La Nuova Ferrara

lA QUARTA STAGIONE 

Lady D, Elisabetta e Margaret “The Crown” è un affare tra donne

Gianmaria Tammaro
Lady D, Elisabetta e Margaret “The Crown” è un affare tra donne

La quarta stagione scritta da Peter Morgan in onda su Netflix da domenica 15 Il personaggio chiave della serie è la regina, interpretata da Olivia Colman

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In The Queen, il film del 2006 diretto da Stephen Frears, Peter Morgan raccontò il rapporto tra la famiglia reale e il popolo inglese dopo la morte di Diana. E quindi si concentrò sulle reazioni, sul silenzio prolungato e sullo scontro infinito tra opinione pubblica e tradizione. Con la quarta stagione di “The Crown”, disponibile su Netflix da domenica 15, fa una cosa diversa. Allarga lo sguardo sul passato, sul primo incontro tra Carlo e Diana, e parla della ragazza, non della principessa; prova a ribaltare il punto di vista della narrazione, e a riavvicinare gli estremi. Non c’è spazio per il rumore di sottofondo, per il gossip e per i pettegolezzi. Al primo posto, al centro della scena, restano Diana e la famiglia reale. E in questo, Morgan è particolarmente attento.



Non vuole lasciarsi coinvolgere dalle chiacchiere, non vuole modificare troppo i suoi personaggi. Vuole rimanere sul terreno del possibile. Soprattutto, vuole costruire un racconto credibile e, nella sua affidabilità, appassionante. Quello che gli interessa non è la morbosità delle vite private dei reali, ma l’intricata rete di regole che governano la loro quotidianità.

Dopotutto The Crown, il titolo, fa riferimento proprio a questo: all’istituzione che deve resistere, che deve tenersi sempre indietro, sempre defilata, che deve dire ma non deve intervenire, che deve esserci ma non deve condizionare. La regina, nella visione di Morgan, è l’ago della bilancia. E i rituali della sua famiglia – la caccia, i weekend passati in campagna, la palese distanza tra genitori e figli – servono per preservarla, per sostenerla. Perché è lei la cosa più importante e tutti devono impegnarsi ad aiutarla.

Nella nuova stagione, che è ambientata durante gli anni del governo Thatcher, Morgan continua a fotografare dall’interno la famiglia reale, senza abbandonarsi al superfluo. C’è una cura nei dettagli quasi maniacale. I costumi, i colori, la composizione delle scene, delle fotografie, dei momenti più importanti della vita coniugale di Diana e Carlo. C’è un richiamo costante all’immaginario comune. E per tutto il tempo, come ricordano i primi trailer e le prime clip, nell’aria si percepisce l’imminenza del disastro. The Crown continua ad affidarsi ai suoi attori e alle loro interpretazioni. Le prime scene che sono state rivelate, con Emma Corrin nei panni di Lady D e con i primi faccia-a-faccia, lo dimostrano.



In ogni istante, c’è una tensione sottile, insinuante, impossibile da controllare. Il confronto tra Margaret Thatcher, interpretata da Gillian Anderson, e la regina, interpretata da Olivia Colman, è un altro dei grandi temi di questa stagione. Morgan si affida al suo cast e in particolare si affida alle donne. Quella che mette in scena non è la storia che conosciamo e non è nemmeno la storia che hanno riportato i giornali. È la sua storia. Una cosa che, nel corso delle interviste, gli attori hanno ripetuto in continuazione.

I protagonisti non sono le persone, ma i personaggi. E cioè una versione romanzata, estremizzata, fatta anche di indiscrezioni e di stravolgimenti drammatici. Ci sono due dimensioni, in The Crown. Quella esterna e quella interna alla famiglia reale. Quella che racconta la Corona e quella che, invece, racconta chi la Corona la indossa. E alla fine tutto si riduce proprio a questo: alla fallibilità degli esseri umani, ai loro errori, a quello che devono fare e a quello che non riescono ad essere.

Sotto il peso delle responsabilità, ogni cosa viene ridimensionata. Non c’è libertà, non c’è privato, non c’è individualità. Tutti devono collaborare per lo stesso obiettivo. E anche Diana, che è stata l’ultima ad arrivare nella famiglia reale, ha dovuto impararlo. La sua non è mai stata una favola, non è mai stata la storia d’amore perfetta. E questo ce lo dice la cronaca, quello che poi è successo, non la serie tv di Peter Morgan. —





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