La Nuova Ferrara

IL PERSONAGGIO

Ricordi di Murakami nei disegni di Ponzi: l’artista ferrarese tra Stati Uniti e Giappone

Samuele Govoni
Una delle immagini di Ponzi tratte da "Abbandonare un gatto" di Murakami
◗
Una delle immagini di Ponzi tratte da "Abbandonare un gatto" di Murakami

L’infanzia e il rapporto col padre in “Abbandonare un gatto”. L'illustratore: «Ho studiato lo stile nipponico per dare “voce” alle parole»

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. «Faccio questo lavoro da ventidue anni ma ho sempre il timore di non riuscire a soddisfare le aspettative iniziali, per questo realizzo molte versioni della stessa sequenza, per ridurre la distanza tra quello che ho in testa e quello che poi effettivamente creo. Sono molto esigente, in primis con me stesso». Emiliano Ponzi, disegnatore ferrarese da anni di stanza a Milano, è tornato in libreria giusto ieri con Abbandonare un gatto, racconto inedito in Italia di Haruki Murakami, pubblicato da Einaudi nella collana Supercoralli. Sono le sue illustrazioni a dare voce e colore alle parole del celebre scrittore giapponese che qui, per la prima volta, scrive della sua famiglia, e in particolare di suo padre.

«Ve ne sono una ventina e sono grato alla casa editrice per avermi lasciato carta bianca nella realizzazione delle illustrazioni. L’anno scorso – spiega Ponzi – il racconto era stato pubblicato dal New Yorker, io mi ero occupato dei disegni ed Einaudi, dopo averli visti, mi ha chiesto di lavorare alle illustrazioni del libro». Il disegnatore si è lanciato a capofitto nel progetto tra fine febbraio e inizio marzo, poco prima del lockdown che ha paralizzato l’Italia. «Mi sono immerso nel racconto, ho realizzato i disegni a matita e li abbiam mandati a Murakami che supervisiona tutte le pubblicazioni che lo riguardano. Dopo pochi giorni la sua approvazione; ero sulla strada buona, ho continuato».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.39557504:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.39557504:1650638966/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

Dietro ad Abbandonare un gatto c’è tanta documentazione, tanto studio. «Ho fatto ricerche iconografiche e stilistiche per capire la “voce” giapponese. Non mi sono limitato ad altre illustrazioni, ho guardato anche tantissime foto, tante polaroid poi, una volta appreso il linguaggio, sono passato alla fase conclusiva, quella della colorazione». Per uno come lui, che crea circa duecentocinquanta illustrazioni l’anno, lavorare a più progetti contemporaneamente è inevitabile. «Aiuta anche a guardare con occhi diversi i vari lavori e in caso di blocchi, serve pure a liberarsi e trovar la chiave per uscire».

Prima che l’emergenza coronavirus mettesse in discussione tutto, Ponzi stava per trasferirsi negli Stati Uniti. C’è molta America nei suoi lavori perché, come dice lui, nel bene o nel male, l’America è in noi. «Dalle Nike a Via col vento siamo cresciuti col mito americano, è entrato a far parte del nostro Dna, del nostro immaginario. A questo, almeno nel mio caso, si aggiungono lo studio e la ricerca stilistica. Amo i quadri di Hopper e le fotografie di Wim Wenders, i grandi spazi e la frenesia di New York».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.39557508:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.39557508:1650638966/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Diplomato al liceo Ariosto indirizzo socio psico pedagogico, Ponzi ha scoperto la passione per il disegno durante l’adolescenza. Il primo corso a cavallo tra il 1996 e 1997 vicino al cimitero ebraico di Ferrara: «Andavo in questo posto immerso nella nebbia e nel buio, vederlo era un po’ come vedere un faro. Io – ricorda – ero il più giovane dei frequentatori, lì ho imparato i rudimenti degli acquerelli». Dopo il diploma gli studi sono proseguiti nel capoluogo lombardo. «Sono rimasto sempre a Milano, per anni ho lavorato da casa e poi cinque anni fa ho aperto il mio studio. Riabituarmi a lavorare tra cucina e camera da letto non è stato immediato ma durante il lockdown non si poteva fare diversamente. Ho ricominciato ad andare in studio a settembre. Una mia giornata tipo? Lunedì mi sono svegliato alle sei, alle sette ho cominciato a lavorare fino a sera e dopo cena ho continuato. Spesso va così. Per me - conclude Ponzi - avere un piano giornaliero, una tabella di marcia da rispettare è fondamentale, mi aiuta nel lavoro». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google