La Nuova Ferrara

Morgan: una vera rockstar con l’istinto tipico di Mercury

L’influenza avuta da questo genio della classica sulla musica moderna  

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l’intervista

Morgan è una sorta di Treccani della musica a tutto campo, salta agevolmente fra epoche e generi. Esemplifica, toccando i tasti del pianoforte a cui pare perennemente appeso come lo Schroeder dei Peanuts: «Beethoven è stato un metallaro, il do minore della “Patetica” è puro metallo, è il rock’n’roll, la chitarra distorta dell’epoca. Può far venire in mente un concerto dei Nine Inch Nails o soprattutto Robert Fripp, il fondatore dei King Crimson, quello che stava dietro a David Bowie, ai Talking Heads, e Peter Gabriel».

Ma chi più ha incarnato, nel tempo glorioso del rock, una figura simile?

«Freddie Mercury. Per il rapporto di dominio con la musica, istintuale e carnale. Quando era diventato sordo, Beethoven tagliava le gambe del pianoforte e sfruttava la vibrazione delle corde sul pavimento, per sentire solo la potenza. Aveva una capacità istintiva tipica anche di Mercury».

Dunque, lasciamo perdere il pop.

«Pop era Mozart. Beethoven è rock. Era la rockstar della sua epoca: uno che lottava, che ha lanciato il concetto di voler dominare il mercato. A vent’anni andò dall’editore, gli disse: “questa è la mia sonata, ci vuole un nome: La sonata di Beethoven. L’editore gli disse di stare calmo e gli diede da leggere il filosofo Schelling. Beethoven quando tornò da lui gli disse: “E allora chiamiamola “Patetica”».

Morgan parla dell’immenso classico come di un amico dei nostri giorni.

«Non aveva una vita privata, si è dedicato solo alla musica. Non esistono gesta di Beethoven uomo, solo il pianoforte».

Perché avvicina così facilmente Beethoven al nostro tempo?

«Crea e razionalizza il modello della forma sonata. L’ha fatta diventare un tempo dell’ascolto: una sonata dura quanto una canzone, due sonate sono un album. Io ho fatto l’esperimento ed è proprio così, la sonata ha la struttura della canzone, dura 4 minuti e dentro ha tutto, strofa e ritornello. Nelle ultime due sonate poi, è stato sia i Beatles che i Pink Floyd: ha prima costruito le sonate come i Beatles, e poi le ha distrutte, come i Pink Floyd».

Ma Beethoven è stato anche saccheggiato, dalla musica di oggi?

«Direi inconsapevolmente. Il rock tranne alcuni casi non ha consapevolezza, prende temi e accordi che sono nell’aria. Grandi cose hanno fatto i Beatles perché c’era con loro George Martin, direttore d’orchestra e compositore, altrimenti avrebbero anche potuto fermarsi a Twist and Shout. Si può pensare al suo mondo, ogni tanto, con King Crimson o Emerson Lake and Palmer, perché sono cerebrali. Beethoven non viene saccheggiato ma è nel Dna. L’armonia della canzone è la sua, anche senza che lo si sappia».

Quel che adesso capita, spiega ancora Morgan, è che le canzoni stanno cambiando costruzione...

«È un problema grave a livello musicale. Non c’è più ricerca dell’armonia, la struttura è sillabica, resta solo il suono. Adesso si usano quattro accordi, non ci si pone il problema, ci sono degli standard».

Dunque, la musica popolare in futuro si estinguerà?

«Anche la poesia va ad estinguersi, a livello di pop, ma esistono giovani preparatissimi. Mia figlia di 19 anni, Anna Lou, ha una cultura pazzesca, conosce a memoria i testi di Bowie, sa suonare tutte le canzoni all’ukulele, persino “Ashes to Ashes”». —

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