Rammendare le relazioni Le toppe di Santa Chiara sulla tonaca di Francesco una guida per il presente
Padre Enzo Fortunato porta in libreria “La tunica e la tonaca” Un libro intenso, affascinante percorso di duemila anni di spiritualità
la recensione
Luigi VICINANZA
La tunica di Gesù crocifisso, inconsutile cioè formata da un unico pezzo di stoffa senza cuciture, contesa dai legionari romani in una partita ai dadi proprio perché non divisibile. La tonaca di Francesco d’Assisi, consunta e rattoppata, cucita da Chiara dal cui mantello provengono ben 19 pezze usate per coprirne i buchi. I due indumenti - del Cristo salvatore e del Santo poverello - non sono solo reliquie preziose ma assurgono a simboli di un cambiamento radicale della propria vita. Un cambiamento ancor più necessario in questa fase confusa e dolente del nostro presente.
È merito di padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento di Assisi oltre che acuto giornalista, condurre il lettore in un affascinante viaggio lungo duemila anni con il suo ultimo libro “La tunica e la tonaca” (Mondadori, 124 pagine, 17 euro). Un’immersione nella storia per giungere ai giorni nostri, alle tensioni sempre crescenti in un tessuto sociale sbrindellato. “Quando ad Assisi il sociologo Domenico De Masi vide la tonaca piena di rattoppi - racconta padre Enzo - mi guardò con gli occhi lucidi e mi disse: Oggi non si rammenda più, non si cercano più di riparare le lacerazioni delle relazioni e della società”. Eppure proprio Francesco con la sua tonaca ci dice quanto sia necessario “riparare”. L’autore cita la filosofa ungherese Agnes Heller per indicarci un orizzonte segnato dal riciclare, dal non sprecare, dal recuperare. È esplicito il collegamento tra l’insegnamento dell’Assisiate e il potente messaggio diretto ai potenti della Terra con l’enciclica “ecologica” di Papa Bergoglio. “La forza del pontificato di Francesco sta proprio in questo: nel riuscire a conciliare l’insegnamento dell’Onnipotente con le miserie degli ultimi, nel portare la parola di Dio e di suo figlio Gesù nelle più disparate ‘periferie esistenziali’ che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica” scrive padre Enzo.
Il libro nasce, lo racconta lo stesso autore, nel corso di una riunione di redazione della rivista “San Francesco” di cui egli stesso è direttore, allorquando ricompare un vecchio articolo di più di trent’anni fa. Con quel testo la studiosa tedesca Mechthild Flury-Lemberg, tra le più autorevoli esperte di tessuti antichi, annunciava una scoperta di grande rilievo scientifico e religioso: le cuciture del saio di Francesco furono realizzate da Chiara d’Assisi e alcune toppe provenivano proprio dal mantello della Santa. Questa “notizia”, commenta padre Enzo, “parla di un’unione di fede e di spirito oltre l’immaginabile”
I due termini, tunica e tonaca, hanno origine comune. La seconda parola non è che la volgarizzazione dell’iniziale vocabolo latino. Attraverso i loro indumenti padre Enzo ci conduce in un intenso parallelismo tra i due personaggi, Gesù e Francesco. “La Cristologia e la ‘imitatio Christi’ si toccano” scrive lo storico Franco Cardini nell’introduzione. Mentre nella prefazione il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della conferenza episcopale, sottolinea come “oggi i capi di abbigliamento costituiscono per alcuni un bene disponibile in abbondanza (fino allo spreco), ma un lusso inaccessibile per altri”.
Con l’autore viaggiamo per l’Europa: a Treviri in Germania e ad Argenteuil in Francia dove, secondo la tradizione cristiana, sono custodite due tuniche appartenute a Gesù. Torniamo in Italia, più precisamente in Umbria e in Toscana, dove sono conservate e venerate le vesti riferibili a Francesco: due ad Assisi, nella cappella delle reliquie nella basilica di San Francesco e nella basilica di Santa Chiara; altre tre nella chiesa di Santa Croce a Firenze, nel santuario della Verna e nel convento di San Francesco a Cortona (le ultime due in provincia di Arezzo). Luoghi di intensa spiritualità, di pellegrinaggi esistenziali anche per chi non possiede il dono della fede ed è alla ricerca di un percorso di speranza. Perché, dice padre Enzo Fortunato, “la tonaca ci ricorda che la vita ci consumerà, ma la tunica ci ricorda che la dignità rimarrà intatta”. —
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