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A colloquio con Némirovsky Una vita nascosta nei romanzi

Alessandra Mura
A colloquio con Némirovsky Una vita nascosta nei romanzi

Il libro di Michele Balboni è un omaggio-biografia alla scrittrice morta a Auschwitz Nei grandi temi della sua poetica si rispecchiano le esperienze di ebrei ferraresi

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C’è una nostalgia incolmabile tra un lettore e i suoi scrittori dell’anima: una strada a senso unico, le barriere del tempo, dello spazio, della morte. Ma le pagine sono una porta aperta su quel mondo così vicino e così inafferrabile, ed è attraverso questo passaggio fatato che Michele Balboni, «dirigente d’azienda e scrittore velleitario» è riuscito a incontrare Irene Némirovsky, autrice raffinatissima e dal tragico destino, morta ad Auschwitz nel 1942 a soli 39 anni.

Il dialogo

Utilizzando le parole dei suoi romanzi, Balboni si è seduto accanto a Irene e si è messo a conversare con lei. Un dialogo-intervista che attraverso il filtro del linguaggio letterario riflette la verità più intima della scrittrice.

Ed è appunto una “biografia parlata” quella che emerge in “Irene nell’aria” (edizioni La Carmelina), così come una autobiografia “schermata” sono i romanzi di Némirovsky, che nei suoi personaggi nascondeva sempre una parte di sé, della sua vita e della sua atroce precarietà di ebrea perseguitata.

Visse solo 39 anni, scrivendo con un’urgenza premonitrice. Pensieri, carne, intelligenza, sentimenti annientati nei forni nazisti, e dispersi “nell’aria” attraverso un camino.

«Irene Nemirovsky è la mia scrittrice preferita - spiega Michele Balboni - Ho letto tutti i suoi 17 romanzi e mi sono sempre sentito vicino al suo modo di pensare e di scrivere, e alla sua sensibilità. Ci accomunano tra l’altro la grande passione per i gatti, ma anche la miopia, la gioia di guardare il mare. Nei suoi romanzi c’è la sua vita, anche se solo “Il vino della solitudine” è esplicitamente autobiografico. Da qui l’idea di ricostruire una “biografia parlata” usando le parole delle sue opere, un omaggio per incuriosire chi non ha mai letto nulla di questa straordinaria autrice, e per invitare ad approfondire chi invece la conosce già». La stesura di “Irene nell’aria” deve molto alla condizione di precarietà e “cattività” che l’autore ha provato durante il lockdown della scorsa primavera: «Ho dedicato il tempo libero a leggere e a scrivere, ed è nato questo dialogo irreale tra lettore e scrittrice in cui lei parla di sé attraverso la sua opera letteraria, seguendo la cronologia con riferimento ai luoghi di vita: Russia, Finlandia, Francia».

I temi

Il viaggio interrotto di Irene tocca anche Ferrara, perché le opere dei grandi autori racchiudono il mondo intero. Così cinque grandi temi della sua poetica - la madre, il padre, l’amore, i gatti, gli ebrei - vengono approfonditi nella seconda parte dei libro declinandoli sulle storie di ebrei ferraresi.

In una città così pesantemente ferita dalle deportazioni, Nemirovsky si fa voce narrante. Curata da Laura Secchieri, architetto e studiosa dell’ebraismo ferrarese, l’appendice «tratteggia la storia della comunità ebraica della mia città - conclude l’autore - e riprende in maniera originale tramite le parole e le esperienze degli ebrei ferraresi i cinque temi dell’opera di Irene Némirovsky che qui ho scelto di illustrare». —

Alessandra Mura

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