Quella nomina inattesa e lo scontro fra le parti
Sarebbe potuto essere il nome che univa tutti, invece è diventato l’ennesimo terreno di divisione, scontro, polemica. A Ferrara, ma anche ben oltre gli esigui confini provinciali. D’altro canto, Sgarbi più Ovadia è una somma che, in ogni caso, di eco ne produce: aggiungendo la Lega, si passa al frastuono. Fatto sta che a dirigere il teatro comunale “Claudio Abbado”, da qui alla fine della sindacatura di Alan Fabbri (e del suo vice Nicola “Naomo” Lodi), il professore di Ro Ferrarese ha chiamato proprio l’uomo di cultura approdato dalla Bulgaria (esattamente da Plovdiv, capitale europea della cultura nel 2019 assieme a Matera) in Italia. Per di più ebreo in aperta polemica con gli ebrei e con una storia politica di vicinanza alla sinistra (da Rifondazione comunista a Tsipras, per comprendere quale sinistra). Apriti cielo.
«Sono state espresse posizioni controverse e positive sulla nomina di Moni Ovadia», introduceva ieri Vittorio Sgarbi, citando in particolare il sussulto che ha provocato in alcuni, si direbbe in molti, il titolo scelto da Libero per l’intervista allo stesso maestro: «La Lega pensa alla cultura, il Pd ai favori». Ebbene, spiega l’onorevole: «C’è un deficit della cultura a destra, non perché non produca uomini di cultura, è una questione di quantità. La sinistra ha accolto la nomina con turbamento, perplessità, inquietudine, tanto da scrivergli una lettera per metterlo in guardia; anche don Bedin gli ha scritto... Le riserve più dure sono arrivate dal mondo ebraico».
Due parole, per dire che da sinistra sono arrivati a Ovadia “avvertimenti” del tenore «non farti strumentalizzare» da questa giunta, mentre il fondatore dell’associazione Viale K rendeva edotto il maestro sulla chiusura del campo nomadi (premesse, metodi, effetti). Quanto allo scontro fra Ovadia e la comunità ebraica, lui si è allontanato da quella di Milano per il sostegno della stessa al governo di Israele.
Ma torniamo alle parole di Sgarbi: «Il sindaco Fabbri, invece, è stato entusiasta della mia idea, che ho lanciato, non imposto. Così com’è stata una mia idea il Meis, condivisa allora da tutto il consiglio comunale e che poi Franceschini ha voluto realizzare per vie parlamentari: l’arrivo di Ovadia a Ferrara chiude il cerchio».
Il maestro è andato oltre: «Ho ricevuto una lettera anche dal presidente dell’Istituto Gramsci di Ferrara, Fiorenzo Baratelli... Secondo alcuni trinariciuti di sinistra avrei dovuto rifiutare la conduzione artistica del teatro, perché sono stato militante a sinistra per 60 anni: certo, la mia idealità non può mancare, vengo da un popolo che è stato vessato. La Lega qui governa la città, un’istituzione pubblica: non vengo a farne il ministro, ma il direttore di un teatro pubblico. Io voglio esprimere liberamente le mie opinioni e accetto le critiche, tutte. Siamo qui per la cultura, per il teatro: spero di dare un contributo, un elemento di energia, oltre a spettacoli importanti che aprano il confronto. E non sono qui per soldi».
Infine, la stoccata di Sgarbi, presidente di Ferrara arte: «Il consiglio d’amministrazione del teatro ha faticato a nominare Ovadia: il presidente Mario Resca dovrà prendere atto, non può essere che il cda vada contro la direzione indicata dalla Fondazione».
Queste le premesse: ora si attende la stagione firmata Ovadia per trovare riscontro alle parole. —
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