Le statue scoperte nella Cattedrale Un video curato da Barbara Giordano
È uscito ieri su Youtube un bellissimo video realizzato dall’ufficio comunicazione della Diocesi di Ferrara-Comacchio sulle sculture nascoste rinvenute durante il restauro del duomo. Ecco il testo scritto da Barbara Giordano. Una lirica tra passato, presente e futuro.
C’è odore di polvere e stridore di lamiere fra gli uomini col casco bianco che stanno imprigionando dentro una cattedrale di acciaio, il volto di un tempo felice sfregiato dal terremoto assassino.
Inferno di calcinacci, caduti e sbriciolati, crepe che reticolano il Settecento dorato dei Cardinali Legati...e una porta grande, chiusa allo sguardo che cerca una bellezza pericolosa e inquieta, poggiata su pilastri possenti... o forse vasi di porcellana colpiti da una mano disattenta.
Nuovi rumori coprono i suoni del cantiere antico e lo scalpello di Nicolaus... e la luce dei fari ha oscurato da tempo le piccole candele accese alla Signora delle Grazie.
Il tintinnio sordo dei ponteggi è cantilena nei giorni dell’inverno padano e delle sue nebbie.
S’insinua nel reticolato, sudario che tutto avvolge, in un tempo senza più il suo tempo: quello della liturgia, della preghiera, della vita oltre la vita.
E sono mani abili e leggere a rivestire di salvezza un purgatorio di immagini tornate giù da innumerevoli pilastri in cerca di una nuova vita....
Discendono nell’inferno della modernità, e si trasformano in sinopie, così distese ai piedi di quei giganti su cui erano regine. Racconti di devozione che anelano di poter tornare a ergersi dov’erano.
Si respira il paradiso di un medioevo perduto quassù... nelle foglie di acanto ancora rosse nonostante la volontà di cancellarne la delicata eleganza.
Di sfregiarle per rafforzare la mole di un pilastro disperato che tutto ingloba, tutto mangia...
È il tempo di Wiligelmo che implora quello dei Legati, degli scalpelli impietosi su teste, mani, corpi, simboli, radici e storie.
Quassù… sotto la pietra rossa rimasta nuda, si contorcono come un Laocoonte, figure ancestrali.
Da secoli nascoste allo sguardo, fremono nella smania di uscire dalla prigione di intonaco e cemento. Ruggiti di struggente bellezza squarciano una notte di oltre tre secoli, la sinuosità di un corpo animale che continua a lottare, come i prigioni di Michelagnolo, disperatamente oppressi dall’abbraccio mai finito della pietra.
Ma la magia della forma continua a bussare, si fa sentire, anela alla Resurrezione propria dell’immortalità – per la maestria dell’artista che l’ha plasmata –, e riemerge dalla profondità della pietra divenuta caverna, per ridonare al mondo la morbidezza di una criniera, la potenza dell’artiglio avvinghiato ad un capitello.
Perfezione di una mano che ha visto le figure dell’Antelami e conosciuto la sapienza che sa donare calore e vita alla fredda pietra.
Leone, diavolo o figura antropomorfa? Lassù è la metamorfosi della bellezza per troppo tempo celata. Lassù è un passato splendido a cui è possibile regalare il futuro. Per lui e per tutti noi. —
Barbara Giordano
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