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LA PIATTAFORMA 

Dalla strada allo streaming I buskers si reinventano e suonano su “Twitch”

Dalla strada allo streaming I buskers si reinventano e suonano su “Twitch”

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Rebecca Bottoni, presidente del Ferrara Buskers Festival, succeduta al padre Roberto, fondatore della kermesse nel 1987, è stata tra i primi a credere nelle potenzialità della piattaforma di livestreaming “Twitch” (di proprietà di Amazon.com) nata per gli appassionati di videogiochi ed ora utilizzata anche dai cantanti. «Ho usato questo mezzo con spirito imprenditoriale. I seguaci – spiega Matteo Loqi, con all’attivo un progetto di musica elettronica – possono abbonarsi al mio canale pagando una quota mensile. Poi hanno la possibilità di fare donazioni e tramite un’App posso interagire in diretta con il pubblico. Spesso mi chiedono canzoni, cover, e io le suono».

NUOVE FRONTIERE

«Per il momento il pubblico italiano non paga molto. È come per strada: in Italia i soldi li prendi quasi sempre dai turisti. Per questo - spiega il musicista - ho deciso nell’ottobre scorso di cambiare e di rivolgermi, sul web, ad un pubblico internazionale parlando solo in inglese. Ci vorrà forse un po’ di tempo per decollare ma le potenzialità a livello redditizio sono maggiori». L’ultima esibizione in presenza all’aperto risale alla scorsa estate e il futuro è un grande punto interrogativo. «Non sappiamo ancora quando il Covid ci lascerà liberi e non so – spiega il 36enne – se ritornerò a suonare in strada. Quello che faccio ora è simile ma non è la stessa cosa. Cambiano le sensazioni. La strada mi manca». Prima il canto, poi l’incontro con lo spartito alle scuole elementari con due anni di studio del pianoforte. Fino alla chitarra da autodidatta e alla passione per la musica techno ed elettronica. Ora Loqi scrive le sue canzoni ed autoproduce i propri album, quattro in totale con un record da duemila copie per il più venduto.

«Le situazioni di criticità – ha osservato Rebecca Bottoni – stimolano la fantasia. Alcuni artisti di strada sono riusciti a reinventarsi perché questo fa parte del loro dna. Già suonare in strada è una forma d’arte che deve costantemente stupire». —

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