Testa e quella riflessione nata durante il lavoro da cronista
Il giornalista e scrittore ferrarese esce con un nuovo romanzo Prefazione dell’amico Gandini: «Racconto che pare una ballata di De Gregori o Dylan»
Si intitola “Il caso singolare di Gesù e della cagnetta Evaristo” il nuovo romanzo del giornalista e scrittore ferrarese Gian Pietro Testa (ha lavorato in diversi quotidiani nazionali, tra cui Il Giorno, l’Unità e Paese Sera, per i quali è stato inviato speciale ed editorialista), uscito prima di Natale per la casa editrice cittadina La Carmelina. Romanzo che nasce da una vicenda vera, legata proprio alla professione di Testa come cronista nazionale, quando fu il primo a trovare il cadavere di Mara Cogol, la compagna di Renata Curcio. Testa nell’occasione rimase un’ora ad aspettare la polizia e da quella vicenda prende spunto la riflessione sulla fine e un dialogo con la morte che è il cuore di questo romanzo. Fra l’altro, in copertina c’è un dipinto (intitolato “L’ultima cena”) realizzato dallo stesso Testa. E non solo, la prefazione porta la firma di Giuseppe Gandini, attore ferrarese che da anni ha rapporti professionali con Testa.
Infatti, si intitolava “Lettera semiseria di un comunista al Sig. Dio Ill. mo” il pamphlet dello scrittore ferrarese che Gandini portò a teatro. «Gian Pietro è un amico e lo conosco da tanto tempo - ci dice Gandini. Per quest’ultimo lavoro ho accettato volentieri di realizzare la prefazione, anche se non sono un letterato. È un racconto che ha lo stile della ballata, da godersi durante la lettura, con tanti riferimenti agli anni ’70. Facendo un paragone, assomiglia a una canzone di De Gregori o Dylan, di quelle lunghe che evocano sensazioni e situazioni in chi ascolta o, in questo caso, legge».
Gandini, come tanti colleghi praticamente fermo a causa del Covid, vive a Roma. Durante questi mesi si è concentrato più sull’attività di scrittura e di regista: «Curerò a breve una serie per Rai Gulp, nata da una mia idea e di cui faccio in parte la sceneggiatura. E sto anche scrivendo un film, oltre a insegnare alla Scuola del cinema a Roma, dove l’attività è proseguita fra Skype e Zoom. Sul set, invece, ho partecipato solo alla serie “Tutta colpa di Freud” a Milano e al film di Zampaglione a Roma, fra tamponi a raffica e mascherine il rigore è assoluto». —
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