viaggio».
Studi e capolavori oggettivi a parte, qual è la sua top five del cuore?
«Il primo posto è occupato da Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra con Charles Bronson. Trovai la locandina un giorno per caso a Milano, città in cui all’epoca vivevo. Quel manifesto mi ha seguito in tutti i traslochi ed è ancora con me. A seguire ci sono Profondo rosso, Il conte Max, I racconti di Canterbury e Ritorno al ventre, una serigrafia che amo molto e che ha dato il la anche al logo ufficiale dell’archivio. Fuori classifica però metto anche La lunga notte del ’43, sia perché immortala perfettamente un contesto, sia perché è idealmente l’anello di congiunzione tra lui e la sua terra d’origine».
Simeoni oggi è dimenticato? Ha bisogno di essere riscoperto?
«Dagli addetti ai lavori no. Non è difficile vedere delle citazioni che rimandano a lui. Persino la scrittura stilizzata e frenetica dei graffiti ricorda la sua firma essenziale: Sym. C’è da dire però che oggi siamo bombardati di immagini, tutto scorre ed è difficile soffermarsi su un’opera, concentrarsi su un lavoro. Tutte queste sollecitazioni rischiano di impigrire lo spettatore che poi, come in questo caso, non approfondisce i veri geni».
Qual è l’obiettivo dell’archivio?
«Indubbiamente quello di avvicinare i giovani alla figura di Sandro Simeoni. Sono sicuro che dai suoi lavori potranno nascere nuovi stimoli, chiavi di lettura diverse ed interessanti delle opere che ci ha lasciato. Attraverso Sandro Symeoni - SYM su Fb e Sandrosymeoni su Instagram cerco di diffondere il suo operato. Spero che con l’archivio digitale e un domani con uno spazio fisico, si possa impostare un progetto serio e pluriennale capace di far conoscere a più persone possibili questo artista. Se lo merita e glielo dobbiamo». —
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