La Nuova Ferrara

L'EDITORIALE

Con l'odio non riusciremo a salvarci

Giacomo Bedeschi
Con l'odio non riusciremo a salvarci

Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara

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Avvertenza per i lettori. Questo non sarà il classico intervento natalizio all’insegna di grandi sogni e buoni propositi. Sarà solo una riflessione, piuttosto amara, va detto, e un invito all’esercizio della civiltà. Dunque, eccoci al 24 dicembre 2020. Che festa sarà? Diversa, sicuramente. Forse più profonda. Oggi nelle nostre città troveremo vetrine spente. Come 76 anni fa, l’ultimo Natale di guerra. Sarebbe sciocco ogni parallelismo. Allora si scansavano le bombe. Oggi no, anche se abbiamo pianto centinaia di morti e c’è chi vive l’angoscia di un lavoro perduto, o divenuto precario, mentre attende quel bonifico chiamato ristoro, neanche fosse una tavola imbandita
Il punto è proprio questo. Non sarà il solito Natale. Che c’è da festeggiare? Poco davvero. Ma, credenti o no, potremmo almeno riscoprirne lo spirito, il senso. Questioni private, ognuno troverà la propria via. Ci sentiamo però di dare un suggerimento: l’odio non vi salverà.

Le restrizioni di questi mesi hanno portato a ebollizione la pentola dell’insofferenza e il coperchio rischia di saltare. Ma non ci rimetteremo in carreggiata rovesciando rabbia nell’ormai imprescindibile calderone dei social network. Guardo in “casa” nostra. Sui profili pubblici di questo giornale negli ultimi giorni ho letto di tutto. La prima riflessione: prima di lasciare un commento basterebbe perdere quei pochi minuti che servono per leggere l’articolo. Eppure la prassi è diventata un’altra: accodarsi all’ultimo intervento e sparare. Così, a prescindere, come direbbe Totò. Persino la notizia di un medico in pensione che si rimette il camice e torna in corsia per aiutare gli ex colleghi dell’ospedale dove ha speso una carriera intera diventa un terreno di scontro. Bravo sì, ma ruba il posto ad altri colleghi più giovani, il senso di alcuni commenti. Scorrendo l’articolo fino in fondo chiunque si renderebbe conto dell’assurdità.

Ma il campionario delle assurdità è vasto. Una donna maltrattata diventa addirittura un bersaglio facile su cui mirare. Diciamo che non se l’è cercata ma in fondo un po’ è colpa sua, il tono dell’intervento di un medievale postatore. Perché? Semplice: dopo il primo ceffone doveva andarsene. Ecco, fosse così, avremmo risolto in un amen una piaga, quella della violenza di genere, che spesso si spalanca nel dramma. Insomma, si parla a caso, buttando a mare cervello, coscienza e umanità. E basta la notizia di cronaca con l’arresto di uno straniero per rispolverare l’intramontabile classico: ecco le “risorse”. Nel vasto campionario di storture social il Covid apre una prateria popolata da mandrie di odiatori e negazionisti associati. I giornalisti raccontano balle sui morti: il numero vero delle vittime non lo sapremo mai, il senso riassunto di alcuni commenti, anche perché “i corpi vengono cremati. Una mossa strategica”. Era solo un assaggio, liberamente tratto dai nostri profili. È vero, fuori c’è di peggio. Intanto pensiamo al nostro orto. Si dice che Natale è il tempo dei buoni propositi. Il nostro ve lo diciamo qui: studieremo con cura come eliminare da quel pezzetto di “rete” che teniamo nelle nostre mani questo malcostume. Non possiamo più tollerarlo. Buon Natale a tutti. —

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