La profe e le casalinghe che giudicarono i mafiosi
Questa sera su Rai Uno con Finocchiaro e Frassica le storie di coraggio delle tre giudici popolari al maxiprocesso di Palermo
Le ansie e i problemi di vita quotidiana, le scorte h24, i dubbi, ma a prevalere è il senso etico e civile per un futuro migliore. Il ruolo delle tre giudici popolari del maxiprocesso con più di 450 imputati, dando nome e cognome a Cosa Nostra, per cui, per dirla con il regista Francesco Micchichè, «esiste un prima e un dopo il maxiprocesso».
“Io, una giudice popolare al Maxiprocesso” è la docufiction, realizzata da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, in onda oggi in prima serata su Rai1, che racconta la storia di una professoressa e due casalinghe con fascia tricolore, che furono accanto ai giudici Alfonso Giordano e Pietro Grasso, di fronte a Liggio, Bagarella, Calò.
tre donne
La figura di Caterina, interpretata da Donatella Finocchiaro, sintetizza quelle di tre giudici popolari, Maddalena Cucchiara, Francesca Vitale, Teresa Cerniglia; il presidente della Corte Alfonso Giordano è interpretato da un inedito e rigoroso Nino Frassica. Tanti i pericoli corsi da queste donne dalla schiena dritta, come si vede nella fiction.
Ma cosa ricorda l'attrice siciliana di quei tempi? «In realtà non mi rendevo conto, ero una bambina, giocavo con le bambole, ma avevo una zia che lavorava in un tribunale e uno zio che faceva il carabiniere, amico del generale Dalla Chiesa, ricordo le sue lacrime, era inconsolabile. Le tragedie mi sono giunte attraverso le narrazioni familiari, ma ho capito che il dramma entrato in casa, ero piccina e non avevo, confesso, percezione ancora».
il presidente
Nino Frassica veste i panni del presidente della Corte, «un uomo - fa notare l'attore siciliano - d'altri tempi, elegante, ligio al dovere, arrivò a presiedere il maxiprocesso perché altri 11 si erano tirati indietro e fu la scelta giusta. Mi sono trovato a mio agio nell'interpretarlo, l'ho amato subito, era dotato anche di grande ironia, purtroppo non ho avuto il piacere di incontrarlo, ma solo di conoscerlo attraverso immagini del processo, documentazioni che ho studiato e il contributo bellissimo che ci ha lasciato».
Dietro a quel processo nel 1986 c'erano Falcone e Borsellino, i due magistrati costretti a raccogliere le prove dell'accusa all'Asinara perché a Palermo cadevano mille morti all'anno.
La storia
Invece il processo si fece, producendo 19 ergastoli, 114 assoluzioni, 342 condanne, 2.655 anni di carcere inflitti dopo 35 giorni di camera di consiglio. Una storia raccontata tante volte con gli obiettivi puntati fra le gabbie dell'aula bunkerI filmati d'epoca inseriti nella docufiction sono stati forniti dalla Rai (Rai Teche e Rai Sicilia, che ha digitalizzato e conserva l'intero girato del Maxiprocesso); le foto e i titoli dei giornali mostrati fanno parte dell'archivio de L'Ora di Palermo e sono stati forniti dalla Biblioteca Regionale Siciliana. —
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