Brave: «Mi faccio “Coraggio” in duetto con Elodie e Carlo Verdone nel video»
Parli parli è il nuovo singolo di Carl Brave insieme ad Elodie ed è estratto dal secondo album di inediti dell’artista e produttore romano intitolato Coraggio (è il suo cognome all’anagrafe, tradotto in inglese nello pseudonimo) appena uscito. A distanza di due anni dal precedente Notti Brave, questa ex promessa del basket professionistico (ha giocato in serie B ed è stato selezionato per la Nazionale) allunga la carriera con una raccolta di canzoni davvero notevoli. Diciassette pezzi che sottolineano una scrittura intelligente e la capacità di Carlo, quando si tratta di raccontare quello che vede e come lo vede, in una Roma sempre in primo piano.
«La mia missione – dice – è quella di contaminare pop, cantautorato e rap usando il mio stile che, spero, sia ormai riconoscibile: la musica è sempre evoluzione e bisogna educare l’ascoltatore a non etichettare, io sono contro il razzismo musicale». Nel disco sono presenti sette collaborazioni «ma nessuno degli artisti è stato scelto per avere il nome sulla breccia che possa arruffianarsi frange di pubblico». Oltre a Elodie, c’è Mara Sattei sorella maggiore di Tha Supreme e già concorrente ad Amici 13, lo stesso Tha Supreme, Ketama, Gué Pequeno, Taxi B del collettivo tra FSK e Pretty Solero della Crew 126.
Oltre a Parli Parli fino a oggi sono quattro i singoli che si sono fatti largo fra i teen agers: Che Poi, Regina Coeli, Spigoli (con Mara Sattei, Tha Supreme) e Fratellì. «In tanti mi chiedono della copertina dell’album – dice Carl – l’ha realizzata Valerio Bulla ed è un omaggio a mio nonno raffigurato in busto con il volto da ragazzo e una collana da rapper. Mi è sembrata l’immagine giusta per ricordare a me stesso da dove vengo. La famiglia aiuta a tenere i piedi per terra». Nel video del singolo Che Poi c’è anche Carlo Verdone: «Un mio idolo – racconta il rapper –. Siccome abita vicino alla mia stilista gli ho fatto arrivare il pezzo sperando gli piacesse. Volevo solo un parere ma lui non ci ha pensato su due volte e mi ha scritto: “Faccio il video”». In un pezzo intitolato Fratellì Brave parla di droga, uno dei temi che ricorrono di più nei testi dei rapper di ultima generazione, ma lo affronta a modo suo raccontando senza retorica e moralismi di un suo amico con problemi di droga, toccando gli aspetti più crudi e squallidi della dipendenza: «Zì, ti vedo sciupato, vacci piano, non è parmigiano».
Nei brani i riferimenti a Roma sono infiniti: dall’immancabile San Callisto, un bar-istituzione di Trastevere che troviamo in Regina Coeli sino a Carlo Verdone che in Marisol ha permesso che si campionasse il famoso audio della scena dello zoo di Un sacco bello. «Non vedo l’ora di poter tornare dal vivo anche perché parte di questo album è nato durante il lockdown – confessa – anche perché è la mia condizione naturale. Sul palco, sebbene faccia rap, mi porto dietro musicisti veri, batterie, un sassofonista e il mio sogno è di poter lavorare con un’orchestra vera. Succederà, ma bisogna avere pazienza e nel frattempo faccio musica e mi preparo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
