Il fantasma di Bowie: album, libri e film a 5 anni dalla morte
David Bowie morì il 10 gennaio 2016, due giorni dopo aver compiuto 69 anni e aver pubblicato un album, Blackstar, e una canzone, Lazarus, che raccontavano la sua stessa morte con la preveggenza degli artisti: «Guarda all’insù, sono in paradiso. Ho cicatrici che sono invisibili». Cinque anni dopo, la sua presenza nell’immaginario di molti, e sulle scene, che a causa del Covid-19 sono immaginarie per tutti, è un dato di fatto. Per tre giorni, dall’8 al 10, sulla piattaforma dice.fm al costo di 18 euro si potrà seguire una performance del musical Lazarus”, che Bowie aveva concepito con il commediografo irlandese Enda Walsh e che contiene 18 canzoni pubblicate tra 1970 e 2016. L’8 esce un disco in vinile contenente una canzone di John Lennon (Mother) e una di Bob Dylan (Tryin’to Get to Heaven) registrate da Bowie negli Anni 90. Sempre l’8 gennaio, sulla piattaforma di eventi in streaming Rolling Live Studios, il pianista Mike Garson, che ha lavorato con Bowie fin dai tempi di Ziggy Stardust, è al centro di un concertone con un’infinità di ospiti che ripercorrerà la multiforme attività del grande artista pop.
GLI OMAGGI
C’è poi tutto un fiorire di uscite laterali, che danno però la vera misura dell’eredità artistica che Bowie ha lasciato dietro di sé e dell’ampiezza della sua influenza sul linguaggio pop globale. Anche in Italia: il 12 esce con Piemme il libro Gratitude di Gianluigi Ricuperati, che senza esitazioni di autodefinisce «un’agiografia» e parla anche del potere liberatorio che la sua opera ha avuto per molti creativi; la giornalista Rai Rita Rocca (su Rai 5 il 10 gennaio e poi su RaiPlay) racconta «l’evoluzione di David Robert Jones (vero nome di Bowie) dalla nascita al 1973» nel documentario London Boy. Lo scaffale dei libri dedicati a Bowie ha già dimensioni rispettabili, in Gran Bretagna è considerato un caposaldo della cultura novecentesca, le biografie e le monografie non si contano e non sono poche neppure le pubblicazioni dedicate ai ragazzi e ai più piccoli, per esempio My First David Bowie, per bambini dai tre anni in su. In streaming negli Usa è disponibile Stardust, presentato alla Festa del cinema di Roma, un film che si concentra sul momento in cui Bowie crea la maschera di Ziggy Stardust, e verrà ricordato per l’assenza di canzoni di Bowie nella colonna sonora. Gli eredi, cioè la moglie Iman Abdulmajid, la figlia Lexi e il figlio del primo matrimonio, regista anch’egli, Duncan Jones, non le hanno concesse. Pare che abbia in mente un progetto basato non tanto su suo padre quanto sui personaggi da lui inventati e che lo voglia affidare allo scrittore Neil Gaiman e al regista Peter Ramsey. Iman è uscita in questi giorni dalla riservatezza per dire (ad Harper’s Bazaar) che la musica di suo marito «è più attuale che mai».
L’anno scorso, e proprio il 10 gennaio, in California, in una foresta di sequoie ha visto un raro uccellino Sialia, che in America si chiama Bluebird ed è considerato simbolo di felicità. Il Bluebird è citato nell’ultimo brano di Bowie, Lazarus: «Proprio come quel bluebird sarò libero». Un segno.
L’EREDITà
Si sa che Bowie ha conservato con cura costumi, documenti e tracce della sua lunga attività artistica in un luogo segreto dalle parti di New York. Non si sa, invece, se esistono tracce registrate e mai pubblicate e quante siano. Gli ultimi due album The Next Day e Blackstar sono usciti nel 2013 e nel 2016 completamente a sorpresa. Tutti quelli che ci avevano lavorato avevano tenuto un segreto ermetico.
Al momento della morte, gli si stimava un patrimonio di 230 milioni di dollari: nel 1997 aveva raccolto 55 milioni collocando obbligazioni con cui aveva riacquistato i diritti dei suoi 25 album. Non è certo il denaro a motivare gli eredi, ma è probabile che Bowie stesso abbia lasciato istruzioni precise su come gestire le sue numerose personalità anche dopo la morte. —
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