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poesia 

Dell’Aia, le rime che legano Bassani all’Ariosto

Matteo Bianchi
Dell’Aia, le rime che legano Bassani all’Ariosto

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Più che alla mercé di Alfonso I d’Este, Ludovico Ariosto fu soggiogato dal sentimento amoroso; fu complice e bersaglio al contempo dell’amore che nutrì per Alessandra Benucci, ma che mai poté manifestare pubblicamente. Nel volume Versi d’amore (Interno Poesia) l’italianista Lucia Dell’Aia raccoglie l’anamnesi di un amore sfaccettato, talvolta convulso ma sempre totalizzante, ossia il sentimento che secondo il poeta avvicina di un passo gli individui alla verità, a ciò che di incosciente e inconoscibile conserva il moto del mondo ed il suo profondo calore.

Dell’Aia traccia un cammino tortuoso «fra servaggi d’amore e gelosia, abbracci e capricci, illusioni e disillusioni, soli e lune, amori e follie, amplessi e nostalgie», associando alcune rime ad altri versi del Furioso. A suo sostegno, la curatrice ha chiamato in causa Giorgio Bassani, che nel 1950 dedicò per radio un racconto ad Ariosto e alla sua Alessandra, che pur essendo rimasta vedova non avrebbe potuto amarlo liberamente, sotto gli occhi di tutti, o avrebbe perduto i privilegi acquisiti dal matrimonio. Bassani – e Dell’Aia con lui – rivisita con l’immaginazione gli appuntamenti silenti dei due amanti, quando egli usciva dalla sua parva domus per raggiungerla in via Borgo Vado, dove lei lo attendeva affacciata alla finestra.

Nella canzone di apertura, Ariosto celebra il primo incontro con la dama e la sua sconfitta contro Eros, rivolgendosi alla sua esperienza e non a espedienti letterari. «E lo legaro in così stretti nodi, / che più saldi un tenace / canape mai non strinse né catene»; è il cuore del poeta a restere intrappolato nei suoi capelli biondi, come fossero tralci d’edera avvinghiati alla loro ragione di esistere. —

Matteo Bianchi

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