Olimpia Morata La bimba prodigio vittima degli anni e della storia
Nata a Ferrara nel 1526, morì a 31 anni in Germania Umanista e prima professoressa in un’università tedesca
Via Olimpia Morata, a Ferrara, è una strada senza storia. È dedicata sommessamente ad una donna speciale, Olimpia Morata, appunto, nata a Ferrara nel 1526 e morta ad Heidelberg nel 1555: ben altri tributi le sono stati dedicati in Germania. Olimpia fu una bambina prodigiosamente dotata per le lettere e le lingue antiche. Suo padre, l’umanista mantovano Fulvio Pellegrino Morato, viveva stabilmente a Ferrara come precettore dei principi estensi, ed ebbe cura che i talenti della sua piccola sbocciassero in tutta la loro forza. Fulvio era favorevole alla Riforma protestante, e Olimpia ebbe modo di far parte della corte calvinista di Renata di Francia, dove si tesseva una fitta rete di rapporti con gli eretici francesi, svizzeri e tedeschi.
NUOVA VITA
Per via di intrighi poco chiari, dopo la morte di Fulvio, nel 1548, Olimpia fu allontanata dalla protezione della duchessa, che tuttavia la favorì in occasione delle sue nozze (1550) con il medico tedesco Andreas Grundler, che aveva studiato a Ferrara. Con lui si trasferì in Germania. Dopo alcune tappe, gli sposi fecero base nella città di Schweinfurt, in Franconia (oggi parte della Baviera), della quale Andreas era originario. Qui ad Olimpia è stato dedicato il Ginnasio ed una statua, opera dello scultore Albert Ultsch. Si tratta di un’opera inaugurata il 4 luglio 1998, donata dalla Gesellschaft Harmonie e posta sul sito dove si trovava la sua casa, accompagnata da una targa commemorativa. Ultsch è nato a Bamberg nel 1951. La sua Olimpia (anzi Olympia, come la si definisce in Germania) è composta e severa. Le fattezze di lei sono note attraverso alcuni ritratti e miniature. Olimpia porta una gorgiera, ed ha al collo una semplice croce, e del resto Ultsch, credente, dice che «la croce come segno e forma è il fulcro del mio lavoro d’artista».
L’aspetto più formidabile per Ferrara è lo sviluppo che lo scultore ha impresso alla costruzione dell’imponente abito della dotta italiana, nella gonna e nelle maniche. Esso riflette pienamente le linee stravaganti dell’abbigliamento di molte delle figure, sia femminili che maschili, che vivono negli affreschi di Palazzo Schifanoia. Una caratteristica inconfondibile della pittura del 1400 estense sta proprio nella resa di questi tessuti formati in puntute pieghe quasi fossero materie metalliche, che hanno sempre colpito gli studiosi. Le ritroviamo tipicamente in Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa, ma soprattutto grazie a molti altri pittori nostrani meno noti o ancora non identificati, come il Maestro della Bilancia, che a Schifanoia dipinse appunto gran parte del mese legato a quel segno zodiacale, settembre e ottobre.
L’INTITOLAZIONE
Le linee morbide delle vesti erano scelte quando si ritraevano personaggi reali, ma per le sezioni “ultraterrene” di Schifanoia, ad esempio per le divinità ed i strabilianti Decani, le stoffe s’irrigidivano misteriosamente, fino a raggiungere irreali vette di fantasia straordinaria. Ultsch deve quindi aver ben studiato le angolosità ancora e sempre modernissime, si potrebbe dire metafisiche e cubiste in potenza, dell’epoca d’oro dell’arte ferrarese. Certo, Morata non visse nel ’400 ma durante il secolo successivo, quando lo stile pittorico estense era ormai ben diverso, più tranquillo ed addomesticato, ma la scelta dello scultore tedesco è suggestiva e rivela una sensibilità culturale davvero interessante. Fuggita da Schweinfurt in seguito ad un conflitto, Heidelberg, la città sede universitaria dal 1386, la accolse nel 1554; lì è intitolato a lei l’istituto culturale Evangelisches Studienseminar Morata-Haus.
SCRITTI PERDUTI
Olimpia godeva della stima di Elisabeth von der Pfalz-Simmern, contessa zu Erbach, sorella dell’Elettore Federico III del Palatinato. La nobile dama, dopo averla ospitata, le concesse di insegnare il greco ad Heidelberg, prima donna ad avere un incarico di insegnante in una università tedesca. Purtroppo molti dei suoi scritti andarono persi nella partenza precipitosa da Schweinfurt, ma restano ancora opere pubblicate, soprattutto lettere.
GLI ULTIMI ANNI
La salute di Olimpia declinò dopo i fatti bellici. Secondo alcuni morì di tisi, altri parlano di peste. Resta intatta una iscrizione funebre a lei dedicata, per la tomba nella Peterskirche di Heidelberg. Questa giovane «puella supra sexum ingeniosa», come la definì il ferrarese Lilio Gregorio Giraldi, divenne poi «foemina doctissima ac divina», tale la descrisse il dotto Celio Secondo Curione. L’effigie scolpita di tanta donna fa bella mostra di sé in una strada tedesca, dove visse da straniera esiliata per il suo credo, e sarebbe di riparazione che anche la sua città, Ferrara, possedesse una copia della ficcante statua di Ultsch, per onorarne la statura intellettuale ed umana.—
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