La Nuova Ferrara

IL PROGETTO DEL MINISTRO 

La cultura è servita Piattaforma pubblica per arti e spettacolo Il web contro il Covid

Emanuela Minucci
La cultura è servita Piattaforma pubblica per arti e spettacolo Il web contro il Covid

Franceschini: «Una partita che deve diventare europea» Netflix delle bellezze italiche: eventi speciali e canali tematici

4 MINUTI DI LETTURA







«Caro collega, è giunto il momento di mettere a frutto la nostra ricchezza culturale fatta di contenuti invidiati e copiati in tutto il mondo. L’Europa deve mettere in campo strumenti in grado di promuovere questa ricchezza, anche dotandosi di una piattaforma digitale capace di competere con le grandi multinazionali». Comincia così la lettera del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ai suoi colleghi europei, inviata alla fine di questo annus horribilis che ha messo nel freezer la cultura. Prime aperture dalla commissaria Ue alla Cultura Marija Gabriel e da Paesi come Francia, Germania, Spagna e Grecia: potrebbero condividere il progetto della «Netflix della cultura italiana» che si appresta a vedere la luce.

A otto mesi dall’annuncio, dato da Franceschini in pieno lockdown per dare una prospettiva agli artisti privati del palcoscenico, il 17 dicembre la firma dal notaio sancirà la nascita della piattaforma dedicata alla cultura italiana, che ha trovato un posticino nel decreto rilancio. Entro febbraio, attraverso un semplice click, tutto il mondo potrà usufruire a pagamento della cultura italiana. Sulla piattaforma si potranno seguire concerti e spettacoli teatrali in diretta, così come viaggiare fra le meraviglie dei siti archeologici e dei grandi musei.



E se la pandemia è stata la molla, ora l’obiettivo è diffondere e magnificare i nostri tesori culturali, ma anche produrre contenuti ex novo. Il partner industriale è Chili, attiva dal 2012 nel settore dei servizi di tv on demand con oltre 4 milioni di utenti iscritti. A gestire la nuova piattaforma sarà una nuova società controllata al 51% da Cassa depositi e prestiti e al 49% da Chili. L’investimento iniziale è per oltre due terzi pubblico: 10 milioni da parte del ministero, altri 10 da Cdp e 9 da Chili. La Netflix della cultura italiana sarà divisa in canali dedicati – l’opera, il teatro, la musica anche pop, l’arte ospitando i principali musei – ma non mancheranno gli eventi speciali.

«Ci sarà un meccanismo di compensazione con lo spacchettamento degli abbonamenti – spiega Giorgio Tacchia, amministratore delegato di Chili – e un meccanismo di vendita online dei singoli eventi. Con l’intenzione di dare spazio ai big ma sostenendo anche realtà meno forti dal punto di vista commerciale, come è giusto in una piattaforma dall’anima pubblica».



Oltre all’aspetto propriamente commerciale con nomi di consolidato appeal internazionale, l’idea è quella di promuovere e sostenere la crescita di progetti che ancora non ce l’hanno. Non solo la Scala, gli Uffizi o Pompei, ma anche produzioni audiovisive, spettacoli live, podcast e appuntamenti gratuiti, tour virtuali dei maggiori musei italiani e delle principali mostre, visite virtuali di festival e fiere oltre a un ampio catalogo di film e altri contenuti tematici. Sullo stesso sito sarà possibile acquistare il merchandising di eventi e musei (magliette, cataloghi, gadget) e biglietti per la visione live e on demand di concerti e opere teatrali.

Un mercato, quello della visione online di spettacoli, che negli ultimi giorni ha mostrato potenzialità impreviste. Valga come esempio quello del Teatro San Carlo di Napoli, che attraverso un’offerta della Cavalleria Rusticana su Facebook al costo minimo di 1,09 euro ha raggiunto 40 mila utenti paganti in tutto il mondo. «Un successo enorme che ci spinge ad andare avanti», commenta Franceschini.



Il nome della piattaforma – anche quello va registrato dal notaio – «sarà molto pop e immaginifico», garantiscono al ministero. Vedremo se fugherà le perplessità di artisti come Nicola Piovani, che citando Strehler ha detto: «Spero che la messa in onda dei miei spettacoli teatrali possa indurre qualche spettatore al rimpianto di non essere stato presente fisicamente lì quella sera, che gli susciti la nostalgia del non esserci». Nemmeno Franceschini si nasconde che «c’è in giro una comprensibile diffidenza che nasce dal timore che lo streaming possa mortificare lo spettacolo dal vivo, con il pubblico in sala, che invece resta centrale, e non a caso si chiama dal vivo». Il progetto ha un orizzonte lungo, ma sarà anche «uno strumento utile per il prossimo anno, quando probabilmente le riaperture saranno a capienza ridotta per la pandemia». Poi, nelle intenzioni del ministero, «resterà per sempre come fonte di ricavo aggiuntivo».

Certo, serviranno soldi per produrre televisivamente spettacoli teatrali e concerti: Franceschini pensa di destinare allo streaming una parte del fondo unico dello spettacolo, mentre Cdp confida nell’apporto delle fondazioni bancarie per sostenere i teatri locali. «Le persone ormai si stanno abituando a fruire la cultura anche in streaming – dice Franceschini –. Il mio timore non è che l’idea non funzioni, è di arrivare tardi». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google